La solitudine ai tempi del Covid. Molti parlano con chatbot (e non lo sanno)
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Ultimo aggiornamento il 7 novembre 2020 alle 7:41

La solitudine ai tempi del Covid. Molti parlano con chatbot (e non lo sanno)

Anziani sempre più soli, fenomeno che la pandemia ha accentuato, e in tanti iniziano a stabilire rapporti empatici con centralinisti umani e virtuali

Anziani isolati in casa. Impossibilitati anche solo ad andare ai giardinetti o al centro per una mano di briscola e una di canasta. Bocciofila chiusa per Dpcm. E la solitudine, soprattutto nella terza età, inizia a diventare un serio problema. Lo rileva la ricerca Ipsos, Comieco e Symbola, dal titolo “Gli italiani e il senso civico. Focus solitudine”, secondo cui il 60% di chi ne soffre oggi è in fascia anagrafica particolarmente fragile. Lo confermano i dati di Enuan, startup che dal 2008 si occupa di intelligenza artificiale applicata ai canali voce e chat: con il lockdown in molti – anziani ma non solo – hanno iniziato a chiacchierare con i chatbot.

Si chiacchiera col chatbot

Da marzo in poi, dicono gli analisti di Enuan “specialmente durante i mesi di lockdown e smart working forzato, le interazione più empatiche sono aumentate di oltre il 30%”. L’aspetto sorprendente – e che dovrebbe invitare tutti alla riflessione – è che gli utenti interfacciandosi con centralinisti umani o virtuali pongono loro con maggiore frequenza domande sullo stato di salute, probabilmente per instaurare un rapporto umano. E quindi: Come sta? Come sta vivendo questo periodo? Cosa ne pensa del lockdown e smart working?

Leggi anche: Covid, quarantene e bar chiusi. L’AI ci salverà dalla solitudine?

“Analizzando le conversazioni degli ultimi mesi inoltre, la tendenza registrata è quella di una chat tra assistente virtuale e utente sempre più umana, tanto che 1 persona su 3 ha dichiarato di non accorgersi di parlare con un agente virtuale, scambiandolo per una persona in carne ed ossa”, dicono sempre da Enuan. E sono così aumentate domande o affermazioni del tipo: Parlami un po’ di te. Gentilissima e premurosa, la ringrazio. Vuoi dirmi che non sei umana? Sei davvero robot? Sei vera o no? Come ti chiami? Mi scuso per averle fatto perdere tempo. Grazie.

“È davvero interessante come il livello raggiunto da alcuni progetti di chatbot e voicebot renda per l’utente quasi impossibile comprendere se chi lo sta supportando sia un agente virtuale o umano” – afferma Lorenzo Asuni Head of Marketing & Sales di Enuan – “Quest’anno abbiamo poi notato che le persone hanno sia il bisogno che la voglia di parlare maggiormente e questo è sicuramente dovuto alla forte riduzione di socialità arrivata con lockdown e smart working.”

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