Recensione di Quest Hunter. Andiamo a picchiare un po' di orchi assieme?
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Ultimo aggiornamento il 18 settembre 2020 alle 12:00

Recensione di Quest Hunter. Andiamo a picchiare un po’ di orchi assieme?

Dopo essere approdato su PC e Nintendo Switch, il GDR multiplayer della startup 2 Zombie Games arriva su PlayStation 4

Creato dalla piccola startup 2 Zombie Games, Quest Hunter è un divertente action RPG (in quanto non prevede i soliti combattimenti a turni) che dà il meglio di sé nelle partite multiplayer, in locale o via Internet, con altri tre amici. Si può comporre così un party di eroi piuttosto classico, in cui ciascuno può rivestire un tassello fondamentale interpretando chi il guerriero, chi il mago, chi il ladro e così via, dove il vero divertimento sta, appunto, nel condividere l’avventura con altre persone in carne e ossa che possono essere fisicamente accanto a voi o ciascuna a casa propria.

 

Uscito poco più di un anno fa su Nintendo Switch e Steam, Quest Hunter arriva ora su PlayStation 4. La console Sony, a differenza dell’ibrida Nintendo (che probabilmente anche per la sua natura portatile è la console che meglio si adatta a Quest Hunter), non difetta certo di RPG, ma poter condividere un’avventura con i propri amici è sempre piacevole, soprattutto quando il biglietto costa meno di 20 euro.

I PNG con un "!" vi affideranno missioni. Dopodiché si parte, sperando di tornare tutti interi

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La compagnia del fardello

Rispetto ai giochi di ruolo tradizionali, Quest Hunter propone un gameplay assai più action e tende a sommergere il giocatore di nemici. A tratti sembra quasi di prendere parte a una sorta di modalità survival. Ecco perché nonostante sia possibile avventurarsi soli e soletti alla ricerca del perfido tarpano che ha rubato il Sole (sì, questa è la trama), facendo sprofondare il regno in una notte senza fine, il nostro consiglio è quello di condividere l’azione sempre in compagnia di qualcuno. Anche perché la sinossi è piuttosto semplice e tenderà a restare sullo sfondo, evitando di guidare forzosamente le nostre sortite come accade solitamente nei giochi di ruolo. In Quest Hunter si vaga liberamente per i villaggi, si accettano missioni dai committenti (PNG contrassegnati da un “!” sulla testa) e si parte alla ricerca di gloria e fortuna per antri oscuri, provando possibilmente a riportare a casa la pellaccia. Tutto qui? Sì, tutto qui.

Quest Hunter dà il meglio di se in multiplayer. Da soli è piuttosto ripetitivo e povero di spunti

Chi non viaggia in compagnia o è un ladro o una spia

Ecco spiegati i nostri consigli di partire sempre con uno o più amici. Anche perché, il più grosso difetto di Quest Hunter è l’estrema ripetitività di fondo delle – poche – regole di gioco. I combattimenti, come si anticipava, non sono a turni, questo dunque significa che per far fuori i mostri bisogna sventagliare la propria spada un po’ come accadeva nei primi The Legend of Zelda (che con Quest Hunter condividevano la visuale isometrica e anche il modo di parare i colpi dei nemici in tempo reale alzando lo scudo).

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L’abbondanza incredibile di nemici, però, fa sì che vi ritroverete ad agitare la vostra arma come se fosse un ventaglio, portandovi alla perdita delle falangi. Dividendo l’onere con due o tre compagni d’avventure, invece, si evita di anchilosarsi il pollice, si può contare su di un inventario più capiente (ciò che scarto io lo prendi tu e viceversa, evitando di abbandonare oggetti utili) e, soprattutto, si progredisce più velocemente di livello, mettendo via via le proprie mani su oggetti più letali e riuscendo ad apprendere incantesimi in grado di spazzare via l’intera arena.

Dove andiamo oggi?

Quest Hunter vi porterà a esplorare una lunga serie di ambientazioni: boschi, segrete, dungeons, grotte, fognature… In realtà, cambia solo la grafica, perché in genere sono sempre luoghi zeppi di trappole e con qualche porta chiusa a chiave. Una piccola serie di enigmi (che non vanno oltre allo spostare qualche cassa per liberarsi il passaggio e a trovare l’interruttore per aprire un portone) sono la sola variazione sul tema a una lunghissima sequenza di indiavolatissime battaglie. Qua e là si trovano delle torce che, oltre a tenere lontani i mostri, fungono da punto di salvataggio. Al termine della missione molto spesso bisogna poi vedersela con un caratteristico boss di fine livello. Insomma, non è certo un titolo che punta a innovare il genere cui appartiene. Ma questo non è necessariamente un male.

Qua e là per procedere occorre risolvere piccoli enigmi

Graficamente piuttosto ispirato (chiama in causa una sorta di cell shading che ci ha ricordato alcune produzioni della nipponica Level-5 per Nintendo 3DS), vanta diversi componimenti musicali piuttosto orecchiabili. Spiace per la presenza di diverse situazioni troppo caotiche, solitamente in concomitanza delle boss battle, in cui si finisce per essere circondati da nemici (anche perché magari si finisce in un vicolo ceco dello scenario) e si muore non per incapacità ma perché sopraffatti dall’orda.

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Sotto un gameplay un po’ troppo grezzo, comunque, si trova un titolo molto divertente, poco pretenzioso, che punta tutto sull’immediatezza di esecuzione. Un GDR ideale da condividere in famiglia, o con gli amici, senza troppe pretese, che non vi farà passare ore e ore su schermate, menu di potenziamenti, diagrammi ad albero, magie da apprendere e armi da forgiare ma capace di intrattenervi con l’immediatezza tipica dei party game.

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