immuni non è (più) disponibile su Huawei e Honor: ma tornerà (AGGIORNAMENTO: l'app è di nuovo disponibile) | The Next Tech
single.php

Ultimo aggiornamento il 5 giugno 2020 alle 19:33

immuni non è (più) disponibile su Huawei e Honor: ma tornerà (AGGIORNAMENTO: l’app è di nuovo disponibile)

Il vero motivo al momento non l'abbiamo ancora scoperto, ma ci siamo fatti un'idea. E ci aspettiamo che la situazione torni alla normalità entro qualche ora, appena risolto qualche bug

AGGIORNAMENTO 5 giugno 19:30L’app è già tornata visibile su alcuni modelli Huawei. È facile immaginare che tornerà visibile per tutti entro poche ore. Potete scaricarla dalla pagina ufficiale del Play Store.

Di seguito l’articolo originale.

 

Avremmo potuto raccontare questa vicenda in tono di spy-story, ma non è il caso visto la materia: la sparizione dell’app immuni da Play Store, il marketplace Android, per chi ha un telefono marchiato Huawei e Honor è un mistero fin qui non ancora risolto. Quello che abbiamo capito nel corso delle nostre indagini è che si tratta di una situazione transitoria e che non c’entra la questione del ban di Trump: è successo qualcosa di specifico relativo all’app immuni sullo store, ma su cosa in particolare possiamo solo tentare una ricostruzione.

 

In ogni caso: se avete immuni a bordo, e l’avete attivata, non toccate nulla. L’app funziona (in tutta Italia, isole comprese) e continuerà a farlo: nel telefono verranno raccolti i codici relativi al contact tracing e non appena questo incidente sarà risolto ci dimenticheremo tutto. E in ogni caso siete in buona compagnia: immuni, ha detto ieri il Ministro Pisano in Commissione Trasporti alla Camera, è stata già scaricata da 1 milione di cittadini.

La storia sin qui

Nella giornata di ieri, e sin dal rilascio il 1 giugno, alcuni utenti Android (e pure qualcuno su iPhone, ma niente di serio pare in quel caso) hanno manifestato alcune difficoltà nell’attivazione di immuni: la versione di sistema operativo è quella giusta (Android 6 o superiore), la versione di Play Services pure (versione 20.18.13 o superiore), ma nella pagina delle impostazioni di Google non compare la fatidica voce “Notifiche di esposizione al COVID-19”. Pure questa è una faccenda non del tutto chiara: la spiegazione più probabile è che l’attivazione di questo protocollo non avvenga per tutti allo stesso tempo, bensì a scaglioni, dunque bisogna avere pazienza. Forse essere arrivati per primi come nazione che ha attivato il contact tracing ci ha paradossalmente sfavorito.

 

In alcuni casi nelle impostazioni dello smartphone, nella sezione Google, mancano le voci relative alle notifiche Covid19

 

Altra questione, ben raccontata anche altrove, è l’approccio molto aggressivo che hanno i device di alcuni marchi nella gestione delle app in background: in altre parole, per risparmiare batteria ci sono alcuni produttori che sono piuttosto selettivi su quali servizi lasciar in funzione se non sono direttamente utilizzati dall’utente (per capirci: se non state usando un’app, è il loro assunto, forse non vi serve che continui a occupare la CPU e consumare energia), quindi procedono come si dice in gergo a “killare” quel processo. In passato questo approccio comprometteva persino l’arrivo delle notifiche delle app di messaggistica: negli ultimi anni la questione si è fatta più sfumata e meno invasiva.

 

Una delle possibili spiegazioni alle difficoltà di attivazione su alcuni smartphone di immuni (e non parliamo solo di Huawei, a giudicare da quanto si legge tra le issue su GitHub) potrebbe quindi essere la gestione attiva e proattiva del consumo delle app in background: se vi è capitato di dover riattivare manualmente l’app dopo un po’, questa è una possibile spiegazione di quel comportamento insolito. E questo potrebbe anche essere il motivo per il quale ora l’app risulta “non compatibile” con gli smartphone marchiati Huawei: qualcuno, resosi conto che la questione era piuttosto comune su certi device, ha pensato fosse il caso di escluderli temporaneamente dalla distribuzione.

Cosa succede adesso

Sul piatto ci sono due questioni. La prima è relativa in generale a come gli smartphone gestiscono le app in background: lasciare libero il software di fare quello che vuole significa per qualsiasi vendor e qualsiasi modello far fuori la batteria in poche ore. Dunque tutti i sistemi operativi, e tutte le personalizzazioni di Android dei vari marchi, devono compiere delle scelte in tal senso: si possono introdurre delle eccezioni, gli sviluppatori si inventano dei trucchetti per regolare in modo preciso come tagliare (o non farsi tagliare) i processi in esecuzione in background, ma un minimo di gestione in questo senso va fatta. Sarebbe un’operazione da fare comunque, lo si fa con qualsiasi app o servizio da quando vengono rilasciati e nel corso della loro manutenzione ordinaria: immuni è appena nata, migliorerà col tempo e a mano a mano che aumenteranno gli utenti che la utilizzano.

In secondo luogo è importante venire a capo della questione: non importa chi abbia “staccato la spina”, a nessuno può far comodo escludere qualche milione di telefoni in giro (e se il problema lo abbiano noi è solo perché siamo arrivati per primi: lo stesso problema lo avranno tutte le altre nazioni). In Italia la market share di Huawei (e Honor) oscilla tra 20 e 30 per cento: parliamo di almeno una decina di milioni di smartphone sull’intero parco circolante (una stima per difetto, probabilmente). Par di capire che è questione di ore prima che tutto torni al suo posto: potrebbe bastare così, visto che l’importante è che l’app sia disponibile per la maggior parte dei cittadini così che tutti possano scaricarla e attivarla. L’importante è che gli interessati (Google, Huawei e il Governo italiano) si parlino e trovino la soluzione. Per altro, è stato promesso che immuni arrivi presto anche su AppGallery: si parla dei telefoni GMS, quelli coi servizi Google a bordo, ma vedremo se ci saranno sorprese anche per gli HMS (sarebbe una gran notizia).

 

Infine, ma qui ci avventuriamo in un terreno che poco ha a che fare con la gestione dell’emergenza Covid19, c’è da capire come affrontare in generale questo tipo di situazioni. La nostra dipendenza da due sistemi operativi, e dai servizi sviluppati da chi quei sistemi operativi li controlla, ci ha semplificato di molto la progettazione del contact tracing: è bastato adottare il protocollo apposito sviluppato da Apple e Google. D’altra parte, vista soprattutto la pluralità di distribuzioni e varianti nel mondo Android, è difficile costruire una condizione a contorno coerente che metta al riparo da tutte le incompatibilità: lo stiamo sperimentando oggi in modo evidente, altre volte la cosa è avvenuta con meno clamore. Insomma, possiamo dire che se troveremo una soluzione generale sarà stato merito di immuni.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter