Sardegna e Campania puntano alla conquista di Marte | The Next Tech

Ultimo aggiornamento il 18 febbraio 2020 alle 17:42

Sardegna e Campania puntano alla conquista di Marte

Annunciato il piano SMS: "Small Mission to MarS" che prevede l'invio per il 2027 di una sonda tutta italiana sulla superficie del Pianeta Rosso

Sardegna e Campania le regioni capofila della missione che porterà la nostra tecnologia (per l’uomo è ancora troppo presto) sul Pianeta Rosso entro il 2027. Il progetto è stato annunciato oggi e vede collaborare il tessuto produttivo composto da startup e PMI innovative del nostro Paese alla realizzazione di una sonda tutta italiana.

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© NASA

Che cos’è la missione SMS

Si tratta, appunto, della missione denominata SMS, acronimo di “Small Mission to MarS”, che vede in testa il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali – CIRA, con l’obiettivo di inviare entro il 2027 sulla superficie di Marte una sonda interamente progettata e realizzata in Italia, al cui interno saranno alloggiati specifici payload scientifici e tecnologici.

© Centro Italiano Ricerche Aerospaziali - CIRA

Ma anche il veicolo di lancio, il VEGA, sarà italiano, sviluppato in ambito ESA, che garantisce la concreta fattibilità di un lancio nello Spazio senza dover ricorrere a paesi terzi. L’attuale piano di sviluppo della missione, frutto del lavoro preliminare congiunto dei distretti, prevede tempi di sviluppo di 7 anni e un budget di circa 50 milioni di euro.

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La realizzazione della missione SMS, che si avvale come responsabile scientifico delle competenze ed esperienze del Prof. Giacomo Cao, potrà rilanciare il settore della ricerca tecnologica e industriale italiana, con particolare riguardo al Centro-Sud. Il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali – CIRA partecipa in qualità di socio a entrambi i distretti e che fungerà da capofila del progetto coordinando le diverse attività delle grandi imprese, dei Distretti Aerospaziali della Campania e della Sardegna (presieduti rispettivamente da Luigi Carrino e Giacomo Cao), delle Università, dei centri di ricerca e delle PMI (tra cui la società consortile ALI, Space Factory, Marscenter, l’INAF, il Politecnico di Milano e altri).

© Centro Italiano Ricerche Aerospaziali - CIRA

“È un onore e un privilegio da far tremare le gambe – ha detto il Presidente del Distretto Aerospaziale della Sardegna, Cao – essere stato scelto quale responsabile scientifico della missione SMS che potrà consentire al Paese di essere annoverato tra i pochissimi al mondo in grado di raggiungere il pianeta rosso e sperimentare sullo stesso mediante l’utilizzo di tecnologie nazionali proprietarie. Il progetto è il frutto della messa a sistema di conoscenze e competenze e, non meno importante, del gioco di squadra tra tutti i partner coinvolti, elemento imprescindibile per essere competitivi sul piano internazionale a costi sopportabili per la comunità. Quest’ultimo è l’aspetto forse più significativo per consentire una più agevole valutazione al decisore politico che recepisca la valenza della missione SMS per il sistema Paese”.

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Il tessuto produttivo delle PMI di Sardegna e Campania “hanno già dimostrato capacità realizzative per missioni spaziali complesse, sviluppando in particolare le tecnologie abilitanti per un innovativo sistema di “ammartaggio” che presenta caratteristiche di semplicità tali da ridurre considerevolmente i rischi e i costi”, fanno sapere dal Centro. Il progetto vedrà la partecipazione della grande impresa sia per gli aspetti relativi al sistema di lancio Vega (AVIO), sia per quelli di supporto alla missione interplanetaria.

© NASA

Missioni spaziali “low cost”

La caratteristica fondante della missione SMS è, oltre all’anima tutta italiana, riguarda il contenuto investimento finanziario necessario per la sua realizzazione. Il budget stimato, sulla base di un dettagliato studio preliminare finanziato dall’ESA, è infatti molto inferiore a quanto speso dalle principali agenzie spaziali per missioni similari che sono state effettuate o che sono in corso di sviluppo.

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Sarà dunque la prima missione italiana a rientrare nell’ambito della cosiddetta “New Space Economy“, cioè quel nuovo paradigma dato dalla riduzione dei costi e della complessità delle operazioni spaziali che consente anche a sconosciuti attori imprenditoriali di realizzare progetti avanzati con ricadute tecnologiche, scientifiche e commerciali sull’intero ecosistema. Negli USA la New Space Economy ha visto l’ingresso in scena di imprenditori del calibro di Elon Musk e Jeff Bezos. E in Italia?

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