Skelattack, mai giocato nei panni di uno scheletro? | The Next Tech

Ultimo aggiornamento il 8 giugno 2020 alle 17:15

Skelattack, mai giocato nei panni di uno scheletro?

Un videogioco che sposta la visuale dal classico guerriero senza macchia e paura al nemico che vede il proprio sotterraneo continuamente invaso da aspiranti eroi

In un periodo storico come questo, in cui il “politicamente corretto” regna sovrano e impone di ribaltare molte delle consuetudini ormai consolidate, può capitare persino che vi venga chiesto di riconsiderare la posizione dei mostri dei videogame. Siamo proprio sicuri che siano loro i cattivi? Il dubbio prova a instillarcelo la software house indipendente Ukuza con un videogame così insolito da aver convinto un colosso come Konami a produrlo: Skelattack.

Skelattack, la dura vita dello scheletro

In effetti, se ci si ferma a riflettere, la vita del mostro dei videogiochi è proprio infame. Non si può mai godere un attimo di riposo nella propria cripta, al calduccio della propria bara, che di continuo aspiranti eroi dei videogame piombano nel sotterraneo con la pretesa di arrivare alla fine del dungeon. E, senza un vero motivo, iniziano ad affettare chiunque si trovino davanti.

Ma Skully, l’ossuto protagonista di Skelattack, di tutto questo caos ne ha ormai piene… le tibie. E così parte nel tentativo di fermare l’ennesima invasione. Non solo: Skully ha vaghi ricordi del suo passato: pare che prima di finire scheletro fosse un guerriero e le sue abilità con le armi lo confermano. Vuole quindi recuperare la memoria per capire se anche lui/lei era un fanatico invasore di dungeon. Lo accompagna nella sua missione Imber, un pipistrello che sarà fondamentale per proseguire con l’avventura, dato che permette al nostro antieroe diafano di svolazzare qua e là, evitando burroni e trappole.

Detta così, la formula alla base di Skelattack potrebbe sembrarvi identica a quella del simpaticissimo Yooka-Laylee and the Impossible Lair, recensito su StartupItalia lo scorso autunno. In realtà il titolo di Ukuza, sebbene sia arrivato dopo, era in sviluppo dal lontano 2016. Il processo deve essere stato parecchio travagliato se arriva sulle nostre console e sui nostri PC soltanto ora, a ridosso dell’estate 2020.

Questo per dirvi che il divertente platform di Playtonic Games non è alla base di Skelattack, che preferisce puntare sul genere “Roguelike” (Roguelite, a voler spaccare il capello in quattro) che andava per la maggiore qualche decade fa. Si tratta di una tipologia estremamente frustrante, soprattutto oggigiorno dato che la curva di difficoltà si è incredibilmente rabbonita. Non tutti i giocatori moderni potrebbero insomma accettare la formula che li punisce con decessi continui e livelli al limite del sadismo.

L’aspetto che più fa uscire dai gangheri riguarda la possibilità di collezionare oggetti sparsi per i livelli, posti di norma in zone particolarmente ricche di ostacoli, che puntualmente perderete in caso di prematura dipartita. Il gioco lascerà il bottino di Skully nel posto in cui il povero scheletro è – nuovamente – passato a miglior vita, ma se non riuscirete a raggiungerlo prima di un’altra morte, allora sarà perso per sempre.

 

 

I check point in compenso sono numerosi, ma non salvano ciò che avete nell’inventario, mentre procedendo con il gioco il duo imparerà una serie di abilità che rabboniranno un pochino alcune delle sequenze più impegnative, segno che gli sviluppatori hanno deciso di puntare su di una platea tipicamente hardcore, strizzando nel contempo l’occhio a quella composta dai neofiti. Finire il gioco non è impossibile, arrivare alla fine di un solo livello con tutti i collezionabili in tasca, decisamente sì.

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