Röki, viaggio onirico creato dalla startup degli ex di Horizon Zero Dawn
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Ultimo aggiornamento il 21 ottobre 2020 alle 17:35

Röki, viaggio onirico creato dalla startup degli ex di Horizon Zero Dawn

Lo studio indipendente britannico Polygon Treehouse fondato da due ex art director di Guerrilla debutta su Switch con una delle migliori avventure grafiche a disposizione sullo store digitale Nintendo

Conoscete Horizon Zero Dawn? A meno che non siate stati sulla Luna a coltivare patate fino all’altro ieri, sì, dovrebbe farvi suonare almeno un lontano campanello d’allarme. Parliamo infatti di uno dei videogiochi più chiacchierati, premiati e giocati dell’ultimo periodo. Ecco, è stato sviluppato dai ragazzi di Guerrilla Games, software house di proprietà Sony, in cui per anni hanno militato Tom JonesAlex Kanaris-Sotiriou, col titolo di Art Director. I due a un certo punto si sono stancati della vita nelle major e hanno deciso di fondare la propria startup: Polygon Treehouse che oggi propone il suo secondo videogame: Röki.

 

 

Viaggio in una tenerissima favola scandinava

Dopo essere atterrato su Microsoft Windows, MacOS e Classic Mac OS, Röki ora piomba tra le braccia dell’utenza Nintendo. Nella delicata avventura grafica sviluppata in quel di Cambridge ci ritroveremo a indossare i panni di Tove, una ragazzina volenterosa che la vita ha messo alla prova, costringendola a maturare molto in fretta. Non solo Tove abita in un luogo sperduto e inospitale, ma ha anche perso tragicamente la mamma. Da quel giorno, suo padre versa in uno stato catatonico. Tocca a lei prendersi cura di sé e del fratellino: viziato e capriccioso oltre ogni limite.

Una sera il bimbetto viene rapito da un mostro e, vista l’inutilità del babbo, alla ragazzina non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche, affrontare le steppe e mettersi in marcia per liberarlo. Ha così inizio Röki, fiaba in stile Andersen 4.0, perennemente sospesa tra eventi di una gravità inaudita, che l’utente/lettore faticherà a digerire e fatti zuccherosi e leggiadri.

Röki, un po’ fiaba moderna un po’ moderno punta e clicca

Siamo di fronte non solo a una edizione moderna delle classiche fiabe del Nord Europa, ma anche del genere dei punta e clicca, svecchiato e smussato dei suoi caratteri più anacronistici a uso e consumo del giocatore del 2020. Quindi, esplorazione diretta dello scenario, che non andrà quindi navigato con un cursore e, soprattutto, reperibilità immediata degli oggetti collezionabili o comunque sensibili alle vostre azioni, che saranno sempre evidenziati evitandovi di battere palmo a palmo ogni schermata. Fatto non da poco, soprattutto quando si gioca a Röki su Nintendo Switch in modalità portatile e non si vuole consumare le diottrie esaminando ogni singolo pixel del visore.

Particolare non da poco, riguarda poi il backtracking. In genere le avventure grafiche sono scarsamente immersive: si può procedere anche in modo svogliato raccogliendo oggetti e provando a combinarli con elementi del background. Qui no: si deve ritornare spesso sui propri passi, quasi come in un Metroidvania, perché in diverse occasioni si recuperano items che andranno usati in zone già visitate e che in un primo tempo risultavano precluse.

Si potrà evitare di macinare chilometri come fattorini usando le scorciatoie dell’Albero Madre, che è poi l’hub del gioco: eliminando alcuni cespugli spinosi aumenterete infatti i collegamenti tra più zone della mappa, accorciando notevolmente le distanze. Il continuo backtracking comunque spinge sia a ricordarsi quanto visto, evitando appunto di andare solo per tentativi, sia a usare l’utilissimo taccuino di Tove, che fungerà pure da inventario (fa molto Paper Mario Sticker Star) e ci sarà utile in più di una occasione.

L’umorismo del gioco, il fatto che peschi da fiabe e folclore a noi decisamente poco noti e l’incredibile stile grafico trasognato completano il pacchetto e fanno di Röki una delle più belle avventure grafiche finora apparse su Nintendo eShop. Da acquistare senza pensarci troppo, ma attenzione: non fatevi ingannare dalle tonalità fiabesche perché è un titolo impegnativo e adatto a una platea piuttosto grandicella.

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