La Mars Society italiana: «Ci serve una seconda casa su Marte»
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Ultimo aggiornamento il 6 ottobre 2020 alle 14:00

La Mars Society italiana: «Ci serve una seconda casa su Marte»

Intervista ad Antonio Del Mastro, presidente dell'associazione aderente alla non profit USA

«In pochi anni Elon Musk ha fatto quello che tante agenzie sono riuscite a realizzare soltanto in decenni. La sua è senz’altro una rivoluzione, ma cosa possiamo fare in Europa e in Italia per non risultare soltanto spettatori nella corsa verso Marte?». Antonio Del Mastro è il presidente di Mars Planet, ovvero l’associazione italiana che si ispira alla missione divulgativa e scientifica della Mars Society, la non-profit USA fondata nel 1998 da Robert Zubrin.

Space economy: un mondo da esplorare

«Vogliamo che più persone possibili conoscano le opportunità connesse all’esplorazione dello spazio in generale e di Marte in particolare». Per inquadrare la realtà ai più meno nota, basti pensare che l’amministratore della NASA, Jim Brindestine, parteciperà alla Mars Society Convention del 17 ottobre. In Italia Mars Planet ha dato vita anche a una startup: Mars Planet Technologies, braccio industriale con lo scopo di metter sul mercato tecnologie. Al SIOS20 del 14 dicembre in collaborazione con l’Università Bocconi parleremo anche di space economy e delle tante occasioni di sviluppo per l’ecosistema dell’innovazione.

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© Fonte: Wikipedia

Mars Planet: le attività

Se SpaceX lavora per portare l’uomo su Marte, Mars Planet e tutte le associazioni che guardano al Pianeta Rosso restano coi piedi per terra per creare dibattito nell’opinione pubblica. «All’interno della associazione ci sono ingegneri, fisici, biologi. Abbiamo anche un settore che si occupa degli studi sociali sulle future comunità nello spazio». Ingegnere di telecomunicazioni, Del Mastro ha fondato nel 2004 l’associazione con sede a Bergamo, dove punta a creare un hub marziano. «Stiamo sviluppando un treadmill, una piattaforma sulla quale si può camminare, sollevati da terra ed esplorare Marte grazie alla realtà virtuale. Ma tutto questo lo stiamo applicando anche alla riabilitazione motoria».

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© NASA

Tra le attività di Mars Planet non ci sono soltanto appuntamenti e occasioni per divulgare la conoscenza spaziale, ma anche le cosiddette missioni analoghe. «Si tratta di missioni che vengono fatte in ambienti remoti che simulano le condizioni di vita su altri pianeti: il prossimo anno ne faremo una nel deserto dell’Utah».

Andare su Marte: cosa avremo in cambio?

Non è facile comprendere l’impatto dell’esplorazione spaziale sulla vita di tutti i giorni. «Ma sono moltissimi gli oggetti quotidiani risultato delle missioni in orbita – ci ha spiegato Del Mastro – Il cellulare, ad esempio, sarebbe stato impossibile senza ricerca spaziale e senza i lavori sulla miniaturizzazione dei componenti. I satelliti, ovvero quanto di più centrale nel mercato aerospaziale odierno, non ci garantiscono soltanto le telecomunicazioni: sono essenziali per monitorare lo stato della salute dell’ambiente e per portare avanti nuove metodologie di coltivazione». Proprio il foodtech potrebbe trarre nuove soluzioni dall’esplorazione spaziale. «Su Marte sarà essenziale ottenere cibo in poco spazio e con poca acqua. Proviamo a pensare alle conseguenze pratiche di queste innovazioni per l’agricoltura».

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Spazio e salute

E nello spazio ci sarà spazio anche per la salute del domani. «La nuova frontiera della medicina è creare nuovi tessuti. Sulla Stazione Spaziale Internazionale si fanno già da anni studi di questo tipo che potranno esser utili sia in ambito terrestre, sia per le missioni su Marte». Come ci ha spiegato il presidente di Mars Planet, un viaggio verso Marte richiederà almeno sei mesi a cui seguiranno una lunga permanenza sul pianeta rosso. «Parliamo di due anni e mezzo tra la partenza e il ritorno: gli astronauti dovranno essere messi nelle condizioni di curarsi da soli».

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Antonio Del Mastro, Presidente di Mars Planet

Come si vivrà su Marte?

Una domanda forse prematura, sulla quale è meglio non speculare. Ma le conoscenze attuali ci forniscono già qualche indicazione. «L’atmosfera di Marte è composta al 95% da anidride carbonica e quindi tutta la ricerca lavora per trasformare questa CO2 in ossigeno e metano. Non si vivrà all’aria aperta, ma dentro cupole o nelle caverne marziane. Sul Pianeta Rosso arrivano radiazioni che sarebbero dannose per l’uomo».

Trattata spesso come argomento leggero e fantascientifico, la colonizzazione di Marte è ormai da tempo intesa come la nuova frontiera. «Se siamo folli a pensarlo, siamo in buona compagnia – ha concluso Del Mastro – La NASA e l’Agenzia Spaziale Europea vogliono andar su Marte, perché è l’unico pianeta su cui potremo fondare una nuova società. È essenziale che l’umanità abbia una seconda casa».

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