Landflix Odyssey, la startup romana intrappolata in Netflix. L'intervista | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 11 Dicembre 2020 alle 20:45

Landflix Odyssey, la startup romana intrappolata in Netflix. L’intervista

Tre ragazzi italiani hanno sviluppato un simpatico videogame che vi porterà a spasso per i telefilm cult degli ultimi anni

Tre ragazzi sui 30 anni, due laziali e un pugliese, cui si aggiunge un Business Developer un po’ più grandicello (ha circa il doppio della loro età) lombardo. È il team di Fantastico Studio, arrembante software house italiana che ha vissuto un’odissea nell’odissea, quella dietro lo sviluppo del loro ultimo videogame, Landflix Odyssey (odissea, appunto), uscito qualche giorno fa su Steam, Xbox One e PlayStation 4, mentre la versione per Nintendo Switch arriverà il prossimo 22 dicembre. “Sarebbe dovuto essere il nostro primo titolo”, ci racconta ridendo Andrea Valesini, Creative Director / Game Designer, “Ma tutto quello che poteva andare storto è andato storto e così tra una cosa e l’altra ci abbiamo messo più di tre anni per riuscire a finirlo. Ma ora l’importante è essere riusciti a chiuderlo e a commercializzarlo”. Per fortuna, aggiungiamo noi, visto che l’idea alla base di Landflix Odyssey è davvero carina: si è intrappolati nei telefilm Netflix (a chi non è successo?) e bisogna fare di tutto pur di riuscire a tornare alla realtà. I compagni d’avventura di Andrea sono: Daniele Bianchini, nel ruolo di Director, Carlo Iurino, Programmer e appunto l’adulto – come lo chiamano loro – della compagnia, Alberto Salini.

 

 

Landflix Odyssey, un’avventura che pare sceneggiata da Netflix

Quella di Landflix Odyssey pare proprio una sceneggiatura degna di finire su Netflix. Molte cose accadute in oltre tra anni di lavori – imprevisti, inciampi e screzi  – ci sono state dette, altre solo accennate. “Tra gli aspetti più divertenti”, racconta a StartupItalia Andrea, “è che abbiamo provato in tutti i modi a coinvolgere anche Netflix, pure con piccole e divertenti provocazioni, ma non ci siamo riusciti”.

Borneo: A Jungle Nightmare

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In compenso, sono riusciti ad attrarre maledizioni dall’intero Sud Est Asiatico per via del videogame che stanno sviluppando ora: Borneo: A Jungle Nightmare, un punta e clicca horror, sviluppato in collaborazione col regista Ruggero Deodato, che tratta il tema del cannibalismo, vecchio cavallo di battaglia dell’artista potentino. Ma la associazione tra i cannibali e il Borneo non è affatto piaciuta ai suoi abitanti e quando il titolo è finito sulla versione asiatica della testata di IGN l’account Twitter del team italiano è stato subissato di insulti e minacce. “Ci hanno persino scagliato contro diverse maledizioni”, spiega ancora piuttosto incredulo il game designer romano, “Sono settimane che continuano ad attaccarci, ma noi non siamo razzisti e vogliamo raccontare una storia di pura fantasia”.

Non si può dire più tranquillo lo sviluppo di Landflix Odyssey. “Sottostimammo i costi di sviluppo di quello che sarebbe dovuto essere il nostro primo gioco”, rivela Andrea. “A un certo punto ci rendemmo conto che eravamo arrivati a un bivio: o si chiudeva o si monetizzava con altri titoli più piccoli che avrebbero consentito di avere flusso di cassa”. Sono così arrivati gli altri videogame del loro catalogo utili a fare esperienza, ma soprattutto “a tenere aperta la baracca”, mentre nei ritagli continuavano i lavori su Landflix Odyssey. “Siamo molto orgogliosi di aver scelto di fare altri videogame in parallelo”, racconta oggi Andrea ripensando a quei giorni, “visto che quel percorso ci ha permesso di essere tra le poche software house italiane che campano esclusivamente dei giochi che vendono, senza rivolgersi al B2B”.

Black Paradox

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Sono così usciti il divertente Black Paradox, sparatutto interstellare a scrolling orizzontale – tipicamente vecchia scuola – che presto potrebbe avere un sequel / spin off basato su meccaniche multiplayer, il frenetico Hero Express, che vi vedrà eseguire le evoluzioni più folli sui mezzi più improbabili e il recente Circle of Football, scanzonato titolo calcistico incentrato su opzioni multigiocatore. Tutti titoli bidimensionali perché, ammette il game designer di Fantastico Studio, “oltre al fascino retrò, che fa leva su chi, come noi, è nato negli anni ’80 e ricorda con affetto le produzioni dell’epoca, sono anche più economici da sviluppare: è sufficiente un buon pixel artist”. Tuttavia, ammette “si rischia di restare intrappolati in una nicchia”, perciò nel prossimo futuro anche la software house capitolina approderà nella terza dimensione.

In questi anni il team è divenuto anche publisher: nel loro catalogo figura il titolo di un altro italiano, Ivan Zanotti (IMSCARED), che con loro ha pubblicato Firework, il kazako Top Run, che come il nome fa intuire è un endless runner (presente Super Mario Run?) dal fascino anni ’80, il rompicapo da Settimana Enigmistica Get 10 quest e gli onirici Rainbows, Toilets & UnicornsTcheco in the Castle of Lucio, una sorta di fusione tra l’anime Shin Chan e i vecchi giochini del Commodore64, ideato e sviluppato dal fumettista brasiliano Marcelo Barbosa.

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Rainbows, Toilets & Unicorns

E ora appunto l’agognato e sudato approdo su PlayStation 4, Xbox One, PC e Switch di Landflix Odyssey, colorato platform old-school che vi farà saltellare di piattaforma in piattaforma e di serie in serie: Il Trono di Spade (che nel videogame diventa Elder Thrones), Stranger Things (Peculiar Stuff), The Walking Dead (The Standing Zombie), e altri ancora tra i quali non poteva certamente mancare Breaking Bad (Going Mad), vero e proprio cult quando lo sviluppo di Landflix Odyssey ha avuto inizio. “Volevamo dotare il nostro gioco di gameplay differenti a seconda della serie televisiva, ma questo ci ha portato via più tempo del previsto”.

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Ma anche gli errori sono preziosi perché possono servire a crescere: “Oggi – conclude Andrea – consiglierei a chi sviluppa videogame e non lavora in una major di non fossilizzarsi sul gioco della vita: una realtà imprenditoriale ha bisogno di soldi per vivere, quindi mentre si sviluppa il videogame che appassiona occorre dedicarsi a progetti minori. Non è facile trovare l’equilibrio, specie se si è in pochi, ma con un po’ di buona volontà e tanta passione…”

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