Tim Cook: "Dobbiamo fare di più contro il razzismo" | The Next Tech

Ultimo aggiornamento il 4 giugno 2020 alle 17:29

Tim Cook: “Dobbiamo fare di più contro il razzismo”

Un messaggio dell'amministratore delegato di Apple sulle proteste che infiammano le metropoli statunitensi: "Desiderare la normalità è esso stesso un segno di privilegio"

Una lettera aperta. Una lettera agli Stati Uniti. E non solo. Una manciata di righe intitolate “Speaking up on racism” e pubblicate sul sito ufficiale di Apple in cui il 59enne Tim Cook, grande capo del colosso degli iPhone e dei Mac, prende posizione. E nel pieno di una contestazione che sta ribaltando le metropoli degli Stati Uniti spiega che sul razzismo “dobbiamo fare di più”.

“Un dolore inciso nel profondo dell’anima”

L’amministratore delegato, che non ha mai risparmiato parole chiare e forti in occasione degli eventi o dei fenomeni più significativi del pianeta e della società, basti pensare all’impegno di Cupertino per l’ambiente, parte da quel “dolore inciso in profondità nell’anima della nostra nazione e nei cuori di milioni di persone”. Ribadisce l’importanza di difendersi l’uno con l’altro e riconoscere la paura, il dolore e l’indignazione provocati “dall’insensata morte di George Floyd” e dalla lunga storia con cui il razzismo ha segnato il suo paese.

Una “discriminazione profondamente radicata”

Il punto è che quelle ferite non si sono mai rimarginate e il passato fa sentire i suoi effetti ancora oggi: “Non solo nelle forme della violenza – scrive Cook nella sua lettera – ma nell’esperienza quotidiana di una discriminazione profondamente radicata. La vediamo nel sistema giudiziario, nel peso sproporzionato delle patologie nelle nostre comunità nere, nelle ineguaglianze nei servizi a loro destinati e nell’educazione che i bambini ricevono”. Le leggi sono cambiate, certo, ma la realtà è che le tutele nei loro confronti non sono applicate in modo universale. Ci sono stati progressi, è vero, “rispetto all’America in cui sono cresciuto” (Tim Cook è nato nel 1960 a Mobile ed è cresciuto a Robertsdale, in Alabama, ndr). Ciononostante le comunità di colore continuano a subire discriminazioni e odio”.

Nella breve ma dura lettera il capo di Apple racconta di aver percepito lo spavento e la paura di chi vive in certe comunità, nelle vite di tutti i giorni e la paura per il colore della propria pelle: “Non possiamo avere una società degna di essere celebrata se non possiamo garantire la libertà dalla paura per ogni persona che dà a questo paese il proprio amore, il lavoro e la sua vita”.

Gli impegni di Apple: “Tecnologie per cambiare in meglio il mondo”

Poi passa agli impegni del colosso che guida, la cui missione è stata e sempre sarà quella di creare tecnologie che diano gli strumenti alle persone per cambiare in meglio il mondo: “Abbiamo sempre tratto forza dalla diversità, accolto le persone di ogni estrazione sociale nei nostri negozi in tutto il mondo e abbiamo cercato di costruire una Apple inclusiva per tutti”. Tuttavia non basta: “Dobbiamo fare di più”.

Gli obiettivi? Continuare a lavorare per portare risorse e tecnologie ai sistemi scolastici più trascurati. Proseguire nel contrasto all’ingiustizia ambientale, come il cambiamento climatico, che tocca in modo sproporzionato le comunità nere e altre. “Ci impegniamo – dice Tim Cooka guardarci dentro e a spingere i progressi verso l’inclusione e la diversità, in modo che ogni grande idea possa essere ascoltata”. Ovviamente, il gruppo continuerà a donare a organizzazioni che proprio a questo si dedicano, e nello specifico a temi come la discriminazione razziale e la carcerazione di massa, come Equal Justice Initiative.

Il cambiamento si ottiene “riesaminando le nostre visioni e azioni alla luce della paura troppo spesso così profondamente provata ma altrettanto spesso ignorata. Le questioni della dignità umana non possono rimanere ai lati. Alla comunità nera diciamo che vi vediamo. Contate e le vostre vite contano”. Black Lives Matter.

“Desiderare la normalità è esso stesso un segno di privilegio”

Poi il passaggio forse cruciale di tutta la lettera: “Questo è un momento in cui molte persone non vorrebbero nulla di più che tornare alla normalità o a uno status quo che può risultare comodo solo se distogliamo lo sguardo dall’ingiustizia – scrive il manager – per quanto possa essere difficile da ammettere, questo desiderio è esso stesso un segno di privilegio”. Per cui l’assassinio di George Floyd a Minneapolis è la scioccante e tragica prova che dobbiamo puntare ben oltre un futuro “normale” e costruirne uno che incarni i più elevati ideali di uguaglianza e giustizia.

Tim Cook: la chiusura con Martin Luther King

Cook chiude con le parole di Martin Luther King, leader del movimento per i diritti civili, Nobel per la pace ucciso a Mamphis il 4 aprile 1968: “In ogni società c’è chi protegge lo status quo e le fratellanze dell’indifferenza che sono note per dormire durante le rivoluzioni. Oggi la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra abilità di rimanere svegli, adattarci a nuove idee, rimanere vigili e affrontare la sfida del cambiamento”. Dobbiamo essere questo cambiamento, dice Cook, con ogni respiro che facciamo.

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