Recensione di Hades. Un videogame infernale, che in realtà è paradisiaco
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Ultimo aggiornamento il 24 settembre 2020 alle 17:06

Recensione di Hades. Un videogame infernale, che in realtà è paradisiaco

Rocambolesca fuga dagli Inferi in uno dei migliori roguelike che abbiamo mai provato

Il 2020 verrà ricordato come l’anno della riscossa delle startup nel campo videoludico. Sono infatti sempre di più i videogiochi di caratura che arrivano dalle software house indipendenti, e chi ci segue con assiduità lo sa. Tra gli arrivi da non perdere c’è sicuramente Hades della realtà californiana Supergiant Games di Amir Rao e Gavin Simon, già responsabile degli ottimi Bastion, Transistor e Pyre.

 

 

Disponibile per Nintendo Switch, macOS e Microsoft Windows, Hades ci cala nei panni – in realtà non troppi: il nostro eroe gira semi nudo, ma del resto siamo all’inferno e farà un gran caldo – di Zagreus, figlio del ben più noto Ade (chi mi ha spento i capelli?), tiranno degli Inferi, così come lo ha immaginato l’art director Jen Zee, che ha ricreato l’intero pantheon ellenico, includendo nel gioco anche altre divinità come Zeus, Atena, Poseidone e molti altri ancora, tutti stupendamente caratterizzati (capricciosi e annoiati come ci saremmo aspettati) e doppiati – in inglese, i sottotitoli sono in italiano – con la dovuta convinzione.

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Fuga dall’aldilà

Tenuto prigioniero negli Inferi da suo padre fin dalla più tenera età, Zagreus decide di fuggire quando scopre che la sua vera madre non è Nyx. E lo farà brandendo i poteri e le mitologiche armi dell’Olimpo per liberarsi dalle grinfie dei galoppini del dio dei morti. Una storia epica, un dramma greco a tutto tondo, reso ancora più convincente dalla caratterizzazione dei personaggi e dalla realizzazione del reame degli Inferi, a metà strada tra la mitologia classica e la cultura pop moderna. Tutto questo fa da sfondo a un roguelike a dir poco divino, perché godibile dall’inizio alla fine. Ma pure infernale, visto che i mostri infernali vi saccagneranno a ogni partita, facendovi cadere addosso un gran numero di schermate di game over. Si gioca e si muore, si gioca e si muore, si gioca e si muore…

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L’aspetto più riuscito del videogame californiano riguarda il fatto che ogni morte, nel regno degli Inferi, non è ovviamente definitiva: il protagonista è infatti immortale, quindi quando soccombe viene semplicemente rispedito nell’ufficio del padre e tutti i progressi della partita resteranno salvati (ma si rinizia daccapo), con i PNG che muteranno sensibilmente atteggiamento nei vostri riguardi a seconda degli ultimi accadimenti. Il rapporto con i comprimari sarà l’humus in cui attecchirà una vera e propria selva di storie secondarie nel cui sottobosco potrete muovervi agilmente tentando di ingraziarvi le divinità in cui vi imbatterete, anche facendo loro regali e accettandoli a vostra volta. Stringendo alleanze riceverete poteri e armi diversi, modificando anche l’evoluzione della trama. A seconda del vostro stile di gioco, quindi, converrà accattivarvi le simpatie del personaggio che poi vi permetterà di incrementare le statistiche preferite.

Hades si compone di quattro mondi procedurali, quindi ogni run sarà diversa. E quando arriverete ai titoli di coda… rinizierete con maggior gusto l’intera avventura, potendo confrontarvi con un livello di difficoltà inedito. Insomma, l’avrete capito: Hades è davvero un capolavoro, potendo vantare un’offerta ludica in grado di lasciarvi senza fiato, tra battaglie solide e incredibilmente fluide, un sistema di controllo che è una seconda pelle e un insieme di stratagemmi che lo rendono estremamente rigiocabile nonostante presto o tardi rischi di diventare un po’ ripetitivo. Tutto questo a meno di 25 euro, perciò… che state aspettando? Andate al diavolo! (nel senso buono: correte a vivervi questa bellissima avventura infernale)

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