Coronavirus, anche PlayStation rallenta i download | The Next Tech

Ultimo aggiornamento il 25 marzo 2020 alle 12:31

Coronavirus, anche PlayStation rallenta i download

Sony ha deciso di rallentare il traffico dati nei download mantenendo però stabili le partite multiplayer

Dopo Netflix, YouTube, Amazon Prime, Tik Tok, Facebook e Instagram, anche PlayStation risponde all’appello della Commissione europea che aveva chiesto ai colossi tecnologici di limitare il traffico di dati in Rete nel periodo della quarantena per non stressare eccessivamente l’infrastruttura del Vecchio continente, già alle prese dalle lezioni a distanza e dal telelavoro. Alcune ore fa Sony ha annunciato che in Europa PlayStation rallenta i download preservando però l’esperienza multiplayer.

PlayStation rallenta i download

L’annuncio, per quanto riguarda Sony, è stato dato tramite un post su PlayStation blog, direttamente dal presidente di SIE Jim Ryan. “Giocare con i videogiochi consente ai giocatori di tutto il mondo di connettersi con amici e familiari e godersi l’intrattenimento durante questi momenti di incertezza”, ha scritto Ryan. “Sony Interactive Entertainment sta collaborando con i fornitori di servizi Internet in Europa per gestire il traffico di download per aiutare a preservare l’accesso all’intera community”.

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“Riteniamo – ha aggiunto – che sia importante fare la nostra parte per affrontare i problemi di stabilità di Internet in quanto un numero senza precedenti di persone è in una situazione di isolamento e la connessione internet sta diventando sempre più importante. I giocatori potrebbero riscontrare dei ritardi nel download dei giochi, ma potranno comunque godere di un gameplay stabile. Apprezziamo il supporto e la comprensione da parte della nostra community, per questo adottiamo queste misure nel tentativo di preservare l’accesso per tutti”.

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La decisione di abbassare il traffico dati nei download fa seguito alla richiesta formulata mercoledì scorso dal commissario Ue per il Digitale Thierry Breton, che si era appellato alle piattaforme di contenuti in streaming dicendo di ridurre la qualità video, passando dall’alta definizione alla definizione standard, in modo da facilitare lo smart working e l’istruzione a distanza.

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