Vaccino, come ne distribuiremo miliardi di dosi in tutto il mondo?
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Ultimo aggiornamento il 27 ottobre 2020 alle 8:23

Vaccino, come ne distribuiremo miliardi di dosi in tutto il mondo?

Un rapporto DHL-McKinsey stima che serviranno fino a 200mila spedizioni di pallet, 15 milioni di consegne in contenitori a temperatura controllata e oltre 15mila voli

Nei prossimi mesi arriveranno i primi vaccini, oltre alle terapie a base di anticorpi monoclonali. E il baricentro della discussione, mentre si fatica a contenere la seconda ondata della pandemia, si sposterà sulla capacità di immunizzare miliardi di persone. Ci vorranno mesi e lo sforzo logistico sarà epico. Come ci riusciremo? Quali capacità logistiche ci serviranno per trasportare ai quattro angoli del pianeta centinaia di milioni di dosi garantendone integrità e sicurezza?

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Il rapporto

Il Gruppo Deutsche Post DHL in collaborazione con McKinsey & Company come partner analitico ha realizzato uno white paper molto interessante che propone una strategia di distribuzione stabile ed efficace di materiali sanitari durante l’emergenza. Fra l’altro, non bisogna dimenticare che la Commissione Europea ha già chiesto ai paesi membri di predisporre entro dicembre un piano nazionale per garantire la corretta diffusione del vaccino, insomma una strategia per “predisporre le campagne di vaccinazione, ossia a stabilire quali siano i gruppi prioritari, come garantire una distribuzione equa e come proteggere i più vulnerabili”, come ha spiegato la presidente Ursula von der Leyen.

Il rapporto DHL McKinsey si concentra dunque sulla distribuzione dei primi vaccini contro la Covid-19 con un’analisi approfondita utile agli attori dell’industria logistica mondiale, e in realtà anche alle autorità sanitarie di oltre 200 paesi e territori, chiamati a istituire una supply chain in grado di distribuire oltre dieci miliardi di dosi in tutto il mondo.

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La temperatura

La prima sfida per il vaccino a cui dovrà far fronte il settore logistico è la temperatura: molto probabilmente alcuni vaccini dovranno essere sottoposti a rigorosi standard che potranno raggiungere temperature fino a -80 gradi centigradi per fare in modo che la loro integrità sia preservata durante il trasporto e l’immagazzinamento e che la catena del freddo non si interrompa. Questa è sicuramente una nuova sfida per la supply chain del settore farmaceutico che solitamente prevede il trasporto di vaccini a temperature che vanno dai 2 agli 8 gradi.

La mole delle spedizioni

Poi la mole delle spedizioni, per un settore comunque imponente che conta un milione di addetti ai lavori e un fatturato di 85 miliardi di euro: per garantire una copertura globale dei vaccini saranno infatti necessarie, spiega il rapporto, fino a 200mila spedizioni di pallet, 15 milioni di consegne in contenitori a temperatura controllata e oltre 15mila voli.

Con 16 impianti dislocati in tutta Italia, sarà coinvolta tutta la filiera logistica per affrontare uno sforzo ed un impegno collettivo senza precedenti per la diffusione dei vaccini contro il Covid-19” dice il report riguardo le risorse in mano alla sola DHL. Secondo DHL Global Forwarding la sfida sarà appunto gestire un eccesso di richiesta con una diminuzione degli spazi disponibili per il trasporto aereo. Per cercare di garantire una catena di rifornimenti efficiente il gruppo ha dato vita a una task force a livello globale che si occuperà di guidare tutte le parti coinvolte nella gestione delle nuove esigenze inclusa la pianificazione dei charter, i voli appositamente organizzati per gestire questo nuovo e crescente flusso di domanda.

I due centri di eccellenza a Pozzuolo Martesana e Fiumicino

Dal punto di vista operativo, sul territorio italiano DHL Global Forwarding dispone di due eccellenze per la gestione dei prodotti farmaceutici: i competence center di Pozzuolo Martesana, in Lombardia, e di Fiumicino, che saranno i due poli strategici per la movimentazione pallettizzata in contenitori a temperatura controllata. Da lì passerà insomma il grosso dei lotti dagli stabilimenti sparsi per il mondo, sia in arrivo che, ovviamente, in partenza (la Catalent di Anagni infialerà per esempio il vaccino AstraZeneza/Oxford per 5 milioni di flaconi, 50 milioni di dosi, al mese).

L’attuale crisi sanitaria dovuta al Covid-19 ha messo in luce quanto quello della logistica sia un settore assolutamente strategico – spiega Mario Zini, ad di DHL Global Forwarding Italiail lockdown e la situazione critica non hanno ostacolato il nostro lavoro ma anzi abbiamo continuato ad impegnarci per garantire la continuità della supply chain. Ora, insieme ad altri player del settore, siamo chiamati a svolgere un ruolo determinante nella lotta alla pandemia, attraverso la distribuzione di materiale sanitario. La condivisione del nostro know-how sarà fondamentale per aiutare i governi mondiali a delineare infrastrutture adeguate ad affrontare questa ed eventuali crisi future ed essere reattivi per la diffusione del vaccino, appena sarà disponibile”.

Partnership pubblico-privato chiave della soluzione

Non solo vaccini, ovviamente. Dall’inizio della pandemia la richiesta di forniture mediche è aumentata in tutto il mondo. Solo Unicef, per esempio, ha acquistato 100 volte più mascherine e 2mila volte più guanti rispetto al 2019. Così tutte le organizzazioni, grandi e piccole, e le istituzioni del pianeta alla disperata ricerca di materiali di protezione e dispositivi come ventilatori polmonari. Il trasporto di forniture mediche da utilizzare in prima linea è stata una delle attività cruciali nella lotta contro la pandemia nella prima fase dell’emergenza sanitaria. Per i dispositivi di protezione individuake, in particolare, la logistica in entrata ha rappresentato una sfida importante a causa della concentrazione geografica della produzione, della limitata capacità di trasporto aereo e della mancanza di controlli di qualità in ingresso. Per questo, conclude il colosso delle consegne, per garantire la stabilità dell’approvvigionamento medico durante emergenze sanitarie future è necessario che i governi istituiscano un’infrastruttura strategica stabilendo partnership tra settore pubblico e privato di cui il rapporto offre un quadro di riferimento.

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