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Dic 1, 2018

Nasa, ecco il primo passo per tornare sulla Luna

L'accordo con nove aziende private che dal prossimo anno inizieranno a portare sul satellite strumentazioni scientifiche per lavorare a un avamposto permanente

Nove compagnie aerospaziali lavoreranno con la Nasa in quello che si preannuncia come il primo passo per un futuro avamposto lunare. Che l’Agenzia spaziale statunitense stesse cercando di aprirsi il più possibile alle società commerciali era noto, e la nomina del nuovo amministratore Jim Bridenstine si colloca d’altronde su queste linea. Che il programma potesse scattare con tale rapidità era però non proprio scontato.

Jim Bridenstine

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Non solo la Nasa sta aspettando l’ultimazione delle nuove navicelle spaziali per la Stazione spaziale internazionale e per l’esplorazione spaziale da Boeing e SpaceX, necessarie in virtù della scadenza dell’accordo coi russi sull’uso delle Soyuz. Ma ora ha deciso di mettere in piedi una squadra di società che spediranno una serie di piccoli lander robotici sulla Luna. La prima fase di un piano pluriennale che riporterà l’uomo sulla superficie del satellite con l’obiettivo di rimanerci più a lungo delle passeggiate dei 12 astronauti, a partire da quel Neil Armstrong celebrato nei cinema proprio in questo periodo con il film “First Man-Il primo uomo”, che finora ne hanno calcato il suolo.

Moon Gateway

Le 9 società del team

In sostanza, queste nove società potranno giocarsi i soldi della Nasa per rispondere alle esigenze che l’agenzia svilupperà nel corso del tempo per portare sulla superficie lunare nuovi strumenti scientifici, gettando le fondamenta di un avamposto umano oltre la Iss. Ne fanno parte la Lockheed Martin, Astrobotic, Moon Express, Masten Space Systems, Deep Space Systems, Draper, Firefly Aerospace, Intuitive Machine e Orbit Beyond. Non sono inclusi nomi come Blue Origin o la stessa SpaceX che, pur avendo manifestato interesse per il programma, saranno probabilmente oggetto di accordi separati con l’agenzia (com’è già nel caso del nuovo modulo spaziale Crew Dragon) guidata dall’ex deputato repubblicano dell’Oklahoma. Fra l’altro, alcune di queste non hanno mai spedito nulla nello Spazio ma evidentemente la Nasa dev’essere rassicurata dai progetti che stanno sviluppando.

Il programma Nasa Clps

In particolare, questo gruppo di accordi rientra nel nuovo programma Nasa Clps, dove Clps sta per Commercial Lunar Payload Services. Per capirci, il “lavoro sporco” che occorrerà fare nei prossimi anni su e giù dal satellite. Fra l’altro, i primi lanci dovrebbero avvenire già il prossimo anno: questi piccoli “camioncini spaziali” trasporteranno carichi molto limitati, almeno 10 chili, di strumenti scientifici. L’obiettivo è raccogliere ancora più dati e informazioni sulla Luna – eventuale acqua sotto forma di ghiaccio ma anche indagini sulla formazione del sistema solare – per preparare operazioni ancora più impegnative. A coordinare il programma lo Science Mission Directorate.

Crew Dragon

Secondo la mia esperienza fin dall’inizio l’esplorazione umana e quella robotica possono lavorare mano nella mano e produrre così delle opportunità che altrimenti non potrebbero essere immaginate” ha spiegato Thomas Zurbuchen, capo di quel direttorato. L’operazione è legata alla Space Policy Directive 1, una linea di azione firmata lo scorso dicembre da Donald Trump che indica proprio alla Nasa di lavorare al ritorno degli uomini sulla Luna. Ovviamente non si tratta di un passo semplicissimo, a 46 anni da quando Eugene Cernan è rientrato nel modulo lunare LM-12. Era il 14 dicembre 1972.

Eugene Cernan, l'ultimo uomo sulla Luna

I prossimi 10 anni

Nel giro del prossimo decennio l’agenzia, alla ricerca di un rilancio anche d’immagine, intende dunque assemblare una stazione che orbiti intorno alla Luna, battezzata the Gateway, che possa servire come avamposto per gli astronauti e per i veicoli spaziali in transito da e per il satellite. Nello stesso tempo, e questo nuovo programma lo dimostra, continuerà l’impegno per costruire un avamposto anche sulla superficie.

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