Microsoft, il data center negli abissi. Riuscito l’esperimento in Scozia
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Ultimo aggiornamento il 15 settembre 2020 alle 15:48

Microsoft, il data center negli abissi. Riuscito l’esperimento in Scozia

Il Project Natick è stato un successo. In futuro le infrastrutture saranno sott'acqua?

Un data center subacqueo è possibile? E, soprattutto, sarebbe più efficiente di quelli conservati sulla terraferma? Microsoft ha provato a scoprirlo con un esperimento – il Project Natick, ve ne avevamo già parlato – durato due anni: depositare a quasi 40 metri di profondità, nel mare di Scozia, un’enorme struttura contenente 864 server per una memoria complessiva da 27,6 petabyte (pari a 27600 terabyte). «Il team – si legge sul sito ufficiale – ha ipotizzato che un contenitore sigillato sul fondo dell’oceano potrebbe fornire una soluzione per migliorare l’affidabilità complessiva dei data center. Sulla terraferma, la corrosione dovuta all’ossigeno e all’umidità, le fluttuazioni di temperatura, gli urti e le spinte delle persone che sostituiscono i componenti rotti sono tutte variabili che possono contribuire al guasto delle apparecchiature».

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Microsoft, in fondo al mar

L’idea di sperimentare un data center subacqueo risale al 2014: durante una ThinkWeek – evento con cui Microsoft vuole stimolare la creatività dei propri dipendenti – qualcuno ha suggerito l’ipotesi che questa soluzione non soltanto avrebbe funzionato, ma che avrebbe reso l’infrastruttura più sicura ed efficiente. Con un impatto diretto sulla vita degli utenti. «Più di metà della popolazione mondiale vive nel raggio di 120 miglia dalla costa (quasi 200 km, ndr) – si legge sul sito di Microsoft – Mettendo i data center sott’acqua, i dati avrebbero una breve distanza da percorrere, portando a una navigazione veloce e fluida sul web, allo streaming video e al gaming».

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Senza anima viva nel data center subacqueo, i ricercatori e Microsoft hanno testato l’utilizzo dell’azoto nell’ambiente interno e, anche in questo caso, i risultati sono incoraggianti. Infine, grazie all’intelligenza artificiale, il progetto Natick ha visto garantito il monitoraggio dei server e di tutte le apparecchiature. In un’ottica di sostenibilità, il data center può durare fino a 20 anni e ogni 5 anni necessiterebbe della sostituzione dei server.

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