Retro Halloween. Voglia di vecchi Doom? C'è Strife: Veteran Edition
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Ultimo aggiornamento il 31 ottobre 2020 alle 12:47

Retro Halloween. Voglia di vecchi Doom? C’è Strife: Veteran Edition

La startup USA di Stephen Kick, ex di Sony Online Entertainment, riesuma un classico del 1996 rimasto nel cono d'ombra del celebre titolo di id Software. Sarà arrivato il suo momento?

A una occhiata un po’ distratta Strife: Veteran Edition potrebbe apparire come l’ennesimo clone dei vecchi Doom sviluppato ai giorni nostri da qualche team Indie un po’ furbetto che, consapevole di non poter mettere assieme il budget per sviluppare un titolo contemporaneo, strizza l’occhio ai trentenni e ai quarantenni con un videogame che fa leva sulla nostalgia. Non è affatto così. Strife: Veteran Edition è davvero un videogioco vecchio. Genuinamente e orgogliosamente vecchio. L’originale infatti uscì nel 1996, ma non se lo filò nessuno, perché all’epoca Doom regnava sovrano…

 

 

Gli sviluppatori originali, i ragazzi di Rogue Entertainment, vera e propria costola della storica id Software (loro però rimasero marginali, i progetti più importanti che portarono a termine furono le espansioni del mitico Quake) hanno chiuso bottega da tempo. Così Strife: Veteran Edition è stato riesumato (siamo pur sempre ad Halloween, no?), riassemblato e truccato per l’occasione da una startup statunitense, Night Dive Studios (tra i loro ultimi lavori il restyling di Doom 64), che ha come particolarità quella di essere stata fondata da Stephen Kick, ex uomo di Sony Online Entertainment.

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Un po’ Doom, un po’ Hexen (un po’ Blade Runner)

Quando Strife uscì nel 1996 i cloni di Doom abbondavano. Lo stesso Doom aveva inondato il mercato di seguiti, espansioni e appendici apocrife che avevano velocemente saturato ogni nicchia e spinto i giocatori verso altri generi. Anche perché sempre id Software in quell’anno lanciò Quake che, forte di un motore poligonale del tutto nuovo, capace di creare strutture architettoniche uniche, muovere nemici composti da solidi poligoni e generare una atmosfera horror davvero avvolgente (anche grazie a un sapiente ricorso allo stile gotico), rendeva drammaticamente vecchi tutti gli FPS usciti fino ad allora.

Le 24 candeline si Strife: Veteran Edition

Strife: Veteran Edition è uscito per la prima volta nel 2015 (Linux, MS-DOS, Classic Mac OS, AmigaOS) mentre debutta in questi giorni su Nintendo Switch. Ci si chiede dunque se, dopo circa un quarto di secolo, il mondo sia pronto per riscoprire un gioiellino che all’epoca venne stupidamente ignorato, magari anche grazie a questa passione smodata – a tratti insensata – per il retrogaming che rende bellissimo tutto ciò che è stato fatto negli anni ’80 e ’90 (due decadi molto attive, che però hanno prodotto pure parecchia spazzatura).

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Grazie a Strife: Veteran Edition avrete modo di scoprire che Strife aveva un comparto grafico identico a Doom, un sonoro identico a Doom, un level design identico a Doom, nemici in gran parte identici a Doom ma… sapeva anche differenziarsi parecchio da Doom, pescando per esempio anche da altri titoli del genere, come Hexen, uscito l’anno prima, nel 1995, da cui prendeva la vena esoterica. Ma Strife sapeva anche fare da sé. Anzitutto, rendeva molto più corposa e quasi onnipresente la trama. Siamo in un futuro imprecisato, una pandemia – eccola – ha sterminato gran parte della popolazione e ciò che resta è tiranneggiata da una setta di fanatici. Noi saremo un soldato della Resistenza che avrà l’obbiettivo di rovesciare l’oligarchia.

Sinossi banale, ma prepotentemente inserita in ogni dove in Strife: Veteran Edition e narrata non solo tramite le stringhe testuali ma anche per mezzo di campionamenti audio, che in quegli anni non erano mica così scontati. Se non ci si vuole perdere, sarà necessario seguire le richieste degli NPC che ci commissioneranno missioni.

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Questo non ci impedirà di offrirci volontari per altre side-quest, utili per mettere in tasca un po’ di soldini extra, ma in assenza di mappa e di luoghi di interesse (espedienti che all’epoca non erano stati ancora inventati), l’unica per non bighellonare per ore inutilmente alla ricerca del nostro obiettivo sarà appunto seguire quanto ci viene comandato. E comunque ci si perderà lo stesso, perché il level design è, anche se più aperto, il medesimo della saga di Doom, quindi incredibilmente labirintico. Le texture un po’ tutte uguali poi non aiutano sempre a distinguere le ambientazioni.

 

La principale differenza rispetto a Doom, quindi, consiste nel fatto che non sarete soli contro un esercito di demoni, ma qua e là incontrerete oracoli, esponenti del culto dominante, sindaci, baristi ma anche semplici commercianti che potranno commissionarvi lavoretti, darvi suggerimenti o semplicemente vendervi mercanzia. Tutto questo rende particolarmente buffi i frangenti in cui incontrerete questi personaggi inoffensivi, perché fino all’ultimo non saprete mai se vi attaccheranno o meno. E, anche qui, la pochezza grafica non aiuta a distinguere i loro sprite da quelli dei nemici

La grafica potrà comunque subire un upgrade in alta definizione in ogni momento, grazie a una gradita opzione pensata proprio per Strife: Veteran Edition. Volendo sarà possibile giocare proprio al gioco originale, come se fosse una “rom” emulata sul vostro Nintendo Switch, con tanto di bug e glitch presenti all’epoca. Altra novità di Strife: Veteran Edition riguarda la possibilità di rimappare totalmente i controlli, fino ad arrivare a sfruttare gli accelerometri presenti nei joycon dell’ibrida nipponica. Insomma, qualche sforzo per rendere un FPS vecchio di 24 anni un minimo contemporaneo è stato fatto. Non troppi, però. Per fortuna, aggiungiamo noi, o si sarebbe intaccato il suo fascino originale.

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