Aeri, la mascherina con USB e luce UV che disinfetta il filtro

Ultimo aggiornamento il 18 maggio 2020 alle 15:17

Aeri, la mascherina con USB e luce UV che disinfetta il filtro

Ideata per durare più a lungo di quelle tradizionali. Sarà un'evoluzione dei dispositivi wearable?

Se non fosse che a progettarla è stata una multinazionale come la cinese Huami, la storia di Aeri potrebbe essere derubricata all’invenzione di qualche nerd: ingegnosa, ma irrealizzabile. Fatto sta, invece, che la più grande azienda globale di dispositivi wearable (occupa oltre il 17% del mercato e ha venduta 50 milioni di pezzi in tutto il mondo) ha deciso di investire anche nel settore della salute e, nello specifico, su quelle mascherine diventate oramai il prodotto più utilizzato ogni giorno dopo lo smartphone (è un’iperbole…). A differenza di moltissime altre, la mascherina Aeri è trasparente, è fatta in plastica e grazie a luci UV è in grado di disinfettarsi da sola. Come? Collegando un cavo alla porta USB presente sulla mascherina per completare il processo di sanificazione in circa 10 minuti. Al momento è soltanto un concept, ma se dovesse entrare in produzione potrebbe risolvere il problema della vita corta delle mascherine, che costringe le aziende a produrne e gli Stati a ordinarne in grandi quantità. Se sanificato per bene, il filtro potrebbe durare fino a un mese e mezzo.

Aeri: dall’idea alla produzione

Con Aeri l’ex startup Huami – quotata al Nasdaq – ha fatto il suo primo passo nel settore dell’healthcare. In un’intervista al magazine TechCrunch, l’azienda ha spiegato a che punto è il progetto. A Shenzhen, in Cina, sta partendo la fase di prototipazione di questa mascherina tech N95 sostanzialmente identica alla FFP2. I tempi non sono brevi: da 6 mesi a un anno. E ancora non è chiaro quanto possa arrivare a costare un dispositivo simile. Huami ha già fatto sapere che questo wearable non sarebbe funzionale soltanto contro il coronavirus, ma anche per ridurre i danni provocati dall’inquinamento e dai PM10.

Leggi anche: Coronavirus: a Singapore il cane robot contro gli assembramenti nei parchi

Fondata nel 2014, la storia di Huami è quella di un’ormai ex startup che ha creato un vero e proprio asse di produzione e sviluppo tra Cina e Stati Uniti. Il vero salto di qualità è stato nel 2016, quando ha deciso di lanciare il brand Amazfit per competere con altri colossi dei dispositivi wearable come Fitbit.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter