Recensione di Port Royale 4, chi sarà il re del commercio nei 7 mari?
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Ultimo aggiornamento il 29 settembre 2020 alle 11:50

Port Royale 4, pronti a diventare il re del commercio dei 7 mari?

Consigliato a tutti coloro che amano fare impresa - e non sono certo pochi, tra i nostri lettori - e non smettono nemmeno quando si rilassano videogiocando

“Domanda” e “offerta”. Attorno a questo semplicissimo bilanciamento si sono sollevate fortune e sgretolati imperi. L’evoluzione della società e la nascita dei mercati finanziari non sono riusciti a scardinare questo antichissimo principio secondo cui chi ha tanti beni che fanno gola ai consumatori è un imprenditore fortunato, mentre chi si ritrova i magazzini pieni di merci che non acquista nessuno è a un passo dalla bancarotta. Era così nel Medioevo, è così oggi. Ed è così anche in Port Royale 4, ultimo capitolo di una saga che simula le gesta imprenditoriali di imperi basati proprio sul commercio.

 

In genere i videogiochi ambientati nei caldi e cristallini mari caraibici ci portano a bordo dei galeoni dei pirati: pensiamo ad Assassin’s Creed – Black Flag o, in campo Indie, a produzioni minori come i recentissimi Under the Jolly Roger e Here be dragons. Fa eccezione il titolo sviluppato dalla software house tedesca Gaming Minds Studios, che abbiamo recentemente visto su queste pagine per un altro gestionale molto accurato: Railway Empire, sempre prodotto dai Kalypso Media.

Lo scopo di Port Royale 4 è presto detto: si sceglie una delle 4 nazioni che nel ‘700 contendevano la spartizione delle Americhe (Francia, Spagna, Regno Unito e Olanda), ciascuna con caratteristiche univoche, comprendenti bonus e malus che bisognerà tenere in considerazione e si salpa verso il Nuovo mondo per commerciare in rum, zucchero, materie prime e altre prelibatezze. Il nostro scopo sarà tessere una vera e propria ragnatela di rotte commerciali, nella speranza di non perdere le proprie navi cariche in pieno oceano a causa dei pirati o delle tempeste.

Da veri imprenditori accorti, bisognerà offrire le merci giuste ai clienti giusti: se si commercia con bettole come Nassau e Port-au-Prince è inutile offrire stoffe e minerali preziosi, perché non avranno i soldi per pagarli e, soprattutto, avranno esigenza di fare scorte di beni di prima necessità. Se si commercia con l’Avana e altre città già affermate, invece, sarà possibile irretire i signorotti e i mercanti con merci più raffinate.

Domanda e offerta, appunto, saranno la nostra sola stella polare. Tant’è che determineranno scambi commerciali, clienti e rotte. Si deve perciò recuperare la materia desiderata dove esiste in sovrabbondanza e dunque viene svenduta per portarla dove ce n’è richiesta e sarà pagata a peso d’oro. Tutto Port Royale 4, di fatto, è un continuo unire un punto A a uno B, una unione che, materialmente, sarà effettuata tramite il trasporto navale.

Quando i primi dobloni inizieranno ad affluire nelle nostre casse potremo espandere i nostri domini tanto sulla terraferma, fondando e facendo crescere agglomerati urbani, quanto in mare, aumentando la flotta e ingaggiando mercenari per proteggere i nostri bastimenti dai pirati. Ma, volendo, potremo anche intraprendere la via del Jolly Roger arruolando nella nostra ciurma dei corsari che saccheggino le altre potenze militari. Un altro minigioco carino, poi, riguarda la possibilità di rinvenire mappe del tesoro e partire alla volta dell’immancabile “X”.

Insomma, Port Royale 4 è uno strategico davvero divertente, che permette di calarsi con la dovuta convinzione nei lussuosi e profumati panni (con tanto di parrucca) dell’imprenditore del tempo. Forse avremmo preferito battaglie navali più profonde e adrenaliniche, ma probabilmente il titolo sarebbe uscito dalla propria rotta per diventare altro. Consigliato a tutti coloro che amano fare impresa – e non sono certo pochi, tra i nostri lettori – e non smettono nemmeno quando si rilassano videogiocando.

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