Il Fondo per i videogiochi fa litigare M5S e PD. IIDEA: "Salvaguardatelo" | The Next Tech

Ultimo aggiornamento il 16 giugno 2020 alle 19:14

Il Fondo per i videogiochi fa litigare M5S e PD. IIDEA: “Salvaguardatelo”

La dem Marianna Madia ha presentato un emendamento che punta a sopprimere il First Playable Fund a favore delle startup innovative

Anche i videogiochi creano mal di pancia all’interno della maggioranza. O, meglio, il Fondo a favore dei videogiochi. Quel “First Playable Fund” (ne avevamo parlato qui)  che metteva a disposizione 4 milioni di euro per chi investe in videogames. Una dimensione fatta soprattutto da piccole – piccolissime startup che rischiano di non sopravvivere alla crisi. Il Fondo per i videogiochi, voluto fortemente dalle parti del ministero dello Sviluppo Economico del pentastellato Stefano Patuanelli e disegnato dalla sottosegretaria, nonché sua compagna di partito, Mirella Liuzzi, è stato subito messo nel mirino del Partito Democratico, che propone con un emendamento di cancellarlo.

Il Fondo della discordia

Il First Playable Fund, ovvero il fondo per i videogiochi, è stato previsto con il decreto Rilancio e sarebbe destinato a sostenere le fasi di concezione e pre-produzione dei videogames, necessarie alla realizzazione di prototipi, tramite l’erogazione di contributi a fondo perduto, riconosciuti nella misura del 50 per cento delle spese ammissibili, e per un importo compreso dai 10.000 euro e 200.000 euro per singolo prototipo.

Il prototipo di un videogioco rappresenta la prima versione giocabile dell’opera ed è lo strumento attraverso il quale gli sviluppatori presentano il loro progetto di sviluppo a editori e investitori per ottenere finanziamenti necessari per la successiva produzione del prodotto finale e per la sua distribuzione sul mercato internazionale. La realizzazione del prototipo, che di solito coincide con le fasi di concezione e pre-produzione, richiede un investimento rilevante in termini di risorse da parte delle imprese e solitamente avviene in regime di autofinanziamento da parte delle imprese stesse, senza poter contare su apporti finanziari di editori e/o investitori, che possono intervenire nelle successive fasi della produzione.

Al PD non piacciono i videogiochi

Sebbene 4 milioni non siano poi tanti, soprattutto se confrontati con le somme messe a disposizione dagli altri Paesi (Thalita Malagò, Direttore Generale dell’Italian Interactive Digital Entertainment Association, ci aveva confidato che speravano “in qualcosa in più“), il Fondo per i videogiochi non è comunque andato giù ad alcuni esponenti del Partito democratico, da Marianna Madia a Gianluca Benamati, passando per Nardi, Gavino Manca, Lacarra, Bonomo e Zardini.

Marianna Madia

Petizione online contro l’emendamento Madia

Secondo gli onorevoli democratici, quel Fondo non s’ha da fare. Un duro colpo per tutte le startup innovative che avrebbero potuto beneficiarne. Contro l’emendamento 38.32, che i più ormai hanno soprannominato “emendamento Madia” uno degli imprenditori più noti del settore, Mauro Fanelli di Mixed Bag, ha già lanciato una petizione online: “la Francia ha un fondo identico da 4 milioni all’anno, attivo dal 2008, la Germania ha un fondo da 50 milioni all’anno per 5 anni, istituito nel 2019, la Spagna ha appena incrementato di 20 milioni la dotazione del fondo CREA SGR per finanziare tra gli altri il settore dei videogiochi per fronteggiare l’emergenza Covid. Infine, il Regno Unito che ha un fondo da 4 milioni di sterline all’anno, attivo dal 2015”, si legge

Thalita Malagò e il suo team durante un evento europeo


In serata, a difesa del fondo per i videogiochi, è intervenuta anche IIDEA, la “Confindustria del videogioco” che riunisce produttori, distributori e sviluppatori italiani. “La nostra raccomandazione è di considerare il ritiro dell’emendamento” – ha detto il Vice-Presidente dell’Italian Interactive Digital Entertainment Association e rappresentante degli sviluppatori di videogiochi, Mauro Fanelli – “in modo da salvaguardare l’istituzione del fondo di finanziamento prototipi di videogiochi presso il MISE e dare finalmente anche all’Italia la possibilità di competere in uno dei settori più dinamici e strategici per lo sviluppo tecnologico e occupazionale del nostro paese, al pari di Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e tanti altri”.

© IIDEA


“Con l’istituzione del Fondo di finanziamento dei prototipi di videogiochi – fanno notare da IIDEA -, si ritiene per l’appunto che il nostro paese possa muovere un primo passo, importante per quanto tardivo, nella direzione di consentire ai nostri talenti e alle nostre imprese innovative di poter aumentare la quantità e la qualità delle proprietà intellettuali e dei prototipi di videogiochi destinati ad attirare gli investimenti privati e a consolidare così l’ecosistema nazionale, con un beneficio diretto in termini di posti di lavoro, di saldo della bilancia commerciale e di gettito fiscale per lo Stato”.

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