Ranya "tucomeloleggi", l'influencer degli spiegoni politici su Instagram | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 4 agosto 2020 alle 9:30

Ranya “tucomeloleggi”, l’influencer degli spiegoni politici su Instagram

"Chi oggi ha 25 anni spesso non ha idea di cosa faccia il Parlamento o delle funzioni del premier. I quotidiani si preoccupano troppo di alimentare la polemica politica e non danno spiegazioni. Così i giovani non li leggono"

“Non divulgo, solo spiegoni”. Così Ranya “tucomeloleggi”, 25 anni ancora da compiere, accoglie, con alcuni disclaimer (tra cui “più di un titolo, meno di un articolo”) il suo pubblico della pagina Instagram. “Sono seguita soprattutto da ragazzi in età universitaria, con picchi anagrafici di 35 anni”, racconta a StartupItalia. Non si è scelta un ruolo dei più facili: parlare di politica sui social rischia di esporti al flame di chi segue questo o quel leader con la foga del tifoso, o di farti passare come una persona noiosa.

Invece, forte del suo linguaggio semplice e asciutto (“con chi mi segue parlo come mi rivolgerei ai miei amici e mi soffermo sulle nozioni che vorrei che mi venissero illustrate”, spiega sempre Ranya), sta riuscendo a mettere assieme uno zoccolo duro di seguaci. E potrebbe persino aiutare i giornalisti canuti della carta stampata a comprendere come mai, a fronte del crollo delle vendite dei quotidiani, sta montando proprio sui social l’esigenza da parte delle nuove generazioni di essere informata su ciò che accade giornalmente in Parlamento o a Palazzo Chigi, così da essere in grado di esprimere anche un voto il più possibile consapevole.

Ranya "tucomeloleggi"

Galeotti furono i post di Salvini

“Ho iniziato quasi per caso, commentando i post di Matteo Salvini e provando a spiegare ai suoi seguaci che quello che diceva il ‘capitano’ non aveva alcun fondamento giuridico o, peggio, logico”, ricorda Ranya. “Così ho deciso di fare alcune stories sulla cronaca politica. Per me i giovani sono in cerca di informazioni, non è vero che fuggono dall’argomento. Ma è importante provare a essere il più imparziali possibili e partire dalle basi”.

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A differenza dei quotidiani, che danno per scontati troppi elementi, Ranya parte dalle basi: “A seconda del tema, parto direttamente dalle funzioni del Parlamento, o dai poteri del presidente del Consiglio o della Repubblica. Spiegando, Costituzione alla mano, cosa si può e cosa non si può fare, provo a illustrare perché molto spesso il dibattito politico si avvita in realtà su qualcosa semplicemente irrealizzabile”.

Ranya "tucomeloleggi"

Non c’è argomento che Ranya non abbia provato a illustrare con linguaggio semplice e mai cattedratico, dal MES allo Stato di emergenza, passando per il Recovery Fund e ciò che avviene in Europa. Spesso dedica le sue stories anche ai diritti civili: “Sono giovane, sono donna e sono di origini marocchine: un concentrato di minoranze”, scherza durante l’intervista. “L’importante è che io riesca a far comprendere ai miei coetanei che pensano che la politica sia qualcosa di molto noioso che è bene informarsi e studiare: ogni aspetto della nostra vita è politica, dall’ospedale che ti cura gratis o meno alla scuola o alle ore di lavoro che farai. È da incoscienti pensare di poter vivere in una bolla”.

Chi non legge i giornali si informa altrove

La fuga dei quotidiani? Colpa delle troppe nozioni che vengono date per apprese a suo tempo a scuola (“la mia generazione non ha mai fatto Educazione civica, dunque la maggior parte dei ventenni brancola nel buio quando c’è da spiegare come funziona lo Stato e il processo legislativo”, fa giustamente notare la giovane influencer), ma non solo: “intendiamoci, i giornali non spariranno mai, ma i giornali di partito piuttosto che fare informazione mettono l’accento sulla propaganda. Non spiegano nulla, forse approfittano proprio dell’ignoranza del lettore per portare avanti la loro tesi, perdendo di vista la notizia e alimentando la confusione politica, ma un ragazzo dopo che ha letto un articolo ne sa tanto come prima”.

MES sì o MES no? Favorevole o contraria al taglio dei Parlamentari? Ranya non dà giudizi di valore: si informa in giro per la Rete, ricorre al suo manuale di diritto costituzionale e poi elenca le tesi a sostegno di entrambe le parti, linkando gli articoli che possono rappresentare un interessante approfondimento. Starà ai suoi follower maturare un’idea in merito. Dalla nostra chiacchierata emerge in modo netto e prepotente che Ranya non parla per preconcetti e che si informa in modo molto serio, prima di esporsi. Non si affida all’ultimo post social di questo o quel ministro, questo o quel capo-partito: prima deve comprendere il tema, quindi lo sviscera, infine lo illustra. E così, mentre i social sono diventati un enorme “bar dello sport” in cui spesso ci si insulta, ci si “blasta” e solo chi urla più forte viene ascoltato, lei è riuscita a ritagliarsi un orticello placido e tranquillo, dove i problemi vengono affrontati alla radice, lontano dai quotidiani schiamazzi e lamenti che provengono dai Palazzi della politica.

Noi, generazione ignorata dai politici, alla scoperta della politica

“I politici presidiano i social, è vero – osserva Ranya – ma non lo fanno certo per parlare a noi giovani: siamo minoranza nel Paese, lo sanno bene,  non conviene puntare su di noi ma sugli anziani, che sono numericamente di più, quindi anche chi è molto forte su Facebook, Twitter e Instagram come Matteo Salvini o Giorgia Meloni si rivolge in realtà all’elettorato di mezza età”. Un (ex) politico che parla invece parecchio alle nuove generazioni è, a suo giudizio, Enrico Letta. O Marco Cappato. Di quelli ancora in attività e con un minimo interesse per i ragazzi, Ranya salva solo Lia Quartapelle.

Ranya "tucomeloleggi"

Del resto, la spaccatura culturale tra le nuove generazioni e la classe dirigente è così grande da sembrare insanabile e da rendere difficile il dialogo tra le parti: “Le nuove generazioni – ci ‘spiegonaRanya – sono fluide, non concepiscono più i limiti legati alla nazionalità, ai gusti sessuali, al genere, che invece animano il dibattito politico… già oggi su TikTok si affrontano apertamente temi di bullismo, gender fluid, disturbi alimentari, senza suscitare alcuno scalpore, senza ipocrisia e perbenismo”. In Parlamento probabilmente sarebbe impossibile. E questo dovrebbe farci riflettere.

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