Come cambia la stampa dopo il Covid: l'AI al posto dei giornalisti e Apple lancia le audio news

Ultimo aggiornamento il 4 giugno 2020 alle 6:28

Come cambia la stampa dopo il Covid: l’AI al posto dei giornalisti. E Apple lancia le audio news

Microsoft e l'azienda di Tim Cook seguono un trend. E non per forza travolgerà la stampa

Mai come negli ultimi mesi l’informazione e la stampa hanno dimostrato di svolgere un ruolo cruciale nella formazione dell’opinione pubblica all’interno dei paesi democratici. Per anni si è detto che la tecnologia avrebbe ucciso il giornalismo, mettendo da parte la professionalità di chi scrive o va in onda per dare le notizie ai cittadini. Il mestiere, è vero, non è più quello di una volta: le competenze digitali sono necessarie per stare al passo con i tempi e – cosa non da poco – adeguarsi alla sostenibilità economica delle aziende editoriali. Se dunque è assodato che non ci sono mai state così tanta sete e offerta di notizie, è anche palese che la tecnologia sta evolvendo senza farsi tanti scrupoli: Microsoft ha infatti deciso di licenziare decine di giornalisti tra USA e UK per accogliere in redazione l’intelligenza artificiale. Apple è invece prossima al lancio delle audio news, cavalcando l’onda e il successo dei podcast.

Microsoft: addio giornalisti?

Come ha riportato la BBC a fine maggio, la scelta della multinazionale Microsoft di fare a meno di alcune decine di giornalisti inseriti nella redazione di MSN non sarebbe legata all’emergenza coronavirus. «Come tutte le aziende – si legge in un comunicato – anche noi valutiamo regolarmente la nostra attività. Ciò può comportare un aumento degli investimenti in alcuni  settori e, di tanto in tanto, una riallocazione in altri. Queste decisioni non sono il risultato dell’attuale pandemia». In un report approfondito condotto dalla London School of Economics, Polis e Google News Initiative vengono forniti alcuni spunti interessanti sull’impatto dell’intelligenza artificiale, del machine learning e di molti altri aspetti tech sul lavoro quotidiano dei giornalisti.

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AI: e se funzionasse?

Sono tre i motivi per cui le redazioni dovrebbero puntare sull’intelligenza artitificiale: per migliorare il lavoro dei giornalisti, per far arrivare ai lettori i contenuti più rilevanti in base ai loro interessi e per migliorare l’efficienza aziendale. «L’utilizzo dell’IA – si legge – non è un passo così drammatico per le organizzazioni editoriali come lo è stato il passaggio storico di passare online con i siti. Questo passaggio si avvicina, per caratteristiche, piuttosto all’adozione da parte delle testate dei social media come fonte, strumento di produzione, distribuzione». In altre parole, non per forza la tecnologia associata al giornalismo deve spaventare (o almeno insospettire) come fu invece nel caso del conduttore tg virtuale (vedi la foto qui sotto).

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La scelta di Microsoft di investire sull’AI non soltanto non è la prima compiuta nell’ambito di una redazione. Diverse testate giornalistiche come il Washington Post, il New York Times e il Wall Street Journal hanno già incamerato la tecnologia per una continua ricerca di prodotto giornalistico capace di attrarre e fidelizzare i lettori. Il 68% delle testate che hanno preso parte a un sondaggio presente nel report citato hanno spiegato che alla base dell’investimento sull’AI c’è la volontà di migliorare il lavoro dei giornalisti. In altre parole, l’intelligenza artificiale applicata alla stampa sembrerebbe comunque inefficace senza la competenza dei professionisti.

Il podcast travolgerà la stampa?

L’altra novità che riguarda il mondo della stampa – soprattutto negli ultimi mesi di lockdown – vede l’avanzata dell’audio e, nella fattispecie, dei podcast. Prodotti giornalistici di grande qualità che riescono spesso a raggiungere un pubblico molto più ampio rispetto a un articolo scritto. E così per gli abbonati di News+ Apple ha deciso che presto lancerà le audio news, notizie che le persone possono ascoltare invece che leggere. Nulla di così rivoluzionario, se non che l’azienda guidata da Tim Cook ha intenzione di coinvolgere la voce di attori – non giornalisti – per informare le persone.

Come per tutti i mestieri, anche il giornalismo si confronta da anni con l’evoluzione della tecnologia. Visti prima con derisione e poi con sospetto, i social network sono piattaforme ormai irrinunciabili per qualsiasi testata, locale e nazionale. E mentre la carta – data per morta più e più volte – deve ancora capire quale sarà il proprio destino, la sfida dell’intelligenza artificiale è tutta in mano alle redazioni e alla qualità dei giornalisti.

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