Going Under, la startup salvata da una stagista. Eroina della Silicon Valley
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Ultimo aggiornamento il 23 settembre 2020 alle 17:00

Going Under, la startup salvata da una stagista. Eroina della Silicon Valley

Fatto realmente accaduto? Chissà. Intanto è un videogioco che abbiamo testato su Nintendo Switch

Sognava la Silicon Valley, ha trovato il lavoro peggiore e più pericoloso di tutti. Senza nemmeno l’assistenza sanitaria. Lei è giovane, in gamba, punta al marketing ed è appena stata scelta come ennesima stagista – non pagata – della startup Fizzle, attiva nel settore beverage a Neo-Cascadia, una città immaginaria che assomiglia molto alla El Dorado delle startup in California. La sede è un sogno, piena di open space e colleghi ultramegaiper startuppari. Peccato che il primo giorno Jackie Fiasco – un cognome che, potete immaginare, è un bel biglietto da visita per i superiori… – sia costretta a dover rinunciare a sogni di gloria. Ci sono i mostri nei sotterranei: a meno non vogliate deludere il primo giorno di stage sarà il caso di imbracciare ogni arma che vi capita attorno per eliminare orripilanti creature. Non stiamo denunciando nulla di realmente accaduto – si spera – ma soltanto recensendo Going Under, il videogioco sviluppato anche per Nintendo Switch da Aggro Crab, software house indipendente di Seattle.

Going Under: è un duro lavoro

Going Under è uno di quei titoli che cattura per trama, gameplay e resa grafica del divertimento videoludico. Nei panni della cosiddetta ultima arrivata in azienda, il nostro compito è quello di scendere nel tunnel che ci porta dritti ai sotterranei per affrontare stanze stracolme di nemici da eliminare. Nell’epoca segnata da tanti killer application, questo videogioco sembra quasi ispirarsi ai più fortunati capolavori del settore. Come Fall Guy, un successo globale per Play Station 4: la grafica cartoon, i colori sgargianti e i movimenti goffi degli NPC lo richiamano molto; ma riscopriamo anche Fortnite, gemma di Epic Games: distruggere ogni cosa per farmare e trovare armi; e poi, non da ultimo, una citazione di Zelda Breath of the Wild, con le armi che si distruggono dopo una breve serie di colpi.

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Ma Going Under non è soltanto questo: gli sviluppatori hanno davvero fatto centro nel proporre una soluzione che facesse divertire il giocatore, proponendogli abilità da apprendere, sfide da accettare, e dialoghi aziendali davvero originali, calati in quell’atmosfera da capitalismo sfrenato e spietato che tanto ha danneggiato l’immagine delle startup nel mondo. Lo stratagemma di farci giocare nei panni di una stagista vorrebbe essere una sorta di denuncia sociale? Male non farebbe, ma forse è troppo per per un videogioco di questo tono.

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Armi, armi di ogni tipo

Una volta capito quanto contiamo nella startup – meno di nulla – ci tocca affrontare i sotterranei della sede. Qui, oltre ai già citati nemici da eliminare, ci verrà in soccorso un universo di sfavillanti oggetti più o meno letali. Si va dalle matite, ai cactus giganti, dalle balestre alle spade. Da soli, dobbiamo preoccuparci di sopravvivere, tenendo sempre a bada i cuoricini della vita (Zelda, do you remember?). Ogni arma ha le sue caratteristiche e, soprattutto la propria maneggevolezza. Non penserete mica che sia comodo scaraventare un archivio, vero?

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Missione dopo missione ci saranno alcuni intermezzi in cui prenderete parte a riunioni: qui capirete in che razza di startup siete finiti. CEO, manager e grandi capi parlano di fatturato, espansione, innovazione. Praticamente mai di diritti dei lavoratori e, meno che meno, di aumenti di stipendio. Semmai qualcuno verrà licenziato ma, ca va sans dire, se un robot sa fare il tuo lavoro meglio e a un costo decisamente inferiore l’unica alternativa è fare gli scatoloni e levare il disturbo.

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Sbagliando si impara

Intendiamoci: Going Under non prende mai la piega di un’accusa frontale al mondo della Silicon Valley, tanto idolatrato un tempo quanto discusso oggi. Quello è un compito che spetta ai giornali e all’opinione pubblica, oggi decisamente più sensibile e consapevole dello strapotere accumulato dai giganti tech negli ultimi decenni. Il clima del videogioco, invece, è sempre satirico, esagerato. Per resistere stanza dopo stanza – fidatevi, i nemici hanno combo da paura – ci sono piccole isole di sosta dove potersi rifocillare, comprando cibo e alimenti che vi daranno stamina. C’è poi il capitolo abilità.

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In Going Under sono davvero tante le competenze che potrete maturare, ma non certo in marketing. Velocità, danni aggiuntivi, intimidazione sono soltanto alcune delle cose da aggiungere al proprio curriculum. Il videogioco è una festa per gli occhi, un vero gioiellino che mette in scena ogni difetto possibile immaginale del mondo del lavoro odierno, fatto di sfruttamento, paghe inesistenti e ritmi di lavoro infernali. Ma rilassiamoci tutto. Questo – almeno questo – è soltanto un videogioco.

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