L'Istituto nazionale di astrofisica ha scoperto un oceano. Su Cerere
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Ultimo aggiornamento il 11 agosto 2020 alle 9:13

L’Istituto nazionale di astrofisica ha scoperto un oceano. Su Cerere

Le immagini catturate grazie alla missione NASA Dawn. La ricerca è stata pubblicata su Nature

«Possiamo ora dire che Cerere è una sorta di mondo oceanico, come lo sono alcune lune di Saturno e di Giove», Maria Cristina De Sanctis è ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica ed è a capo di un team internazionale che ha fatto luce sul pianeta nano situato tra Marte e Giove. Come si legge sul sito dell’Inaf, sul cratere Occator di Cerere è stata rilevata «una miscela di diversi minerali che si formano in presenza di acqua liquida: in particolare il cloruro di sodio idrato, il comune sale con intorno numerose molecole di acqua». Prova dell’esistenza di un oceano, i cui resti oggi sono congelati.

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Fonte: sito Inaf

Quanta Italia su Cerere

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista di settore Nature in un numero speciale dedicato alla missione Dawn e a Cerere. La scoperta di un oceano sul pianeta nano è stato possibile infatti grazie alle milioni di immagini raccolte gli scorsi anni dalla missione NASA. «Grazie alle misure di Vir e alla capacità di analisi ed interpretazione dei dati del team dello strumento, è stato possibile identificare la presenza di cloruro di sodio idrato», ha commentato Eleonora Ammannito, ricercatrice all’Agenzia spaziale italiana e seconda autrice della pubblicazione, la quale fa riferimento al Visible and infrared mapping spectrometer, strumento realizzato in Italia e installato a bordo della sonda.

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In un anno fondamentale per le missioni spaziali, la scoperta di un oceano su Cerere è stato reso possibile grazie a una tecnologia, la Vir-Ms, finanziata dall’Agenzia Spaziale Italiana e realizzata da Leonardo sotto la guida scientifica dell’Inaf. Come si legge sul sito ufficiale si tratta di «uno spettrometro in grado di fornire immagini in ben 864 bande spettrali, coprendo un intervallo di lunghezze d’onda che si estende da 250 nanometri (radiazione ultravioletta) fino a 5 micrometri (infrarossi). Il tutto a risoluzione elevatissima: per riprese effettuate da un’altitudine di 100 km, appena 25 metri per pixel».

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