Contact tracing, dal Ministero Innovazione qualche informazione in più su Immuni | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 26 aprile 2020 alle 13:36

Contact tracing, dal Ministero Innovazione qualche informazione in più su Immuni

Con una nota il dicastero del Ministro Pisano illustra alcuni passaggi che hanno portato a scegliere l'app di Bending Spoon. Che sarà rilasciata con licenza Open Source

Il titolo avrebbe potuto essere tranquillamente “don’t panic”, citando un celebre libro di fantascienza: nel corso degli ultimi giorni si è sentito e letto di tutto a proposito dell’app selezionata dalla task force del Ministero per l’Innovazione Tecnologica, quello di Paola Pisano, con ricostruzioni anche molto fantasiose sulle modalità con cui sarebbe stata scritta, rilasciata, utilizzata da parte di soggetti pubblici e privati. Ora con una nota pubblicata sul sito ufficiale del dicastero si prova a fare un po’ di ordine nella vicenda: chiarendo alcuni punti, lasciandone altri in sospeso in attesa di una definizione anche sul piano tecnico, ma illustrando soprattutto due aspetti fondamentali dell’intera vicenda. Immuni sarà un’app Open Source, quindi con sorgente aperto, e sarà gestita direttamente dal Ministero a cui è stata ceduta a titolo gratuito.

Questione di tracing

Prima di tutto, uno dei nodi che più di altri sta facendo discutere: quale sarà il sistema di tracciamento scelto dall’app. Da quello che si deduce dalla lettura della nota del Ministero, appare chiaro che questo aspetto non è ancora stato totalmente definito: i diversi sistemi che sono stati analizzati (PEPP-PT, DP-3T e ROBERT) differiscono per alcune specifiche tecniche, su tutte l’approccio a come archiviare le informazioni sui contatti avvenuti, dove, e sotto il controllo di chi. Sullo sfondo poi ci sono le API annunciate congiuntamente da Apple e Google, e che non saranno pronte prima di qualche altra settimana: il Ministero lascia intendere che sarà probabilmente quella la strada che sarà seguita, ovvero attendere il rilascio di quegli strumenti per sfruttarli in modo definitivo nell’app Immuni.

Non è escluso che prima di allora si possa arrivare a un rilascio preliminare, magari non al pubblico, di una versione intermedia con lo scopo di testarne le funzionalità prima della messa in opera definitiva: va detto che, quando è stata lanciata la call a fine marzo, non esistevano strumenti nativi di alcun tipo nei sistemi operativi mobile più diffusi (quindi iOS e Android) che prevedessero questo tipo di impiego. Anzi, fino a prima di questa emergenza c’era sempre stato un certo tipo di diffidenza a condividere per così dire lo stesso approccio: la creazione di questo protocollo AGCT, Apple-Google Contact Tracing, è tra i migliori esempi di interoperabilità alla pari che in questi anni si siano visti sulle piattaforme mobile.

 

Altro aspetto peculiare, squisitamente tecnologico, è stata la scelta del Bluetooth LE come strumento di interazione tra gli smartphone: perché non il WiFi o il GPS? La spiegazione è semplice: il GPS non funziona all’interno degli edifici, quindi non ci sarebbe modo di tracciare con precisione la posizione di un individuo in un centro commerciale o nella sede di una grande azienda, o a scuola, al supermercato, all’università; inoltre il WiFi ha una portata e delle capacità differenti dal Bluetooth, specie nella variante LE, anche in termini di consumi energetici. Esiste senz’altro il rischio che si verifichi qualche “falso positivo”, per esempio se due individui si trovano vicini semplicemente nel traffico mentre sono nelle rispettive auto: senza aver provato ancora l’app è impossibile verificarlo, ma è auspicabile che gli sviluppatori abbiano tenuto conto di queste circostanze.

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Come funzionerà Immuni

Nel testo della comunicazione del Ministero si possono apprendere altre informazioni importanti. La prima, la più significativa, è che Immuni sarà rilasciata con licenza Open Source MPL 2.0: la Mozilla Public License è una licenza di software libero, non la più robusta ma senza dubbio consente un’ampia apertura del codice sorgente che dunque potrà essere analizzato e vagliato da esperti e chiunque voglia curiosare. Altro aspetto importante è che non è previsto che Immuni acceda alla rubrica del telefono su cui è installata, e non richiederà l’accesso alle funzioni telefoniche: la sua installazione non richiederà neppure l’abbinamento al numero di telefono per poterla utilizzare.

 

Altre informazioni utili per valutare l’azione del Ministero e del Commissario Arcuri fin qui: nella valutazione che ha portato alla scelta dell’app Immuni è stato tenuto conto del regolamento GDPR, non è previsto in nessun caso che il suo utilizzo sia obbligatorio (anzi, ieri in udienza al Senato e alla Camera il premier Conte ha detto che: “Chi non vorrà scaricarla non subirà limitazioni nei movimenti. Abbiamo al lavoro un team specifico e le opposizioni saranno costantemente aggiornate sullo sviluppo dell’applicazione e io stesso informerò il Parlamento essendo coinvolte tutele costituzionali”), e che i dati raccolti saranno cancellati al termine dell’impiego dell’app stessa – ovvero al termine dell’emergenza, quando l’epidemia sarà definitivamente sotto controllo.

L’app scelta, questo va chiarito, non garantisce l’anonimato assoluto in senso stretto ma un cosiddetto “pseudo-anonimato”: questo nella pratica significa che, come è ovvio, ciascun terminale sarà identificabile in modo univoco ma ciò non comporterà automaticamente che si possa risalire in modo immediato all’identità del proprietario. Immuni si limiterà a scambiare pacchetti di dati all’interno di un’area ben definita in termini di raggio dal telefono su cui è installata, collezionerà informazioni in arrivo da altri telefoni e poi in qualche modo triangolerà le informazioni custodite (probabilmente solo in locale, questo pare l’indirizzo scelto) con eventuali segnalazioni di positività al Coronavirus. Come ciò avverrà, e solo in presenza di infezioni accertate dal personale medico, è ancora da chiarire: non si parla però affatto di liste pubbliche con i nomi dei soggetti ammalati, al contrario di quanto accaduto altrove.

 

La scelta è caduta su Immuni, a quanto si legge, in seguito alle valutazioni tecniche e di merito condotte da una task force apposita insediatasi in seno al Ministero per l’Innovazione, che ha lavorato di concerto con AGCOM e con l’Authority per la privacy. Restano da chiarire, infine, i meccanismi con i quali verranno segnalate le positività e incrociati i dati – la parte finale del funzionamento dell’app come appena descritto – ma è auspicabile che queste informazioni siano fornite prima della sua distribuzione. È evidente che, nelle intenzioni del Ministro Pisano e del suo staff, c’è il desiderio di placare almeno in parte le polemiche: Immuni non sarà obbligatoria, ma solo il suo utilizzo da parte del maggior numero possibile di cittadini potrebbe garantirgli reale utilità.

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