Le invasioni barbariche di Assassin’s Creed Valhalla | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 9 novembre 2020 alle 12:01

Le invasioni barbariche di Assassin’s Creed Valhalla

Siete pronti a razziare villaggi e a far cadere ogni fortezza inglese si pari dinnanzi al cammino del vostro clan? Che Odino sia con voi

Benché i vichinghi, nell’immaginario collettivo, non siano figure carismatiche come i pirati o gli antichi guerrieri ellenici, le recenti serie tv hanno comunque contribuito a rafforzarne l’epopea. Il resto lo farà Assassin’s Creed Valhalla, l’ultimo capitolo della rinomata serie (anzi, saga visto che parliamo di norreni) a sfondo storico di Ubisoft. In questo autunno 2020 così particolare in cui, per via dei Dpcm, è difficile uscire anche solo di casa, la software house con un po’ di finzione ci porta proprio nel bel mezzo della penisola scandinava, tra fiordi a picco sul mare, bufere di neve che sfinirebbero anche il condottiero più valoroso e una mitologia che la maggior parte di noi videogiocatori mediterranei conosce davvero poco, per farci vivere una storia appassionante…

 

 

Per Odino!

Dobbiamo anzitutto dare atto a Ubisoft di essere ancora in grado di sfornare a cadenza regolare nuovi capitoli di questa serie decennale (il primo capitolo risale al 2007) senza comunque intaccarne la qualità. Gli episodi sottotono non sono mancati e non tutti gli spin off sono stati all’altezza dei capitoli principali, ma la produzione continua a spron battuto e nemmeno la pandemia di Coronavirus sembra essere riuscita a fermarla o a rallentarla. Negli sviluppatori francesi si intravede insomma la medesima foga dei vichinghi, anche perché, benché sia un prodotto commerciale, ogni episodio continua a portare in dote mappe e città storiche fedelmente ricostruite, tessute in canovacci che non mancheranno di chiamare in causa personaggi davvero esistiti e battaglie, guerre e congiure realmente accadute.

L'accuratezza per i fatti storici è sempre molto elevata

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Assassin’s Creed Valhalla, alla conquista dell’Inghilterra

In Assassin’s Creed Valhalla, come il nome lascia intuire, ci ritroveremo appunto tra i vichinghi, nel momento della loro massima gloria. Il titolo Ubisoft è infatti ambientato nel nono secolo d.C., periodo storico che noi mediterranei associamo a Carlo Magno mentre gli inglesi hanno certamente studiato perché contrassegnato dalle invasioni barbariche ai danni della loro isola. Non fatevi infatti ingannare dalle prime ore di gioco, che fungono da lungo e ben camuffato tutorial: non resterete a lungo su quei fiordi norvegesi dove tutto comunque avrà inizio… per fortuna. Molto presto potrete infatti ammirare paesaggi più variegati e, soprattutto, mettere piede nella civiltà, anche se lo farete essenzialmente per depredare ogni villaggio e ogni fortezza inglese nei quali vi imbatterete!

Ormai in ogni Assassin's Creed sono contemplati i viaggi per mare. E questo non fa eccezione

Dopo qualche partita, superato il prologo, il vostro personaggio, Eivor “morso di lupo” (da bambino è infatti sopravvissuto all’attacco di un lupo che gli ha lasciato evidenti cicatrici sul viso e alla gola) sarà costretto a lasciare la Norvegia per via delle incessanti guerre tra clan e le risorse scarseggianti. Il vostro predone vichingo (potrete sceglierne il sesso: sono entrambi animati, caratterizzati e doppiati alla perfezione), che fin da bambino giurò di vendicarsi di un capo clan rivale che massacrò i suoi genitori sterminandone l’intera tribù, guiderà i Norreni attraverso il ghiacciato Mare del Nord per raggiungere le rigogliose terre dell’Inghilterra e i suoi regni in declino: l’Anglia Orientale, il Wessex, la Northumbria e la Mercia. Non prima, naturalmente, di avere fatto conoscenza della gilda degli Assassini e di avere ottenuto la lama celata, che Eivor, però, da buon smargiasso nordico qual è, terrà in bella mostra sul polso.

Altamente cinematico, Assassin’s Creed Valhalla sembra studiato appositamente per regalare diversi colpi di scena sapientemente distribuiti nel corso dell’avventura: inizia in un modo e presto evolve buttando sul tavolo nuovi fatti e sviluppi inattesi, parte in Norvegia ma dopo qualche ora ci trasferiremo in Inghilterra… del resto se non è l’episodio della rottura col passato è almeno quello di diverse “piccole – grandi” novità, il capitolo con cui Ubisoft vuole dimostrare che la propria saga sa ancora rinnovarsi e può regalare molte altre emozioni al mondo dei videogiochi. Sono diverse le caratteristiche inedite o anche semplicemente mutuate e migliorate dagli ultimi episodi – in particolar modo da Origins, il capitolo ambientato nell’Egitto dei faraoni e da Odyssey, che ci ha portato nell’antica Grecia. Tra queste ritorna la possibilità di vedere il mondo dall’alto tramite gli occhi di un uccello, qui sarà un corvo, animale caro a Odino. Ma su tutte spicca una componente ruolistica – gestionale che, benché non sarà mai preponderante sull’economia di gioco (risulta mitigata rispetto a Odyssey), tende comunque a rendere più strutturato il gameplay.

Dovrete prendervi cura del vostro villaggio e aiutarlo a crescere e prosperare

Ab Urbe condita

Partiamo dalla gestione del villaggio: nelle prime ore di gioco sarete ospiti di un vecchio amico di vostro padre, ma la permanenza in quel piccolo accampamento stretto in un fiordo non durerà a lungo. Come si diceva, infatti, la sinossi vi porterà a metter piede sul suolo britannico per conquistare l’isola. Qui fonderete il vostro, personalissimo, villaggio che andrà potenziato e arricchito così da vederlo trasformarsi, da semplice accampamento, prima in un paesino e poi in un vero e proprio borgo medievaleggiante ricco di vita nonché crocevia per gli affari. Tutto questo sarà possibile solo reperendo risorse che sottrarrete al vostro uso personale per il bene della comunità.

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Sì, perché le risorse potranno essere impiegate anche per potenziare armi e armature, cambiandone non solo l’aspetto estetico ma ovviamente pure le caratteristiche. Alcune semplici asce, raggiunti i massimi livelli, diverranno ottime dispensatrici di combo. Poi c’è la crescita del proprio alter ego, che presenta tre schemi ad albero di talenti da sbloccare. Parliamo delle abilità legate alla natura dell’Orso (corpo a corpo), del Lupo (armi a distanza) e del Corvo (approccio furtivo/abilità). Investendo punti esperienza in quelle sbloccherete via via bonus e abilità che plasmeranno il vostro predone vichingo come meglio preferite, rendendolo per esempio un infallibile tiratore scelto o un implacabile berserkr, giusto per restare in tema scandinavo.

Assassin’s Creed Valhalla è un gioco parecchio violento. Ma del resto i vichinghi non erano mammolette...

Altra novità di Assassin’s Creed Valhalla riguarda il sistema di combattimento. Eivor non nasce assassino, è un condottiero vichingo, abituato a bere, scazzottare davanti al fuoco anche solo per passare il tempo e, soprattutto, impugnare pesanti asce bipenne. Per simulare dunque l’impugnatura di armi molto più ingombranti e difficili da maneggiare rispetto al solito, Ubisoft ha reso il nostro meno agile (rimangono intatte tutte le abilità nelle sessioni parkour) e infallibile nei combattimenti, assoggettato soprattutto a una barra della stamina che si svuoterà menando fendenti. I colpi si dividono in leggeri e pesanti: questi ultimi dovranno essere caricati, ci esporranno alla controffensiva del rivale e, soprattutto, svuoteranno gran parte della barra: insomma, meglio studiare con attenzione quando avvalersene.

Non temete: le prime ore sono nella neve, ma poi avrete a che fare con ben altri paesaggi

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Razzia che follia!

Ridotte leggermente le missioni “assassino” (anche se non mancheranno i frangenti nei quali occorrerà agire incappucciati), il nostro predone darà il meglio di sé quando avrà modo di sfogare la sua sete di sangue e ricchezze razziando villaggi, abbazie e conventi, naturalmente dopo aver assoldato e scelto i combattenti da portare con sé. In diversi casi potrete farlo arbitrariamente, prendendo parte a side quest slegate dalla missione principale. Particolarmente divertente la possibilità di incendiare con le torce i tetti di paglia degli edifici, vedendo persino esplodere le strutture in muratura se nei dintorni ci sono taniche piene di olio e pece. Peraltro, l’espugnazione dei castelli è molto spettacolare perché simulerà le fasi topiche di un assedio medievale, quindi occorrerà agire con tempismo riparandosi con lo scudo dalle frecce che ci verranno scagliate dai bastioni e manovrare gli arieti per sfondare i pesanti portoni che difendono il forte. In quelle aree, però, non si trovano solo gloria e ricchezze perché, generalmente, ci sarà pure un mini boss che non vede l’ora di affrontarci: nemici più forti e resistenti del solito in grado di condannare ogni nostro atteggiamento spericolato.

Tecnicamente, Assassin’s Creed Valhalla, benché rappresenti l’addio alle scene della serie dai palchi di PlayStation 4 e X-Box One (anche questo capitolo salta a piè pari la console Nintendo), non riesce a tirare al massimo le due console, ma è comunque molto convincente, anche più del recente Watch Dogs Legion (pur pesando circa la metà), per restare in casa Ubisoft. Qua e là gli scatti e le incertezze di frame rate non mancano, così come piccoli bug e non tutte le texture sono in alta risoluzione, mentre lo stacco tra i modelli poligonali dei personaggi principali e quelli dei semplici comprimari è evidente, ma il colpo d’occhio è sempre d’effetto. In particolar modo, gli scenari sono vasti e dettagliati fin dove lo sguardo può spingersi. Non siamo dalle parti di un Red Dead Redemption II, che probabilmente resterà l’open world più curato arrivato in questa attuale generazione, ma nel suo insieme sa sorprendere.

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Gli assalti ai castelli sono il nostro passatempo preferito. Anche perché richiedono di agire con astuzia, non solo con brutalità

In definitiva, con Assassin’s Creed Valhalla Ubisoft è riuscita a dimostrare anzitutto che i vichinghi non hanno nulla da invidiare ai nostri amati pirati (per rispondere al pregiudizio con cui abbiamo iniziato questa recensione), ma soprattutto che la saga sa ancora rinnovarsi e divertire, intrattenendo per ore. Anche perché le missioni secondarie e le attività di ricerca non mancano.

 

 

All’inizio ci si sente persino soverchiati dalle cose da fare. Le gare di poesia sono tra le nostre side quest preferite: per vincere occorrerà scegliere il verso migliore per sfottere l’avversario, stando comunque attenti alla metrica e all’orecchiabilità della strofa. Anche questo, nel suo piccolo, denota la cura per i dettagli degli sviluppatori e pone in evidenza l’ottima localizzazione in italiano. E rivela pure che i vichinghi non erano rudi omaccioni tutti muscoli e niente cervello ma all’occorrenza sapevano divertirsi in modo sofisticato. Qualcosa che non sapevamo e che questo videogame a sfondo storico ha saputo insegnarci.

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