Project CARS 3, mille derapate e una inversione a U verso l'arcade
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Ultimo aggiornamento il 26 agosto 2020 alle 11:48

Project CARS 3, mille derapate e una inversione a U verso l’arcade

Più che un terzo capitolo vero e proprio, un reboot dell'intera saga, che riparte sgommando e lasciando a terra tutto ciò che era simulativo

C’era una volta la serie di Project CARS. Incredibilmente realistica e simulativa, metteva il giocatore al volante di vetture che finivano la benzina, surriscaldavano e usuravano le gomme e doveva vedersela con tutte le variabili e le incognite del danneggiamento delle parti tecniche. C’era una volta e ora non c’è più. Perché Project CARS 3, zitto – zitto, è in realtà un reboot della saga, più che un terzo capitolo. Ha infatti lasciato a piedi l’anima simulativa, che lo aveva reso un racing duro e puro, per diventare altro. Non stiamo dicendo che il risultato sia peggiore delle aspettative. Anzi, l’ultimo parto di Slightly Mad Studios ha saputo riunire l’intera redazione davanti a un unico televisore come accade raramente… stiamo però avvertendo il lettore che se ha amato i primi due capitoli potrebbe faticare ad abituarsi alle tante novità del terzo, volte a renderlo un gioco sicuramente più pop e per tutti i palati.

 

 

Anche nonna può guidare in Project CARS 3

Rispetto al primo capitolo distribuito da Bandai Namco Entertainment su PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows nel lontano 2015 sembra passata una eternità. Invece sono solo trascorsi cinque anni. Cinque anni durante i quali la serie ha deciso di mutare completamente pelle. L’idea non piacerà a tutti, ma dietro c’è la comprensibile volontà di uscire dalla propria nicchia di appassionati per aprirsi al grande pubblico, fatto anche di giocatori della domenica, ansiosi di mettersi alla guida di una 300 cavalli senza stare troppo a preoccuparsi dell’usura delle gomme in caso di guida spericolata. Scordatevi infatti il consumo del battistrada e di dover tenere d’occhio le temperature interne ed esterne degli pneumatici: tutto è stato notevolmente semplificato.

Cambiata perciò pesantemente anche l’ossatura della modalità principale, ora composta da missioni che paiono più gli obbiettivi degli achievement: resta in scia a un avversario e poi superalo, inanella tot sorpassi, abbatti tutti i segnali stradali.  I punti obiettivo sbloccheranno le altre competizioni. Ciascun evento elargirà un certo numero di esperienza, divisa tra quella del pilota – che potrà essere investita nell’acquisto di nuovi veicoli in concessionaria – e quella relativa alla singola macchina, che andrà ad aumentare il nostro grado di familiarità con la vettura e, a intervalli regolari, ci garantirà sconti sempre maggiori sul suo miglioramento. Miglioramento continuo che permetterà persino di portarla con sé nelle categorie superiori.

Tra le 200 auto dell'offerta di Project CARS 3 anche un buon numero di vetture storiche

Insomma, lasciata in garage l’anima simulativa, gli sviluppatori britannici hanno dato fondo all’inventiva per trarre dal franchise nuova linfa ludica. Questo non vuol dire che Project CARS 3 ora sia un Mario Kart, intendiamoci. Ma di certo è molto più affine al vecchio Need For Speed di EA che non a GRID.

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Adesso che non dobbiamo più preoccuparci delle condizioni delle gomme, fare derapate è divertentissimo

Se è venuta meno la spasmodica cura per i dettagli simulativi, resta intatta quella che riguarda quanto accade attorno a noi: parliamo ovviamente del ciclo di 24 ore che ci permetterà di guidare al tramonto, sotto la pioggia e all’alba, ma anche dell’alternanza stagioni, che scandirà con dettagli grafici l’avanzamento della nostra carriera di piloti provetti. Fa sorridere il fatto che mentre nei capitoli precedenti, che si dipanavano lungo gare molto più durature, il meteo aveva tutto il tempo per cambiare, volgendo dal bello al brutto e viceversa, ora che le competizioni si sono fatte assai più brevi, il meteo è diventato più mutevole di quanto non avvenga in alta montagna: un giro c’è un sole che spacca le pietre, il giro successivo si avanza faticosamente nel diluvio.

Questo meccanico mi sta fregando

Non sempre tutto funziona come ci si aspetterebbe. Se da un lato, infatti, è sicuramente gradita la possibilità di apportare migliorie alla propria vettura, dall’altro questo fa sì che si tenda a progredire sempre con la stessa, data la convenienza economica, riducendo quindi la possibilità di provare altre automobili. Ed è un vero peccato considerando che nel concessionario ci sono oltre 200 auto con cui divertirsi sui 120 circuiti presenti. Ma oltre a questo aspetto, secondario, non ci è piaciuto il fatto che alla fine l’acquisto delle nuove parti è solo un giochino a incastri, alla ricerca delle combinazioni migliori che potenziano maggiormente le prestazioni dell’auto: insomma, si leggono le statistiche e si scorre fino al numero maggiore, quindi si seleziona e si compra senza sapere e capire cosa si sta facendo. Anche qui, dunque, la perdita di simulazione ha influito enormemente su questo aspetto, rendendo il lavoro d’officina davvero alla portata di tutti. Fin troppo “meccanico”, se perdonate il giochino di parole…

Last lap!

Muove ancora una volta il tutto il vecchio Madness Engine (carrozzerie delle auto ultra dettagliate, interni un po’ scialbi, effetti di illuminazione e qualità delle texture fermi a qualche anno fa), rinvigorito da una inedita palette cromatica più sgargiante che mai, utile, ictu oculi, a comprendere la deriva arcade della serie sempre dedita alla simulazione.

Nel gioco si alternano le stagioni, ma il motore grafico ormai è arrivato agli ultimi giri e chiede di essere rinnovato

I puristi non apprezzeranno probabilmente la tendenza delle auto a derapare e le semplificazioni di cui vi abbiamo parlato (su tutte, il sistema di gestione delle gomme è stato praticamente appiattito), ma resta il fatto che Project CARS 3 è, pad alla mano, uno dei racing game più divertenti dell’ultimo periodo. Meno serio, più scanzonato, assai più immediato dei due capitoli che lo hanno preceduto, è sicuramente in grado di divertire più in multiplayer che non da soli (anche perché con l’accorciarsi delle competizioni si è accorciata pure la Carriera, mentre gli eventi personalizzati non garantiscono poi tutta questa personalizzazione…). Un gioco solido e gradevole, da platinare in attesa del prossimo Gran Turismo.

 

 

 

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