Tambù, la startup che ti fa produrre (e vendere) il tuo gioco da tavolo
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Ultimo aggiornamento il 24 luglio 2020 alle 5:07

Mai pensato di creare (e vendere) il tuo gioco da tavolo?

Più che una semplice tipografia, la startup Tambù permette a tutti di provare l'ebrezza di diventare game designer e di muovere sulle plance personaggi personalizzati, con le facce dei propri amici

Dadi da lanciare, carte da scambiare, regole da memorizzare, pedine da muovere lungo percorsi tortuosi, imprevisti da “pescare”… per molti di noi queste sono tutte azioni che ci fanno ritornare bambini, altri continuano a viverle durante le feste di Natale, quando ci si riunisce con il parentado. Ma sono sempre di più i giocatori seriali, che hanno fatto dei giochi da tavolo la propria passione. Pensiamo per esempio ai tornei di carte Magic, oppure al successo di marchi come Yu-Gi-Oh! e Pokémon. E magari tra voi c’è chi ha sempre custodito nel cassetto il sogno di creare un gioco da tavolo, ambientato nel proprio paese, con i compagni di classe al posto delle solite pedine… Ecco, c’è una startup innovativa, Tambù, che permette di fare tutto questo. E molto di più. Abbiamo incontrato Davide Lo Presti, ceo e founder di questa curiosa (e ludica) realtà, che ci ha permesso di scoprire che, dietro ai dadi e ai token colorati, c’è un intero mondo che merita di essere vissuto… e giocato.

Tavolo mio, regole mie

“Tambù nasce nel 2018, tra amici di vecchia data, tutti appassionatissimi di videogames, giochi da tavolo e giochi di carte”, racconta Davide a Startupitalia. “Intendiamoci: la nostra passione ha fatto da leva, ma l’avventura imprenditoriale è nata su ben altre basi. Abbiamo infatti capito – specifica il founder – che potevamo dare una risposta a un bisogno. E infatti dopo il periodo di incubazione abbiamo subito incontrato un finanziatore”.

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Attraverso il sito, Tambù consente a chiunque, tanto all’appassionato quanto al giocatore della domenica (o di Natale), di creare il proprio gioco da tavolo. Con pochi e rapidi clic si selezionano i componenti (le carte, i segnalibri, la plancia, la scatola) e i materiali. “Il sistema – spiega Davide – ti informa sui costi di prototipazione e sui guadagni che si possono ricavare dalle royalties”. Si tratta di un meccanismo pensato per produrre e distribuire in modo professionale il proprio gioco da tavolo, ma volendo è anche possibile, per il casual gamer, regalarsi la propria copia del gioco senza passare poi per la vendita: “Tre prototipi con un centinaio di carte, con tanto di token, istruzioni e scatola possono costare all’utente anche meno di 50 euro”, assicura il Ceo di Tambù.

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Quando il tipografo è l’AI

Un prezzo a dir poco competitivo: “Abbiamo due segreti che ci permettono di tenere molto bassi i costi – continua Davide – il primo è un algoritmo predisposto per calcolare il coefficiente commerciale del gioco che l’utente sta sviluppando sul nostro sistema sulla base delle views di pagina, dei test e delle recensioni che ottiene. È l’intelligenza artificiale a dirci quante copie stampare, collegando il prodotto ad altri che hanno caratteristiche comuni così li si stampa tutti assieme, risparmiando notevolmente in fase di produzione. Il secondo aspetto che ci aiuta a mantenere bassi i prezzi consiste nel fatto che abbiamo deciso di affidarci alla stampa industriale in digitale: programmiamo i nostri cicli di stampa in modo da coprire tante consegne affini. Ma è soprattutto l’algoritmo a permetterci di andare a colpo sicuro, permettendoci di stampare tante copie a seconda del potenziale di mercato, abbassando il rischio di copie invendute e dunque senza oneri di magazzino”.

Gioco da tavolo sì, ma professionale

Fin qui il servizio offerto da Tambù non si discosta troppo da quello di una normale tipografia. I “pro”, gli utenti cioè che vogliono produrre in serie il proprio gioco da tavolo, nella speranza di guadagnarci qualcosa e sfondare nel settore, possono poi avvalersi di una lunga rassegna di servizi opzionali: “Se non si dispone di grafiche predefinite possiamo fornire noi l’artista che fa al caso dell’utente: abbiamo una collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics di Padova e altri partner”, racconta sempre Davide.

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Chi gioca con me (e per me)?

“Volendo è poi è possibile affidarsi al nostro servizio di testing per vedere se le regole del gioco predisposte dall’utente funzionano davvero: possiamo affidare la copia a esperti del settore o geocalizzarla e dire alla nostra community in quali ludoteche è disponibile. Loro lasceranno i propri feedback all’autore”. Ma c’è di più: “Tambù consente anche di pubblicizzare il proprio gioco da tavolo nel modo più professionale possibile”. A disposizione della startup c’è infatti un vivaio di influencer del settore che possono essere ingaggiati “per giocare live al titolo che si sta pubblicizzando o per indire giveaway presso la propria community. O ancora – conclude Davide – si può inoltrare il gioco da tavolo alle testate del settore. Sempre noi ci occupiamo di portarlo in giro per eventi e fiere”.

Andrea Lorenzon, artista di Cartoni Morti

Un gioco da tavolo “morto”

La startup è riuscita persino a irretire Andrea Lorenzon, lo youtuber che firma i simpaticissimi Cartoni Morti: “Una volta, scherzando – ci racconta il ceo di Tambù – Andrea ci ha detto che gli sarebbe piaciuto realizzare il gioco da tavolo di Cartoni Morti, tuttavia non essendo game designer non aveva idea di dove iniziare. Abbiamo allora fatto un bando esterno, una call for ideas vera e propria, sono arrivate diverse proposte di regole di gioco e lui ha scelto quella più aderente allo stile dei suoi cortometraggi: è andato così bene che abbiamo persino dato la possibilità di modificare le carte così da permettere a tutti di inserire amici e fidanzate nel gioco da tavolo di Cartoni Morti”. Un altro dei servizi offerti da Tambù riguarda infatti la possibilità di far incontrare chi ha una idea con chi può metterla a terra, occupandosi delle regole di gameplay del gioco da tavolo.

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Nell’ultimo periodo, Tambù ha stretto una collaborazione con il Club Parma Calcio 1913, al fine di promuovere la “cultura del gioco” in Italia attraverso un Contest di Game Design per inventare il gioco da tavolo che vesta i colori sociali della quadra. Il vincitore del concorso sarà affiancato dal game designer Spartaco Albertarelli nella realizzazione e riceverà un premio di 500 euro oltre alla firma del contratto di edizione.

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