Ultimo aggiornamento il 23 Settembre 2020 alle 11:42
In Cina GitHub è l’ultimo rifugio online alla censura del governo
Pechino controlla e seleziona in modo capillare le pubblicazioni sui media e sui social network, specialmente in tempo di Coronavirus. La piattaforma di Microsoft è, almeno per ora, l'unico modo per comunicare liberamente
Una storia lunga e travagliata quella di GitHub in Cina. Fatta di censure e marce indietro. La piattaforma Microsoft, sulla quale vengono condivisi ogni giorno milioni di software open source e codici sorgenti da tutto il mondo, sembra essere al momento l’unica via di fuga alle strettissime maglie del controllo mediatico di Pechino. Infatti, oltre alle sue finalità più consone, GitHub può all’occorrenza trasformarsi in un vero e proprio archivio online, in grado di diffondere contenuti di vario tipo. E, negli ultimi anni, riporta la rivista Wired, è proprio quello che sembra essere successo nello Stato del Dragone.
La piattaforma di Microsoft riesce ad aggirare il Great Firewall cinese e dare così voce alle lamentele di lavoratori e abitanti del Paese. Orari insostenibili di impiegati nel settore tecnologico a Pechino o Shenzen, liste di aziende che obbligano i dipendenti a lavorare più di 60 ore alla settimana, petizioni al governo per chiedere migliori condizioni lavorative, commenti indipendenti della gestione della pandemia. Tutto all’ombra di GitHub.
Resta quindi da capire come la piattaforma targata Microsoft possa essere ancora attiva, dopo le minacce di chiusura già paventata più volte negli anni passati. A questo proposito, Wired spiega che l’unica soluzione per il governo sarebbe di chiudere una volta per tutte GitHub. La Cina non può però permettersi di fare a meno di questa piattaforma, che al momento ospita tutti i maggiori software open source a livello globale. Una risorsa fondamentale anche per le industrie cinesi, che su GitHub contano un numero di progetti caricati secondi solo a quelli statunitensi, oltre ai 690.000 utenti iscritti.
Avere uno spazio di libertà di espressione è diventata cosa ancora più essenziale con il sopraggiungere della pandemia. Gli abitanti di Wuhan, hanno infatti archiviato le proprie testimonianze su GitHub, archiviandole sotto l’hashtag #2020nCovMemory o attraverso progetti di raccolta online come Terminus2049. In quest’ultimo caso si tratta di utenti che, sin dagli scorsi mesi, si sono dedicati all’upload su GitHub di articoli inaccessibili al pubblico cinese, tra i quali un’intervista ad Ai Fen, il dottore che aveva scoperto il virus già nel dicembre 2019.
Utenti che spesso, dopo aver caricato i propri ricordi ed esperienze legate al Covid sulla piattaforma, sono stati rintracciati e arrestati dal governo. Cai Wei, un abitante di Pechino e attivo su Terminus2049, è stato arrestato con la sua ragazza il 19 aprile scorso. La stessa sorte è toccata a Chen Mei, un altro volontario coinvolto nel progetto di libera informazione clandestina. E da fine aprile non vi sono più loro notizie, scrive la rivista Quartz.
Già negli anni passati i media scrivevano dei tentativi del governo di Pechino di silenziare le chat e gli archivi di GitHub. Nel 2015, La Stampa riportava infatti di un attacco informatico molto sofisticato indirizzato alla piattaforma e commissionato molto probabilmente dai funzionari di Xi. Si trattava di un attacco cosiddetto DDoS, che mirava cioè a sovraccaricare i server, inondandoli di traffico proveniente da tutto il mondo, al fine di rendere le pagine irraggiungibili.
Ad essere colpiti erano stati all’epoca i progetti GreatFire.org, che pubblicava articoli e dati su come operasse il sistema di blocchi e censura online cinese, e una copia dell’edizione in mandarino del New York Times.
Appare ora fondamentale capire come Github deciderà di muoversi rispetto alla questione cinese. Se, come riportato dal Financial Times nei mesi scorsi, Microsoft avrebbe deciso di aprire una sussidiaria della piattaforma in Cina, questo porterebbe il governo di Pechino a esercitare un controllo diretto sui dipendenti. Tuttavia, la notizia non è stata confermata dall’azienda. Insomma, se ad oggi GitHub rappresenta l’unica opzione per garantire e condividere un minimo di libertà di espressione in Cina, di doman non c’è certezza.