Lost Ember, una startup ci racconta l'aldilà | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 28 settembre 2020 alle 12:22

Lost Ember, una startup ci racconta l’aldilà

Mooneye Studios ci porta a braccetto nei territori inesplorati che si aprono all'anima una volta trapassati. Un piccolo videogame ispirato e toccante

Che cosa accade all’essere umano dopo la morte? L’anima ha modo di sopravvivere alle spoglie terrene? Esiste davvero il paradiso? Chi non si è comportato bene finisce all’inferno o è destinato a reincarnarsi finché non troverà la retta via? L’uomo si pone queste domande dall’inizio dei tempi. Senza alcuna pretesa di fornire risposte definitive, il piccolo team di sviluppo mooneye studios di Tobias Graff, composto da soli quattro colleghi, ha sviluppato un’avventura videoludica molto dolce e rilassata, ma anche – a suo modo – piuttosto intensa che, con lo stile raffinato e poetico di un cartoon Disney, ci racconterà cosa accade all’anima dopo la morte. Si spengano le luci e abbia inizio Lost Ember.

 

 

Lost Ember, così un’anima ritrova il proprio cammino

Se ci seguite con attenzione, potreste ravvisare diverse somiglianze con un altro titolo piuttosto recente, sviluppato sempre da una minuscola startup innovativa: The Last Campfire di Hello Games, realtà piuttosto dinamica già responsabile del chiacchieratissimo/famigeratissimo No Man’s Sky. In effetti, in entrambi i casi, la sinossi ha inizio proprio con anime perdute che devono ritrovare il cammino. I due titoli, però, presentano gameplay agli antipodi.

A livello artistico, Lost Ember è uno dei titoli più ispirati dell'ultimo periodo

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Mentre The Last Campfire è un susseguirsi di rompicapi, Lost Ember è infatti una lunga, poetica, galoppata in territori esplorati. Un titolo action, insomma, senza nemici, dove l’unica difficoltà sarà quella di non perdersi lungo arene piuttosto grandicelle, studiate in modo da regalarvi più volte l’impressione di essere immersi in un titolo open world. Così non è, perché, per quanto ben fatte, le mappe sono in realtà un gigantesco corridoio. La via da seguire, insomma, è soltanto una.

Il toccante incontro tra il Lupo e le spoglie mortali della vita passata

Nonostante le sembianze, il protagonista non è un lupo, ma un’anima: non ha alcuna memoria e nemmeno consapevolezza di essere ciò che resta di una passata esistenza che, per qualche motivo, è stata rifiutata dalla Città della Luce. Non serba alcuna memoria del passato almeno fino a un incontro fortuito con un altro spirito errante, che spingerà il quadrupede a mettersi in viaggio e a fare squadra con questa bizzarra lucciola rossa chiacchierona, data la destinazione comune. La natura ultraterrena del lupo è dimostrata dal fatto che può possedere il corpo di altri animali. Ciascun ospite donerà abilità proprie della specie: possedendo pappagalli e colibrì potremo volare, possedendo pesci potremo nuotare, mentre prendendo in prestito il corpo di piccoli roditori saremo in grado di esplorare gallerie e tunnel di piccole dimensioni.

Possedendo altre creature avremo modo di spiccare il volo e nuotare

Scopo del gioco sarà quello di arrivare alla Città della Luce rintracciando nel contempo i ricordi della vita passata del lupo, quando ancora era un umano, nonché membro della perduta civiltà Yanrana, che spiegheranno al giocatore come mai sia passato a miglior vita e, soprattutto, quali atti abbia commesso da essere bandito dal paradiso.

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In alcuni punti scopriremo i ricordi del lupo, sottoforma di proiezioni

Lost Ember è quindi un viaggio, un piccolo viaggio che non vi impegnerà più di cinque ore ma, come diceva il saggio, l’importante non è tanto la destinazione quanto le emozioni che si provano mentre si è in marcia. E, considerati i paesaggi altamente evocativi, la colonna sonora e la poesia del gioco, le emozioni sono assicurate. Disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows e, da alcuni giorni, su Nintendo Switch (la versione che abbiamo testato), il videogame di mooneye stusios è purtroppo afflitto da diversi bug tecnici, soprattutto numerosi rallentamenti importanti – in alcuni casi fermano persino il gioco per qualche istante -, sporcando l’esperienza. È purtroppo il prezzo da pagare quando si ha a che fare con titoli molto ambiziosi realizzati da team parecchio piccoli. Non bisogna quindi avvicinarsi a questo genere di videogame col piglio censore che si userebbe quando si valuta il titolo di una major. Gli sviluppatori, comunque, promettono diverse patch nel prossimo periodo.

Insomma, al netto di difetti tecnici parecchio pesanti, frutto dell’inesperienza del team, al debutto, e del progetto budget, Lost Ember resta un titolo onirico e trasognato, da provare. La piccola startup innovativa è riuscita a confezionare un videogame delizioso sotto tutti i punti di vista, tanto sul versante grafico, con una eccellente caratterizzazione che rimanda ai cartoni animati più sofisticati, quanto su quello sonoro. Purtroppo, a livello tecnico il titolo tossisce parecchio, ma come anticipavamo sono compromessi da accettare quando si decide di curiosare nel panorama degli Indie. Una esperienza breve, toccante e intensa. Da vivere.

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