Come si diventa e quanto si guadagna da gamer professionisti. Intervista al campione del mondo
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Ultimo aggiornamento il 5 Marzo 2021 alle 15:19

Come si diventa e quanto si guadagna da gamer professionisti. Intervista al campione del mondo

A 18 anni Riccardo "Reynor" Romiti è il mago di StarCraft 2

«In Corea del Sud è un altro mondo. Là capita che dentro un McDonald’s ci sia la pubblicità di un gamer professionista. In effetti ha senso visto che imparano gli esport sin da piccoli a scuola». A 18 anni Riccardo Romiti è meglio conosciuto nel panorama gaming internazionale come “Reynor“. Pochi giorni fa è salito sul tetto del mondo, vincendo il titolo dell’IEM Katowice 2021. In questo competizione ha sfidato i migliori gamer sulla piazza giocando a StarCraft 2, videogioco strategico per PC, tra i più complessi in circolazione. L’emergenza sanitaria ha costretto tutti i pro gamer a gareggiare da casa. Riavvolgendo però il nastro delle sue ultime esperienze in giro per il mondo, Riccardo ci ha riassunto così cosa significa competere a questi livelli negli esport. «In California, l’anno scorso, ho giocato la finale in un’arena strapiena. Prima dell’inizio di ogni partita sentivo tremare tutto attorno a me. E dopo le partite mi ritrovavo con file di persone a chiedermi l’autografo».

Gamer professionista. Da quando ha 11 anni

Nell’intervista che ha rilasciato a StartupItalia Riccardo, di Bagno Ripoli in provincia di Firenze, ha spiegato qual è stato il suo percorso, con qualche dritta per chi tiene nel cassetto il sogno da pro gamer. «Ho scoperto i videogiochi sin da piccolino. Il mio babbo giocava al PC. A StarCraft ho iniziato a 8 anni: era divertimento puro, finché ho iniziato a diventare bravino. A 11 anni il mio coach di allora mi ha spalancato le porte della mia prima squadra, in Svizzera». E così “Reynor” ha dato la svolta alla propria carriera. «Il team è davvero importante – ha sottolineato – da quando gioco sarò stato al massimo due mesi senza squadra. Sono persone indispensabili per farsi organizzare la giornata». Cosa non da poco per un adolescente, se si vuole evitare di bruciare il proprio talento o, peggio ancora, perdere di vista le vere priorità. Oggi Riccardo milita nel team QLASH.

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Prima i compiti

«La possibilità di emergere nel mondo dei gamer professionisti c’è – ha detto Riccardo – do un consiglio però: bisogna darsi le giuste priorità. Prima la scuola e poi StarCraft». Quest’anno è chiamato come tanti altri suoi coetanei a sostenere l’esame di maturità. «In media mi alleno due ore al giorno. Preferisco la qualità alla quantità». Al di là dei mille pregiudizi sul mondo videogiochi e su quanto siano o meno dannosi per l’apprendimento, il 18enne campione del mondo ci ha detto cosa ha imparato nel suo lavoro e come è riuscito a farlo fruttare negli studi. «Prima di tutto il mio inglese è migliorato tantissimo: a 12 anni lo parlavo meglio dei miei coetanei e oggi quasi lo parlo meglio dell’italiano. A scuola ho sempre avuto una certa facilità nel ricordarmi le cose. E mi piace pensare che questo sia anche dovuto a StarCraft. È un strategico in tempo reale, come gli scacchi, ma molto più movimentato».

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Twitch sì o Twitch no?

I videogiochi sono arrivati ad essere il fenomeno globale che tutti conosciamo anche grazie alla spinta del digitale. Prima con YouTube poi con Twitch, i content creator e streamer (da Ninja in giù) hanno fatto conoscere il gaming sotto la veste dell’intrattenimento e, soprattutto, del professionismo. Ma è quella la strada per chi vuole diventare gamer? «Credo sia un altro mondo. Non esistono giocatori che vanno forti su StarCraft e poi stremmano otto ore al giorno. Bisogna scegliere: o uno o l’altro. Senza contare che è sempre bene nascondere le proprie strategie. Se le mostrassi online partirei svantaggiato in partita».

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Gamer: quanto si guadagna

A questo punto non ci resta che capire fino a dove può arrivare la gratificazione economica per talenti gaming che competono a livello mondiale. Stando alla piattaforma di riferimento liquipedia, Riccardo ha guadagnato finora oltre 370mila dollari. «Quello che posso guadagnare dipende sempre dalle performance nei tornei – ha concluso – se li vincessi tutti potrei arrivare a 300mila dollari all’anno. Forse anche di più».

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