Covid, a Singapore si utilizza un token per il contact tracing dei bambini
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Ultimo aggiornamento il 8 novembre 2020 alle 6:42

Covid, a Singapore una “medaglietta” per il contact tracing dei bambini

In dotazione a dicembre anche ai bambi sopra i sette anni, come alternativa all'utilizzo dell'app di geolocalizzazione, il dispositivo indossabile funziona tramite connessione bluetooth

Si parla spesso delle falle nel sistema di contact tracing nel nostro Paese, in evidente difficoltà a seguito dell’aumento dei casi. Le capacità di tracciare i contagi in Italia e in Europa si sono affievolite notevolmente nell’ultimo mese e risulta impossibile riuscire a risalire all’origine epidemiologica di molti contagi. Per ovviare a queste difficoltà, già nel mese di settembre, il governo di Singapore ha trovato una soluzione alternativa.

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Ovvero, fornire ai cittadini migliaia di dispositivi in grado di monitorare dove una persona sia stata e con chi abbia interagito. Si tratta di un device token, in distribuzione dal prossimo dicembre anche per gli studenti superiori a sette anni, che non hanno uno smartphone e di conseguenza non possono utilizzare l’app di tracciamento dei contatti varata dal governo. Il dispositivo è già in uso fra le altre fasce di popolazione e risulta essere molto utile, specialmente per le persone più anziane, meno abituate ad utilizzare lo smartphone.

Niente app? C’è il token

Grande quanto una moneta, il dispositivo, integrato nel sistema di tracciamento ideato dal governo e chiamato TraceTogether, è indossabile dai bimbi come una collana. Sia per la app, sia per il token la tecnologia utilizzata è la connessione bluetooth, specifica Il Sole 24 Ore. Riuscire a risalire le possibili fonti di contagio nei bambini è fondamentale per prevenire il dilagare del Coronavirus all’interno dei nuclei familiari. È proprio per questo motivo che l’esecutivo di Singapore ha lanciato l’idea di un dispositivo alternativo allo smartphone, che non tutti i piccoli studenti hanno o portano a scuola con regolarità.

Nonostante alcune iniziali proteste sollevate riguardo alla tutela della privacy, le autorità hanno ribadito l’importanza di implementare la sicurezza, soprattutto per le persone comprese nelle fasce di età più vulnerabili. Il token non è stato infatti pensato solo per i bambini, ma anche per gli adulti e gli anziani, spesso in difficoltà con l’utilizzo dello smartphone, per aiutarli in modo semplice a tenere memoria delle zone in cui essi si sono recati di recente. E, nel caso fosse necessario, avvisarli del rischio di contagio. I dati memorizzati dagli utenti sul dispositivo vengono cancellati regolarmente e inviati al ministero della Salute, soltanto dopo un test positivo al Covid.

Il metodo di Singapore

A oggi, l’utilizzo del token o dell’app restano facoltativi, seppur fortemente consigliati. Gli alunni che dovessero dimenticare a casa il loro dispositivo non hanno l’obbligo di tornare a casa. Il token non è immune agli urti o all’acqua, motivo per cui in alcune attività legate all’educazione fisica, gli studenti dovranno toglierlo.

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Lungi dall’essere pensato soltanto per bambini e anziani, il dispositivo è invece obbligatorio nei luoghi di lavoro, nei ristoranti e nei centri commerciali. Il concetto dell’indossabilità fa parte di un programma ad ampio respiro che mira a tenere sotto controllo i nuovi casi, soprattutto in ambienti affollati come fiere conferenze. Situazioni a oggi sospese, ma che il governo punta a far riprendere. Discorso simile per le scuole, riaperte a Singapore lo scorso giugno.

La strategia dell’esecutivo sembra finora risultare azzeccata: il Paese, il 2 novembre, non ha registrato nuovi casi locali, ma soltanto uno importato dall’estero. In generale, la città-Stato ha messo in campo una risposta molto efficace per contenere la seconda ondata di Coronavirus, aiutata anche dalle sue dimensioni ridotte.

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