Genesis Noir, su Game Pass l'opera prima di una startup molto jazz
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Ultimo aggiornamento il 28 Marzo 2021 alle 17:04

Genesis Noir, su Game Pass l’opera prima di una startup molto jazz

Da Feral Cat Den, New York, un titolo da concerto alla scoperta delle origini del cosmo

C’è una musica per ogni situazione. Dopo aver giocato a Genesis Noir, disponibile nella libreria di Game Pass per Xbox e PC, ci siamo convinti che il jazz avrebbe funzionato da dio durante il Big Bang. Improvvisazione pura, cambi di ritmi repentini ed energia che saltella da un violoncello a una tromba. L’opera prima della software house Feral Cat Den, startup newyorkese, è un giallo punta e clicca in cui si racconta la storia dell’universo declinato in un mirabolante rapporto a tre tra forze primigenie. Chi ha già giocato a Dream, altro titolo onirico e pieno di spirito jazz, si ritroverà senz’altro a proprio agio nelle tinte chiaro-scure (soprattutto scure) di un videogioco che non ha alcuna paura di osare, rendendo il gameplay tanto essenziale quanto enigmatico. Nessun tutorial, per affrontare il viaggio del protagonista, il cui nome è No Man, dobbiamo trattare il nostro pad esattamente come un esploratore usa la lanterna in una caverna oscura.

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Genesis Noir, un giallo all’origine dell’Universo

Il titolo con cui Feral Cat Den ha deciso di proporsi al pubblico gamer ha una trama complessa da afferrare. Nei primi attimi di gioco sembra come se No Man altri non sia che un tizio impegnato a sbarcare il lunario, commerciando orologi ai bordi della strada, come un piccolo delinquente intabarrato e ben attento a non farsi riconoscere. Perfino la sua abitazione non appare delle più belle, anche se dormire dentro l’orologio di un campanile rende la situazioni decisamente noir e misteriosa. Tempo e spazio non sembrano rientrare nelle regole del gioco, dal momento che lo scenario passa da una situazione all’altra senza logica alcuna. Per un’esperienza da concerto suggeriamo di giocare a Genesis Noir con cuffie da gaming che rendano giustizia alla colonna sonora, tutt’altro che di contorno.

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Il gameplay

Essendo un noir non poteva mancare una scena del crimine. Lo abbiamo anticipato: alle origini del Big Bang gli sviluppatori di Genesis Noir si sono figurati una situazione rocambolesca, in cui una formosa e affascinante donna, oggetto del nostro desiderio, sembra condannata a morte per un colpo fatto esplodere dal cattivo di turno. Passione, mistero e indagine innescano un viaggio tra n dimensioni in cui nulla sarà reale, se non le frizzanti note di accompagnamento. Nella soluzione degli enigmi le melodie jazz saranno decisive, come in quel m’ama non m’ama con petali che parevano tasti di un pianoforte. In questo viaggio onirico gli sviluppatori hanno garantito di volere accompagnare il gamer nella loro personalissima visione dell’origine dell’Universo.

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Il gameplay di Genesis Noir non è mai banale e sorprende anzi. In alcune situazioni dovremo semplicemente cliccare su oggetti in una stanza, aspettando che si inneschi un’animazione che farà procedere la storia; in altre sarà invece necessario spostarsi in un’ambiente oscuro, adagiando semi nel terreno per sbloccare portali o catturare l’energia negativa; altre volte ancora l’ingegno dovrà aguzzarsi ancor di più per far crescere un filo d’erba. Senza timore di ripeterci, è davvero impossibile afferrare questo titolo descrivendone il gameplay in una battuta. Meglio lasciarsi trascinare.

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La grafica: un gesso sulla lavagna

Ultimo ma non ultimo, il commento sulla grafica di Genesis Noir. A primo impatto ci è sembrato di aver schiacciato il tasto play di uno dei tanti episodi Disney di Fantasia. Le animazioni sono davvero efficaci e bastano pochi secondi per capire che l’inizio dell’avventura di No Man ha sede in qualche piovosa e sempre in veglia città statunitense, piena di insegne al led anche quando in giro non c’è anima viva, con taxi che fanno fontane nelle pozzanghere a bordo strada. A dominare sarà il nero e il bianco dei contorni, con qualche sprazzo di luce. Alla fine, come in molte storie, una lezione che potremmo imparare da un videogioco simile è che, forse, fu proprio un gesto d’amore a scatenare quel tutto chiamato cosmo.

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