Recensione di Creaks, chi ha paura del Babau? | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 31 agosto 2020 alle 7:04

Recensione di Creaks, chi ha paura del Babau?

Dalla piccola ma talentuosa startup ceca Amanita Design un gioiello artistico e di gameplay

L’Europa dell’Est si è rivelata una fucina incredibile di software house videoludiche. Non deve perciò sorprendere se una delle startup più attive e promettenti del settore arriva proprio dalla Repubblica Ceca. Parliamo di Amanita Design, fondata qualche anno fa dall’artista, designer e animatore, Jakub Dvorsky. Già responsabili degli ottimi Machinarium e Samorost (che vi consigliamo di recuperare, nel caso vi fossero sfuggiti), Jakub e il suo team propongono adesso un nuovo puzzle game per Nintendo Switch, X-Box One, PlayStation 4 e PC: Creaks.

I ragazzi di Amanita Design

Hai sentito anche tu? …Creaks!

A chi non è mai capitato di avvertire, magari dormendo in vecchie case (accadeva soprattutto da bambini, quando si faticava a prendere sonno in un letto che non era il nostro), improvvisi rumori e sinistri scricchiolii nel cuore della notte? Le nostre nonne ci canzonavano dicendo che fosse il Babau, magari nella sua versione politicamente scorretta dell’uomo nero, in agguato nell’armadio o sotto il letto e pronto a rapirci se non avessimo fatto i bravi.

 

 

È proprio da questi rumori di assestamento, che parte la trama di Creaks. Il protagonista, chino sulla sua scrivania, inizia ad avvertire echi lontani che via via diventano più forti, fino a diventare scosse di terremoto. Anche le luci si affievoliscono in una inquietante intermittenza. In camera sua sta succedendo qualcosa di strano. Un poltergeist? Il Babau? Il Sarchiapone?

A livello artistico, Creaks è uno dei videogame più ispirati dell'ultimo periodo

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Non ci sarebbero dietro i talenti di Amanita Design se la risposta fosse tanto scontata. Dietro le pareti della stanza del protagonista si nasconde infatti un regno onirico popolato da uomini uccello e da altre creature antopomorfe, talvolta alleate, talvolta nemiche. Ha così inizio l’avventura vera e propria, che proseguirà secondo le regole del rompicapo.

Finché resterete nel cono di luce, sarete al sicuro. Questa la regola aurea da imparare in Creaks

In Creaks, ciascuna stanza è in realtà un indovinello da risolvere. Le regole sono poche e semplici, eppure gli sviluppatori sono riusciti a sommarle tra loro creando una moltitudine di situazioni divertenti e sempre in grado di strappare un sorriso. Di fatto, i nemici vanno combattuti illuminando a giorno la stanza, sfruttando a nostro vantaggio torce elettriche o qualsiasi altra fonte di luce. Il nemico più comune, per esempio, è una sorta di botolo dagli occhi di brage con zanne grosse così che, appena ci fiuterà, inizierà a inseguirci. Se però sarà investito da un fascio luminoso si tramuterà in un comodino, che potremo usare come punto d’appoggio per arrivare a una scala posta troppo in alto. A patto, però, di non farlo uscire dal cono di luce o si tramuterà nuovamente in un pit-bull demoniaco non concedendoci altri errori.

A mano a mano che si procede le stanze si faranno più complesse, ricche di nemici ed enigmi

Quindi prima di procedere, dovrete assicurarvi di illuminare il vostro cammino. Talvolta, però, avrete bisogno dei nemici stessi (ma anche di alcuni comprimari che vi accompagneranno per un po’) per attivare interruttori e risolvere rompicapi. Gestire entrambi i personaggi, vale a dire il proprio alter ego e il secondo personaggio, significherà veder cambiare il ruolo del salvifico fascio di luce: da raggio laser ammazzamostri a sistema di chiuse con cui gestire il “traffico” in ambienti molto piccoli e congestionati.

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Un esempio: dovete fare arrivare un nemico su di un interruttore che sblocca la via d’uscita, affinché lo attivi con il peso. Se però il pulsante si trova in un’area illuminata, il mostro non sarà in grado di arrivarci: dovrete perciò chiudere le luci, evitando di spegnere anche quella che vi separa dal demone, o correrà nella vostra direzione, saltandovi alla giugulare. Questa è la situazione base. Anche la più banalotta. I ragazzi di Amanita Design l’hanno però sfruttata per impalcarci una maestosa architettura fatta di rompicapi sempre più arzigogolati e sfidanti.

Creaks è il primo videogioco di Amanita Design ad avere abbandonato il metodo punta-e-clicca optando per un controllo diretto del proprio avatar virtuale. È anche con ogni probabilità il primo titolo dal gameplay un po’ più canonico e meno coraggioso. Questo non significa che sia un male, anzi: ogni tanto è giusto pure lasciare i terreni meno noti per correre lungo comode strade asfaltate. La creatività è totale del resto in campo grafico: visivamente, siamo di fronte a un vero e proprio capolavoro, un videogame che a tratti pare un cartone animato d’autore. Anche il sonoro è particolarmente curato e non poteva essere altrimenti in un gioco dal titolo onomatopeico come Creaks. Talvolta saranno proprio le musiche a guidarci nella risoluzione degli enigmi. Insomma, abbiamo per le mani un puzzle game tra i più ispirati sul mercato, dalla struttura ludica solida e dalla componente artistica semplicemente visionaria.

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