L'emoji giusta per raccontare l'orribile 2020 | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 26 settembre 2020 alle 7:14

L’emoji giusta per raccontare l’orribile 2020

In arrivo un aggiornamento minore alle faccine che usiamo su social e chat: fra queste, quella con gli occhi a spirale. Segno di incredulità e sopraffazione dagli eventi più inimmaginabili

Il 2020 è fra gli anni peggiori della nostra vita, su questo non c’è dubbio. Dalla pandemia di coronavirus fino alle più drammatiche conseguenze del cambiamento climatico (lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e Antartide, i devastanti incendi californiani che hanno ovviamente anche altre cause, le alluvioni e gli uragani sempre più potenti, l’invasione di locuste in Kenya e così via). Passando, ovviamente, per le numerose situazioni di tensione ai quattro angoli del globo: dalle dittature che non mollano la presa reprimento le proteste nel sangue, come in Bielorussia o in Iran, alle tesissime elezioni statunitensi fino al pessimo trattamento riservato in tutto il mondo alle persone in cerca di una vita migliore. Sono accaduti così tanti eventi, spesso oltre i limiti dell’immaginabile – basti pensare alle metropoli deserte in stile “Io sono leggenda” – che forse ci mancano anche le emoji giuste per raccontare questo annus horribilis. O quelle che abbiamo non ci bastano.

La faccina giusta per un anno incredibile

Nel frattempo (e per fortuna) l’Unicode Consortium, l’ente internazionale che si occupa di orchestrare la standardizzazione dei caratteri e l’interoperabilità fra i dispositivi di produttori diversi che usano sistemi differenti, ci è venuto incontro. Ed ha approvato un nuovo, piccolo gruppo di emoji. Arriveranno con ogni probabilità l’anno prossimo ma è innegabile che non siano influenzate dai fatti degli ultimi mesi. Fra queste ci sono diverse faccine: una che esala esausta, una persa fra le nuvole, uno stupendo cuore infuocato e poi lei, che ci pare incarnare più delle altre lo spirito di un anno sottosopra: la faccina con gli occhi a spirale. Quegli occhi che hanno visto cose finora immortalate solo nei disaster movie.

L’idea di Jennifer Daniel

A proporre l’emoji, che sarà implementate a ritmi diversi dai produttori nel corso del prossimo anno, fino a raggiungere tutte le tastiere e i sistemi operativi degli utenti, non è stato d’altronde un utente qualsiasi: a inventarla è stata infatti Jennifer Daniel che in Google riveste la carica di Android emoji designer. Vale a dire la persona che “traduce” i vari pacchetti di nuove emoji sul sistema del robottino verde e stabilisce dunque la resa grafica, spesso significativamente diversa da quella di iOS. “Ogni emoji è realizzata in modo attentissimo – spiegò anni fa a Cnbcogni aspetto è messo in discussione” quando si tratta di deciderne il design su Android.

Jennifer Daniel

I termini associati all’emoji (cioè i ganci linguistici utili ai sistemi operativi per suggerirceli quando digitiamo quelle interiezioni o esclamazioni) sono non a caso formule come “oh no”, “whoa” e “trouble”. Gli occhi a spirale stanno d’altronde a significare vertigini reali e metaforiche, la condizione di rimanere ipnotizzati o in generale sopraffatti al punto da non avere più il controllo delle proprie azioni o in grado di percepire il mondo. Secondo alcuni, insomma, la massima espressione degli ultimi, incomprensibili, scioccanti e angoscianti mesi di pandemia. “Nel 2020, tutti abbiamo gli occhi a spirale” ha giustamente commentato Russell Brandom su The Verge.

Un “aggiornamento minore”

La scorsa primavere l’Unicode Consortium aveva annunciato che non ci sarebbero stati aggiornamenti significativi alla già sterminata library delle emoji fino al 2022. In realtà, l’ente (di cui fanno parte numerosi colossi hi-tech) sembra già tornato sui suoi passi, definendo queste emoji in arrivo – a cui si aggiungono quelle con la barba e un cuore bendato – un “aggiornamento minore“.

 

 

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