John Wick Hex, nei panni di Keanu Reeves prima di Cyberpunk 2077
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Ultimo aggiornamento il 7 Dicembre 2020 alle 6:34

John Wick Hex, pronti a calarvi nei panni di Keanu Reeves prima di Cyberpunk?

Dal cinema al videogioco il passo è breve, ma dal film agli scacchi il passaggio non è poi così scontato...

Ormai non c’è più un netto confine tra film e videogames. Abbiamo pellicole interamente in computer grafica che vedono recitare esseri umani e avatar 3D e ci sono videogiochi con attori in carne e ossa, o meglio: con le loro accurate riproduzioni. È il caso ovviamente di Death Stranding che ha avuto un cast stellare su cui spicca Norman Reedus conosciuto nella serie di The Walking Dead e ovviamente dell’attesissimo Cyberpunk 2077 in uscita tra tre giorni e che ci darà la possibilità di calarci nei panni dell’affascinante Keanu Reeves. Ma c’è un altro titolo che ci offre la medesima opportunità, persino prima della produzione di Richard Borzymowski: John Wick Hex.

 

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John Wick Hex, dal film al videogame…

Probabilmente, se amate il cinema, John Wick Hex vi farà suonare qualche campanello. Esiste una trilogia dal titolo più o meno identico: John Wick, frenetici action movie all’americana zeppi di sparatorie indiavolatissime, di cui questo che recensiamo oggi rappresenta una sorta di porting ufficiale, sebbene presenti un nemico, Hex, e trama completamente inediti.

Già uscito su PC e PS4, il titolo sviluppato dalla startup britannica Bithell Games di Mike Bithell (Thomas was alone vi dice qualcosa? Ecco, ne è il babbo) arriva con qualche mese di ritardo anche su Xbox One e Nintendo Switch.

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Dalle sparatorie agli scacchi…

A sorpresa, però, non ci troviamo di fronte al canonico sparatutto in prima o in terza persona che ci saremmo attesi dopo aver visto il film, perché il buon Mike ha deciso di trasformare la pellicola diretta da Chad Stahelski in un riuscito gioco a scacchi. Avete capito bene. Un gameplay all’apparenza agli antipodi del film che però riesce a coglierne appieno l’essenza. Ogni livello si gioca su una scacchiera e ogni sparatoria si tramuta in una partita a turni nella quale potremo scegliere se avanzare, accucciarci, aggredire un nemico col corpo a corpo, sparare, muoverci alla ricerca di munizioni e bende… Ogni nostra azione consumerà diversi secondi del risicato tempo a disposizione (e ciò vale naturalmente anche per i nemici), tempo che si congelerà tra un turno e l’altro per darci modo di pianificare al meglio la prossima mossa.

Ma John Wick Hex è assai più profondo di così, dato che le opzioni a nostra disposizione non mancano (potremo persino lanciare l’arma contro il nemico per distrarlo) così come le informazioni da soppesare prima di muovere la propria pedina (per esempio, nel caso si voglia sparare a un avversario ci sarà indicata la percentuale di successo in base alla distanza dal bersaglio e all’angolazione). In più c’è pure un altro parametro da tenere in considerazione: la concentrazione, che richiede di concatenare azioni furibonde (tipo scazzottate e sparatorie) mentre crolla se le arresterete con azioni d’altra natura, tipo agguantare un medikit o mettersi dietro un riparo. Frustrante invece il fatto che, esattamente come nel film, i nemici appaiano casualmente attorno a noi, rendendo ogni partita incerta fino all’ultimo, soprattutto quando avrete la disavventura di ritrovarvi improvvisamente circondati nel pieno di una boss battle.

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Insomma, si tratta di un gioco tosto, tipicamente vecchia scuola, dove anche un errore strategico fatto all’inizio del gioco (tipo, aver scelto di accovacciarsi dietro a un riparo anziché sparare ai primi due nemici che ci si sono parati dinnanzi) si ripercuote sul resto della partita e, come sassolini che iniziando a rotolare danno vita a una valanga, rischia persino di comprometterla. Come si diceva, infatti, il tempo sarà la chiave di volta per uscire vivi dagli scontri e spesso anche un solo centesimo di secondo fa sì che siate voi i primi a sparare al nemico o, al contrario, sia lui a premere il grilletto lasciandoci accasciare al suolo in una pozza di sangue. Parecchio frustrante ma a suo modo pure affascinante.

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