Pokémon Go: oggi, nel 2016, l'Italia iniziava a cacciare mostriciattoli
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Ultimo aggiornamento il 15 luglio 2020 alle 6:17

Pokémon Go: oggi, nel 2016, l’Italia iniziava a cacciare mostriciattoli

Sono passati quattro anni da quell'estate, quando parchi e piazze diventavano luogo di ritrovo di una community. E il successo continua

Il 15 luglio del 2016 Pokémon Go sbarcava anche in Italia. In quell’estate, ogni giorno, si poteva assistere alla seguente scena: un gruppetto di ragazzi con sguardo chino sullo smartphone, magari in un parco o in una piazzetta, presi a confabulare per trovare la migliore strategia. Il mondo del gaming viveva in quel periodo uno dei momenti di maggior risonanza mediatica grazie a un videogioco gratuito che ha segnato il decennio. Lanciato quello stesso anno, a inizio luglio, negli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda, Pokémon Go ha fatto presto conoscere in tutto il mondo le potenzialità videoludiche della realtà aumentata attraverso il proprio device. Bastava accedere alla piattaforma e scoprire che c’era un Pikachu nella nostra via, pronto per essere catturato.

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Pokémon Go: i veri “mostri” sono i numeri

Sviluppato da Niantic, software house di San Francisco, Pokémon Go è stato il videogioco per mobile che ha fatturato di più al mondo nel suo primo mese di vita. Il primato resta imbattuto come ricorda il Guinness World Records: 206,5 milioni di dollari. Dopo la bolla di quell’estate di quattro anni fa, quando il titolo era sulla bocca di tutti, Pokémon Go non è affatto scomparso, continuando ad animare un community sia virtuale sia fisica. Come ha ricordato The Verge, lo scorso anno l’app ha registrato un fatturato di 900 milioni di dollari, facendo addirittura meglio del 2016. In meno di un lustro Niantic ha così raggiunto la strabiliante somma di 3,6 miliardi di dollari incassati (i dati sono stati pubblicati da Sensor Tower).

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La caccia non è mai finita

Ad oggi Pokémon Go ha registrato 576,7 milioni di download unici a livello mondiale: sul podio dei paesi con più allenatori ci sono Stati Uniti, Brasile e Messico. In quasi l’80% dei casi il videogioco è stato scaricato da Google Play Store. Ma come ha affrontato la pandemia un titolo che ha fatto della mobilità dei giocatori la propria fortuna? Durante i mesi di lockdown Niantic ha convinto i propri utenti a rimanere in casa potenziando la propria mappe e facendo scoprire un sacco di Pokémon tra salotto, cucina e bagno. Come spiega Sensor Tower, questo videogioco «non è affatto una moda passeggera: il blockbuster continuerà ad avere un enorme successo».

Nintendo, che ha dato vita alla serie Pokémon nel lontano 1996, continua a beneficiare del successo del videogioco grazie ai diritti. Lo sbarco in Italia non fu però privo di polemiche. Pochi giorni dopo il lancio, il Codacons – non nuovo, per la verità, a sparate del genere – si era addirittura spinto a chiedere il divieto di utilizzo su tutto il territorio. «Giochi di questo tipo rappresentano un pericolo concreto perché vengono utilizzati in qualsiasi momento della giornata e distolgono i giocatori dalla dovuta attenzione verso la strada e l’ambiente circostante – tuonava il presidente Carlo Rienzi – Pensiamo a chi usa l’app alla guida di una automobile, ma anche a pedoni e ciclisti a caccia di Pokemon che rischiano di essere investiti perché intenti ad osservare lo schermo del cellulare e non il marciapiede, le strisce pedonali e la strada dove camminano».

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