Capitol Hill come Hong Kong. Quando l’AI scova i manifestanti
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Ultimo aggiornamento il 12 Gennaio 2021 alle 6:03

Capitol Hill come Hong Kong. Quando l’AI scova i manifestanti

Miliardi di immagini pescate dai social, violando la privacy. Così si sono formati i database per sostenere la tecnologia del riconoscimento facciale

A Capitol Hill manifestanti hanno preso d’assalto un luogo delle istituzioni provocando disordini e morti. A Hong Kong da anni oppositori del governo comunista di Pechino stanno sfilando per chiedere più diritti e democrazia. I due scenari non potrebbero essere più diversi, ma sono accomunati da un utilizzo della tecnologia da parte del potere centrale che mostra come l’innovazione nella tecnologia del riconoscimento facciale venga utilizzata tanto da Stati liberali quanto da dittature. Secondo quanto si legge su The Verge, il dipartimento di polizia di Miami starebbe utilizzando la tecnologia di Clearview per identificare i violenti che hanno fatto irruzione a Capitol Hill lo scorso 6 gennaio. Lo stesso CEO dell’azienda ha comunicato che l’utilizzo del proprio software di riconoscimento facciale è aumentato del 26% tra gli organi di polizia proprio all’indomani degli scontri.

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Capitol Hill: il vaso di Pandora dei social

Utilizzare la tecnologia per scovare i criminali è quanto di più giusto si possa fare, soprattutto dopo aver visto le drammatiche immagini del 6 gennaio. Tuttavia il ricorso al riconoscimento facciale da parte delle autorità non è sempre stato accolto come un elemento positivo, soprattutto per quanto riguarda la tutela della privacy. A Hong Kong i manifestanti hanno imparato negli anni a utilizzare soltanto quella tecnologia che può garantire loro l’anonimato (autotutela minima quando uno stato dittatoriale perseguita chi scende in piazza soltanto per manifestare il proprio dissenso).

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Come si legge su The Verge, l’immenso database di Clearview è il frutto di un saccheggio operato sui social network e siti vari, dove sono state raccolte qualcosa come 3 miliardi di immagini. A rivelarlo sono state inchieste giornalistiche che hanno sollevato enormi dubbi sull’operato delle piattaforme e delle aziende tech. Se oggi la tecnologia del riconoscimento facciale viene utilizzata per uno scopo nobile come rintracciare persone che hanno commesso reati, l’assenza di legislazione a riguardo rischia tuttavia di trasformare lo strumento in un’arma da utilizzare contro le minoranze (come già sta succedendo ad Hong Kong). Dopo i fatti di Capitol Hill il dibattito sui social si è arricchito di dettagli che impongono ragionamenti e azioni da parte della politica per regolamentare il web.

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