Fortnite contro Apple e Google: le cause delle scontro
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Ultimo aggiornamento il 14 agosto 2020 alle 10:46

Apple e Google cacciano Fortnite dagli store: è tutta una questione di soldi

Epic prova ad aggirare i sistemi di pagamento standard, e non dover così girare le percentuali a chi gestisce i marketplace, con il proprio Direct Payment. Uno scontro forse inevitabile: ma che ora entra nel vivo

È un 2 contro 1 epico. Fortnite è stato appena sbattuto fuori dall’App Store e da Google Play per la violazione della politica sui pagamenti. Per questo il videogioco gratuito sviluppato dallo studio Epic Games ha appena avviato una campagna legale contro i giganti di Cupertino e Mountain View, usando anche la carta dell’advertising. Riprendendo lo storico spot con cui l’azienda di Steve Jobs lanciò il Macintosh nel 1984, per liberare il mondo dall’Ancien Régime tecnologico, Fornite ha risposto reinterpretando il medesimo spot diretto da Ridley Scott: sostituendo però la giovane atleta con uno dei personaggi del suo videogioco. Stessa sceneggiatura, con un messaggio finale leggermente diverso: «Epic Games – si legge – ha sfidato il monopolio dell’App Store. Per rappresaglia, Apple sta bloccando Fortnite su un miliardo di dispositivi».

Cosa ha fatto Fortnite

Il motivo dello scontro con Goolge e Apple sta nella violazione del metodo di pagamento che su entrambe le piattaforme Fornite avrebbe forzato. Sia su App Store sia su Google Play, il videogioco di Epic Games ha dato la possibilità ai suoi milioni di seguaci di pagare o con i metodi classici – leggi Google Play Store e Apple App Store – oppure attraverso l’Epic Direct Payment. Spendendo di meno, ca va sans dire. Ma non era gratuito Fortnite? Certo, ma ogni minuto 3mila euro vengono spesi in tutto il mondo per personalizzare i propri eroi, rendendoli simpatici e memorabili (e più potenti coi power-up).

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In questo momento non è più possibile scaricare Fortnite su sistemi Android, ed è sparito anche su iOS. La scelta di Fortnite di proporre ai giocatori un secondo metodo di pagamento che scavalcasse quello tradizionale offre l’ennesima occasione per citare la questione “tassa” di Apple e degli altri marketplace analoghi, una fee del 30%. Tema di cui si è parlato proprio pochi giorni fa al Congresso, quando il CEO Tim Cook ha dovuto replicare a chi gli faceva notare quanto l’imposta per abitare l’App Store sia eccessiva (soprattutto per gli sviluppatori meno corazzati, non certo per Epic Games).

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Il rapporto tra Fortnite e i sistemi Android ha seguito un percorso diverso. Nel 2018 Epic Games aveva tolto Fortnite dallo store di Google per distribuirlo direttamente ma, come si legge su The Verge, questo passaggio rendeva l’installazione più rischiosa per via dei continui avvisi di sicurezza che comparivano. Alla fine la casa di sviluppo si è decisa a tornare sui propri passi, riportando il videogioco su Google Play. Ora va allo scontro per cercare di ribaltare la questione, puntando forte sulla propria popolarità per accattivarsi le simpatie del pubblico: il fatto che avesse pronti due procedimenti legali, uno per Apple e uno per Google, al momento del lancio della campagna dice anche che tutto questo è stato attentamente studiato e preparato a tavolino. Quella che si va a giocare, ora, è però una partita decisamente più grande di quella di un solo videogioco.

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