USA 2020, Facebook teme rivolte. Ed è pronto a bloccare contenuti virali
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Ultimo aggiornamento il 26 ottobre 2020 alle 14:09

USA 2020, Facebook teme rivolte. Ed è pronto a bloccare i contenuti virali

Il Wall Street Journal annuncia il piano di Menlo Park in vista del 3 novembre

Tra pochi giorni gli Stati Uniti sapranno quale sarà il prossimo presidente. Il 3 novembre Donald Trump sfiderà il dem Joe Biden in una tornata elettorale giudicata la più importante della storia recente. Secondo molti esperti, nel 2016 il ruolo dei social network fu decisivo per la vittoria dell’attuale inquilino della Casa Bianca e l’impatto delle fake news nell’orientamento politico degli elettori ha polarizzato le scelte. Per tamponare questa situazione, tenendo a bada i contenuti che circolano sulla propria piattaforma, Facebook ha intenzione di lanciare diversi tool digitali in grado di frenare i post più virali. Non solo: come spiega il Wall Street Journal, Menlo Park vuole potenziare gli standard al di sotto dei quali i post verranno oscurati per contenuti non in linea con la policy.

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Facebook farà il pompiere

La scelta di Facebook non è quella di attivare da subito questi tool per spegnere i post più incendiari. Ma la cassetta degli attrezzi è pronta all’utilizzo: la vigilia del 3 novembre non esclude colpi di scena. Come era già capitato contro la Clinton, Donald Trump ha dichiarato che è pronto a non riconoscere un esisto a lui sfavorevole. «Dobbiamo fare tutto il possibile per ridurre le possibilità di violenza o di disordini civili sulla scia di queste elezioni», aveva dichiarato il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, poche settimane fa.

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Di recente Facebook ha annunciato il suo impegno a bloccare qualsiasi contenuto che neghi l’Olocausto. Di fronte a una campagna elettorale che da anni si gioca soprattutto sui social – da Twitter a Twitch – la decisione di Facebook può essere vista come tardiva al punto che sia democratici sia repubblicani hanno già preso di mira la piattaforma in queste settimane. I seguaci di Trump hanno rumoreggiato in merito allo scarso seguito ottenuto dagli articoli sui presunti affari tra il figlio di Joe Biden, Hunter, e la Cina; dall’altra parte, i democratici protestano contro le pagine di destra estrema che proseguono le proprie attività online senza troppi ostacoli.

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