Do not feed the Monkeys, voyeurismo tra Truman Show e Monkey Island

Ultimo aggiornamento il 30 giugno 2020 alle 16:47

Do not feed the Monkeys, voyeurismo tra The Truman Show e Monkey Island

Un videogioco indie fino al midollo, folle e critico nei confronti della nostra società. Che vi farà ridere e soprattutto riflettere

C’erano una volta le avventure grafiche, libercoli interattivi che venivano caratterizzati soprattutto da un elemento: l’inconfondibile humor nonsense che pervadeva trama, caratterizzazione e situazioni. C’erano perché non ci sono più: Nintendo Wii e DS, per via delle loro caratteristiche, avevano parzialmente resuscitato il settore, qualche altro esponente si è rifatto vivo su Steam, ma siamo davvero lontani anni luce dalle atmosfere dei titoli di un tempo. Atmosfere che in parte sembrano sopravvivere in Do not feed the Monkeys, tra i titoli più folli apparsi su PC e console negli ultimi tempi.

Spesso, per sapere di più sulle scimmie dovrete fare ricerche incrociando i dati

La magia dell’indie

Sviluppato da Fictiorama Studios e prodotto da BadLand Games Publishing S.L. (editore: Alawar Premium), Do not feed the Monkeys è un esperimento tanto bizzarro e curioso quanto riuscito. Per noi il vero videogame indipendente dovrebbe essere proprio così: non una copia infantile delle produzioni tripla A, anche perché tanto non hanno mai i mezzi per raggiungerne il comparto grafico e di norma a livello di gameplay i blockbusters sono tutte cose già viste, già sentite, già tritate e ritritate, ma un progetto mai visto prima, che abbia il coraggio di uscire fuori dagli schemi pur sapendo che non ha un mercato…

Se state cercando un gioco fuori di testa, questo fa per voi

Di contro, un gioco come Do not feed the Monkeys, posizionandosi a leghe di distanza da un Assassin’s Creed o da un Call of Duty, non è affatto facile da descrivere. E non è detto che questa recensione ci riesca. Per questo mai come in questo caso il consiglio è di acquistarlo sulla parola, specie se avete qualche annetto sulle spalle e rimpiangete l’umorismo delle vecchie avventure punta-e-clicca o se semplicemente state cercando qualcosa di diverso dal solito.

Anche se il gameplay alla lunga si ripete, non sono poche le situazioni nelle quali vi ritroverete

Non date da mangiare alle scimmie!

Nel titolo, abbiamo definito Do not feed the Monkeys qualcosa a metà strada tra Monkey Island e The Truman Show. Ma potrebbe avere anche riferimenti più seri e “drammatici”, come Le vite degli altri, perché il videogame di Fictiorama Studios nasconde – ma nemmeno troppo – spietate critiche alla società contemporanea. Già, ma cosa bisogna fare? Saremo membri del POC, Primate Observation Club, una associazione ben poco etica che ha un unico scopo: spiare il prossimo. E questo sarà pure il nostro. Le scimmie del titolo altri non sono che gli spiati, animali da museo rinchiusi nelle loro gabbie, ovvero i loro appartamenti. Naturalmente i tapini non sanno di essere videosorvegliati e voi non saprete nulla sul loro conto: dovrete invadere ogni centimetro della loro privacy per scoprirlo. Ogni informazione dovrà essere rivenduta alla Primate Observation Club che ve la pagherà una miseria, aumentandovi il carico di lavoro settimanale.

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Ecco, qui c’è forse la critica più feroce alla società odierna. E probabilmente è la più sottile da individuare. Molte passano infatti su schermo e sono le miserie umane dei tizi, le scimmie, che metteremo sul vetrino del nostro microscopio: disperati in preda a psicosi e nevrosi conseguenze del nostro vivere moderno. Il gioco li rende volutamente grotteschi, ma dietro quelle maschere potrebbe esserci un nostro parente o un nostro amico. Persino noi stessi. Ma torniamo alla critica più feroce: più faremo carriera più guadagneremo. Ma non perché miglioreranno le condizioni di lavoro perché dal POC arriveranno più stanze da controllare e richieste di informazioni da estrapolare. E i soldi a che ci servono? Essenzialmente a sopravvivere: si lavora tutto il giorno – come nel mondo reale – e si fa ben poco nel tempo libero: la spesa e qualche commissione indifferibile. E in entrambi i casi si prova a risparmiare, perché i conti non tornano mai, ovviamente.

Ebbene sì, spiare una chat ha un che di godurioso, anche quando non contiene informazioni importanti

Ricordate The Truman Show? Ecco, in Do not feed the Monkeys vige la stessa regola: non si può socializzare con le scimmie, non si può rendere nota la nostra presenza. Tuttavia, volendo, e con la giusta dose di furbizia, potremmo farlo in modo astuto, per esempio con lettere, mail o telefonate. Il Club non sarà felicissimo, ma in tanti casi sarà la nostra morale a spingerci a farlo, tanto saremo coinvolti con le “miserie umane” che si trascinano sul nostro schermo. E magari si viene ricompensati con informazioni che non avremo ottenuto altrimenti: il gioco è zeppo di bivi e finali alternativi.

Fateci caso: nel gioco si guadagna di più solo quando si lavora di più, non si ottiene di migliorare le proprie condizioni. Vi ricorda qualcosa?

I ragazzi spagnoli che hanno sviluppato questo videogame davvero coraggioso sono riusciti nell’intento di caratterizzare assai bene i tanti personaggi che affollano la nostra esistenza (o noi affolleremo la loro?). Spesso non si riesce a staccare lo sguardo dal monitor (virtuale, quello del nostro alter ego) proprio perché ci si affeziona e si vuol sapere come andrà a finire. Ma dovremo fare zapping. E alzarci dal divano per fare la spesa e pagare la bolletta, insomma, vivere la nostra vita, che fa schifo e ci lascia insoddisfatti, perciò non si vedrà l’ora di tornare a casa per riaccendere subito la televisione.

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