Empire of Sin, una startup di due coniugi ci porta nella Chicago malavitosa
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Ultimo aggiornamento il 2 Dicembre 2020 alle 12:28

Empire of Sin, una startup di due coniugi ci porta nella Chicago del proibizionismo

Volete diventare imprenditori e avete una passione per gli abiti gessati e gli impermeabili sotto cui nascondere il Thompson?

Talvolta capita che le storie più belle non siano quelle raccontate nei videogiochi, ma si nascondano dietro lo sviluppo del videogioco stesso. Sono quelle che qui a StartupItalia ci piace maggiormente raccontare. E dietro a Empire of Sin se ne cela una davvero notevole. Non solo, infatti, il videogame è stato sviluppato da una startup “coniugale”, fondata da marito e moglie, ma, essendo a sfondo storico, permette persino di calarsi nei panni di un’ava di uno dei due founder, che ha fatto davvero parte di quell’America dell’inizio del secolo scorso fatta anche di malaffare, sparatorie e bordelli…

 

 

Empire of Sine è il pargolo della Romero Games, realtà fondata da John e da sua moglie Brenda Romero. Pare che soprattutto Brenda ami l’epoca del proibizionismo e trovi particolarmente romantiche le sparatorie che gli sgherri di Al Capone indirizzavano, a bordo di squadratissime carrozze motorizzate, ai danni di chiunque osasse mettersi sulla loro strada. E Al Capone è proprio uno dei 14 boss mafiosi presenti nel loro gioco. Lui è in rappresentanza della criminalità organizzata di origini italiane (campane, a voler sottilizzare), ma volendo sarà possibile vivere l’avventura in compagnia di sgherri irlandesi (nel caso aveste nostalgia dello stupendo C’era una volta in America) o in una tong cinese. E, come si anticipava, tra loro figura anche Elvira Duarte, personaggio ispirato alla bisnonna di John Romero, che gestiva davvero un piccolo impero del peccato composto da una rete di bordelli a Nogales, in Messico.

Costruire il proprio Empire of Sin

Recentemente avevamo fatto un’allegra scampagnata negli anni 30 statunitensi grazie a Mafia – Definitive Edition e Mafia 2 – Definitive Edition. In Empire of Sin troveremo le stesse atmosfere cariche di pioggia e intrise di whisky, declinate però su meccaniche di gioco di gran lunga meno votate all’azione. Qui infatti bisognerà costruire la propria famiglia, strappando zone della città ai rivali e tessendo strategie e alleanze per rinvigorire i propri loschi traffici, che nell’America del proibizionismo hanno al centro di tutto proprio l’alcol che viene dal Canada.

Dovremo perciò aprire e gestire locali di facciata in cui nascondere bische e prostitute, stando attenti a non pestare i piedi a organizzazioni più potenti e oliando a dovere la polizia cittadina perché non rompa troppo le scatole. E poi naturalmente dovremo fare scouting di scagnozzi, assoldando i migliori che la piazza malavitosa offre, a patto di avere soldi e fama a sufficienza. Ciascuno avrà le sue caratteristiche e sarà adatto a un determinato compito, ma ogni galoppino avrà pure una rete di relazioni che sarà bene tenere in considerazione, perché se ha un fratello o la propria donna nella famiglia rivale e noi in una imboscata glieli ammazziamo potrebbero nascere problemi in “cosa nostra”.

Da veri e propri imprenditori del crimine dovremo ampliare via via il nostro raggio d’azione e usare al meglio i proventi di attività criminali come racket e contrabbando. Ripulire la città dalla teppaglia comune e dai senza tetto permetterà di espandersi in zone precedentemente abbandonate senza grossi spargimenti di sangue, lavorando le altre famiglie ai fianchi con una continua erosione di spazi, ma presto o tardi si entrerà in conflitto con una cosca il cui territorio confina con il nostro. E allora si può direttamente bussare alla tana del lupo e far fuori il boss rivale e tutti i suoi accoliti. È il modo migliore per conquistare “in blocco” intere zone della città, anche se per avere chances di uscirne interi bisogna avere armi potenti e uomini giusti. I 14 boss sono realizzati in modo fumettoso e grottesco, scordatevi perciò il realismo dei due citati Mafia: c’è chi per combattere usa un machete, chi fa ricorso al voodoo e chi a una mazza da baseball. Ma nonostante la parodia e l’esagerazione, Empire of Sin presenta una divertente e divertita caratterizzazione di base.

Ma talvolta potremmo essere noi il bersaglio delle mire espansionistiche di altre cosche e subire gli attacchi nel nostro quartiere. Purtroppo sono le fasi meno riuscite perché può capitare che i nemici siano molto più forti di noi e non si possa comunque saltare la battaglia, dovendola giocare tutta in attesa della sconfitta. Per il resto, sebbene qui e là Empire of Sin scivoli in più occasione in un gestionale all’acqua di rose, non approfondito come avrebbe meritato data l’incredibile impalcatura di quartieri, personaggi e relazioni che lo sorregge, il lavoro svolto dai coniugi Romero e da Paradox Interactive è comunque soddisfacente. Se per Natale stavate cercando un titolo un po’ diverso dal solito che vi cali nel doppiopetto e sotto il cappello a tese larghe di un vero boss degli anni ruggenti, Empire of Sin è il videogame che fa per voi.

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