A Fold Apart, l'avventura è sopravvivere all'amore a distanza

Ultimo aggiornamento il 20 maggio 2020 alle 5:24

A Fold Apart, l’avventura è sopravvivere all’amore a distanza

Un videogioco dolce e colorato si sorregge su regole diverse dal solito

Un amore a distanza, concetto mai così attuale, in periodi di quarantena. Due fidanzatini, un architetto e una insegnante, costretti a vivere in due città diverse per via del lavoro. Passano gli anni, ma la coppia prova comunque a rimanere unita e lo fa, come capita a tanti, riguardando le vecchie fotografie. Solo che, in A Fold Apart, peculiare videogioco zeppo di rompicapi, le foto prendono vita e sono alla base del gameplay.

 

 

 

Non è affatto facile descrivere a parole la meccanica di base di A Fold Apart, riuscita creatura della piccola software house Lightning Rod Games. Molti dei loro creativi provengono da studi molto più grandi e blasonati, come Electronic Arts, Disney Interactive, UserJoy e Ubisoft e bisogna ammettere che giocando ad A Fold Apart si vede eccome, perché il titolo nel suo piccolo è tanto complesso e ambizioso quanto solido e godibile.

Un amore di origami

Come si diceva, si gioca con le foto dei due innamorati. Questo fa sì che di ogni livello si possa fare una sorta di origami: piegandone i lati, capovolgendone il verso, riducendo le dimensioni e avvicinando i lembi opposti si sovverte la struttura, si cambia la posizione delle piattaforme, si rivoluzionano interi scenari. Un gioco tattile, da vivere assestando ditate sul visore del Nintendo Switch.

In questo modo, è possibile stravolgere la morfologia del quadro, avvicinando piattaforme, ricucendo la distanza tra due lembi opposti separati da un burrone e creando altre situazioni di gioco. Piccoli, simpaticissimi enigmi che, qua e là, strizzano l’occhio alla saga di Paper Mario, complice anche lo stile grafico colorato che rimanda a dolci e fanciulleschi diorami.

Tra le pieghe di A Fold Apart

Oggetti da evitare, ostacoli, possono essere comodamente nascosti nelle pieghe dell’origami che creeremo, stando attenti a prendere bene le misure, perché talvolta, soprattutto nei livelli avanzati, basta davvero poco per stravolgere un livello e chiudersi ogni possibilità di uscita. A mano a mano che si avanza in A Fold Apart gli enigmi diventeranno più complessi e ci verrà data l’opportunità di piegare in differenti modi e versi le foto, ovvero gli stage.  L’unico difetto è la lentezza delle azioni e della risposta del proprio alter ego che deve essere guidato all’uscita dei piccoli labirinti.

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Buona, invece, la realizzazione grafica, con sfondi onirici per lo più ispirati (alcuni un po’ meno, per la verità, ma in generale la resa è soddisfacente). Simpatiche anche le trovate che permettono al gioco di procedere, tra cartoline e messaggini che le due parti della mela platoniana si scambiano di continuo quando l’assenza si fa troppo pesante da sopportare. In definitiva, A Fold Apart è un gioco piccino ma molto delicato. Forse non per tutti i palati, vista la lentezza e la natura ‘trial and error’ che si avverte verso la conclusione, ma apprezzabile nella misura in cui la software house indipendente è riuscita a creare qualcosa di unico nel genere dei puzzle game.

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