Ghost of a Tale, lasciare DreamWorks e fondare una startup per un topo
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Ultimo aggiornamento il 3 ottobre 2020 alle 11:16

Ghost of a Tale, lasciare DreamWorks e fondare una startup per amore di un topo

Cosa fare con meno di cinquanta mila euro raccolti col crowdfunding? Un artista visionario come Lionel “Seith” Gallat può persino creare un ottimo videogioco

Cosa vi viene in mente se diciamo DreamWorks Animation? Sicuramente film in CG come Shrek, Madagascar, Dragon Trainer e Kung Fu Panda, giusto per limitarsi ai più noti e amati. Cosa vi viene in mente, invece, se vi diciamo SeithCG? Probabilmente nulla, perché si tratta ancora di una startup molto giovane che deve compiere il grande balzo verso la notorietà. Ecco, il suo fondatore, Lionel “Seith” Gallat era uno degli animatori di punta della DreamWorks. Ha lavorato a pellicole come Il Principe d’Egitto, El Dorado e Spirit, finché un giorno non ha deciso di appendere la tavoletta grafica al chiodo, mollare tutto e inseguire il suo vero sogno: aprire una software house videoludica. E il suo primo videogioco è una storia di topi: Ghost of a Tale.

 

Ghost of a Tale, storie di ratti

Ghost of a Tale è davvero un incredibile gioiellino. Basta soffermarsi per qualche istante sulle immagini a corredo di questa recensione per vedere che il responsabile ha fatto tesoro della sua precedente esperienza lavorativa negli studios aperti da Steven Spielberg. Più che un videogioco, infatti, sembra essere di fronte a un cartone animato in computer grafica che non ha nulla da invidiare a Z la formica o ai Croods.

Uno dei primi PNG che incontreremo. La prigionia lo ha fatto impazzire. La storia è piuttosto adulta

A livello grafico, per quanto i bug non manchino e le incertezze dell’engine si facciano sentire, abbiamo davanti un prodotto incredibilmente rifinito, tanto per ciò che riguarda gli scenari, quanto per quello che concerne la caratterizzazione dei personaggi e le loro animazioni. Anche la trama, poi, è convincente e appassionante, tradotta peraltro in un ottimo italiano. Tutto questo non lo si deve a qualche major che ha deciso di investire diversi milioni di dollari nel progetto di Gallat, ma al contributo spontaneo e generoso di 1.190 mecenati che su IndieGoGo hanno messo assieme poco più di 48mila dollari per giocare a questa versione in cappa e spada di Fievel sbarca in America.

Il nostro Tilo è semplicemente bellissimo. Verrebbe voglia di abbracciarlo tutto il tempo

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Ma con 48.700 dollari si può fare un videogame serio? Probabilmente no. Soprattutto se bello e particolareggiato come Ghost of a Tale. Quindi sospettiamo che il buon Gallat si sia autotassato e che la sua stessa startup innovativa abbia deciso di lavorare in perdita, almeno per questo videogame di debutto. Del resto, come si diceva, bug e incertezze tecniche non mancano. Ma non importa, perché comunque il lavoro definitivo (ammesso possa definirsi tale, dato il gran numero di patch che si sono susseguite per migliorarlo) è quanto più si possa avvicinare al concetto di “miracolo”.

Ci si sveglia in un umida cella, nei cenciosi e pulciosi panni di Tilo, un menestrello che non ha memoria del perché sia stato sbattuto in prigione e quali sono stati i frangenti che hanno preceduto il suo arresto. Bastano alcuni attimi per capire che su di lui grava l’accusa di sedizione: deve aver cantato la canzone sbagliata alle orecchie sbagliate. E a giudicare dalla ferocia delle guardie che battono a palmo a palmo i corridoi della nostra prigione, in cima a tutto deve esserci un potere cieco e illimitato che non apprezza certo le canzoni che inneggiano alla libertà e – magari – alla rivolta.

Se riuscirete a fuggire dalle prigioni, vedrete la grafica del gioco in tutto il suo splendore

Tilo aveva una moglie, ma non ha idea di dove possa essere finita. È determinato però a rischiare tutto pur di ritrovarla. E così, nel giro di pochi secondi, ha già aperto le chiavi della sua cella e il giocatore si trova ad avere a che fare con ratti carcerari assai perfidi, senza avere ancora preso dimestichezza né col gioco, né coi suoi comandi. E tutti e due sono piuttosto ostici: sotto il profilo ludico Ghost of Tale presenta una quantità tale di oggetti da reperire e setacciare che pare un The Elder Scrolls (avete presente Morrowind, Oblivion, Skyrim?), a loro volta riposti in menu che strizzano l’occhio agli RPG più seri e raffinati, quelli cioè che chiedono ore per essere “digeriti” a dovere.

I comprimari sono tutti ottimamente caratterizzati e parecchio inquietanti

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Ma Ghost of a Tale non è affatto un RPG, bensì uno stealth game. Una versione rattesca di Splinter Cell e Metal Gear, per intenderci. Il nostro Tilo, per quanto versatile, non è un combattente: i nemici riescono a sopraffarlo in un batter d’occhio, perciò passa l’intera avventura cercando riparo in casse, scrigni, armadi. Che sono poi i soli frangenti in cui è possibile salvare e tirare un sospiro di sollievo. Ma qui c’è appunto il secondo aspetto del gioco da addomesticare: i comandi. Tilo è troppo impacciato. Spesso è chiamato a liberarsi dei suoi aguzzini lanciando loro oggetti contundenti, o nidi di calabrone, o facendo cadere loro addosso parti sensibili dello scenario, ma tutto questo è una impresa, data la legnosità dei controlli.

Qua e là, in filigrana, si scorge l'impronta DreamWorks...

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In più, in Ghost of a Tale gli oggetti sono vitali: arrivare in una stanza zeppa di nemici senza niente per stordirli o distrarli equivale a morte certa. Se a tutto ciò ci si aggiunge che tutti gli items che userete sono soggetti a usura e che la barra della salute e della stamina sono fuse in una (quindi, meno vita avrete, meno fiato avrete per le corse disperate per sfuggire ai vostri inseguitori), ed è pertanto essenziale avere cibo di riserva per mettere in atto fughe rocambolesche, si comprende che Ghost of a Tale non è affatto un gioco facile. Questo titolo chiede al giocatore di setacciare ogni ambiente con la perizia che si riserva nei punta-e-clicca mettendovi però sempre il fiato sul collo di qualche inseguitore. In più, le ambientazioni sono così buie e cariche di dettagli che spesso un oggetto vitale per proseguire, come la chiave di una porta, rischia di passare inosservata, costringendovi a girare per ore su voi stessi.

Tenetevi strette torce e candele: sono essenziali per non perdersi nelle grotte

Per questo, il titolo, già disponibile su PlayStation 4, Xbox One e Microsoft Windows, pur frutto di una conversione convincente nella sua edizione per Switch (oggetto di questa review) dà il meglio di sé solo sul televisore di casa: in modalità portatile rischia di farvi perdere diottrie su diottrie. Ma, imperfezioni a parte, Ghost of a Tale è comunque una avventura tanto piccina quanto semplicemente meravigliosa, curata e particolareggiata in modo quasi maniacale. Da comprare a scatola chiusa, soprattutto se state cercando un titolo che vi metta alla prova con un livello di difficoltà per nulla bonario e che tende a tollerare a stento gli errori del giocatore.

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