Trentacinque anni di baffi, salti e funghi: ecco Super Mario 3D All-Stars
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Ultimo aggiornamento il 19 settembre 2020 alle 8:50

Trentacinque anni di baffi, salti e funghi: ecco Super Mario 3D All-Stars

Arriva su Nintendo Switch un gioco che racchiude tre pietre miliari: Super Mario 64, Sunshine e Galaxy. La nostra recensione

Trentacinque anni non si racchiudono facilmente in una collector, per quanto lussuosa e straripante di contenuti possa mai essere. E Super Mario 3D All-Stars non lo è, ve lo dico subito. Trentacinque anni non possono essere sintetizzati in appena 5 giga. E Super Mario 3D All-Stars non si è posto questo obbiettivo. Infatti parte dal 1996, anno di pubblicazione di Super Mario 64 e si ferma nel 2007, quando l’idraulico in sovrappeso per via delle sue scorpacciate di porcini spiccò il volo e arrivò nello spazio.

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Nel mezzo c’è pure la capatina vacanziera su un’isola tropicale di Sunshine. Chi cercava un’opera enciclopedica, resterà deluso, chi sperava che Nintendo tirasse fuori dal cilindro tre versioni remastered, meglio che guardi altrove: ci sono perfino gli stessi bug dati dalle limitazioni tecniche degli hardware del periodo. Ma allora cos’è Super Mario 3D All-Stars? Tre capolavori indiscussi sotto lo stesso cappello, che è quello rosso con la “M” di Mario. E scusate se è poco.

 

Che cos’è Super Mario 3D All-Stars?

Non avete mai giocato a Super Mario 64, Super Mario Sunshine e Super Mario Galaxy? Male, malissimo, perché vi siete persi almeno il 50% di ciò che l’industria videoludica ha fatto di buono nell’ultimo quarto di secolo. Perché quei tre titoli, ciascuno a modo suo, hanno settato standard ineguagliabili, che solo Nintendo sarebbe in grado di superare. Ci ha provato più e più volte e, almeno a detta di chi scrive, senza esserci riuscita, perché gli ultimi capitoli, ovvero Super Mario 3D World (che presto verrà riproposto anche su Switch) e Super Mario Odyssey (che nasce come killer application proprio del Nintendo Switch) restano comunque diversi gradini sotto a Galaxy, episodio stellare sotto tutti i punti di vista. Il sottoscritto e Super Mario condividono non solo l’amore per il buon cibo italiano, che ha portato entrambi a mettere su qualche chilo di troppo, ma anche l’età. Siamo coetanei. Entrambi classe 1985. Per questo, recensire Super Mario 3D All-Stars è, anzitutto, mettere in moto una vorticosa ruota dei ricordi.

1996 – La scoperta del Nuovo Mondo. La terza dimensione

Ricordo il giorno in cui, nell’estate tra la seconda e la terza media, riuscii a convincere mia madre a sborsare seicentomila lire (molte delle quali erano “mie”, procurate vendendo lo SNES e tutti i suoi capolavori, sob!) per acquistare un Nintendo 64 con Super Mario 64. Probabilmente non ho mai più speso meglio tanto denaro (più o meno 600 euro di oggi, e lo dico a tutti coloro che si lamentano dei prezzi di PS5 e dei suoi titoli).

Ricordo infatti lo stupore provato quando venni catapultato (dopo qualche peripezia di troppo per trovare un adattatore, visto che il N64 era collegato con una presa scart che il televisore che i miei mi avevano rifilato in cameretta non aveva) nel giardino della Principessa Peach. Ricordo le ore passate osservando dettagli insignificanti, come l’acqua che lambiva delicatamente Mario prima di una immersione o i passerotti che svolazzavano qua e là. E ricordo l’estrema sensazione di libertà provata indossando il Cappello Ala che dava la possibilità di volare. E poco importa che ci fossero ovunque muri invisibili: mi sentivo davvero libero.

Super Mario 64 permetteva di fare tantissime cose. Anche andare in skate su un guscio di tartaruga. Mah...

Ma, soprattutto, ricordo il disappunto di trovarmi di fronte a Bowser dopo appena 4-5 ore di gioco e la paura di aver speso tanti soldi per un videogame che rischiava di impegnare appena un pomeriggio. Paura che scomparve immediatamente, ben prima di capire che quello era solo il primo match col perfido tarpano, quando fui totalmente assorbito dalla lotta contro il lucertolone: epica, drammatica, potente. E dire che erano appena un pugno di poligoni coperti da qualche texture stiracchiata.

2002 – Anche gli eroi vanno in vacanza

Con Super Mario Sunshine la mia giostra dei ricordi mi proietta avanti di qualche anno. Sono ormai tra la prima e la seconda liceo e maledico il fatto che Nintendo Italia (che era appena nata) abbia deciso di distribuire il gioco subito dopo l’inizio delle scuole, nel settembre 2002 (più in là avrei capito che certe scelte non venivano certo prese qua). Cosa ricordo di Super Mario Sunshine? Ricordo che fosse il primo gioco 3D di Super Mario con Yoshi, il sauro linguacciuto che da troppo tempo non faceva capolino nelle avventure dell’idraulico. Per me che entrai in contatto con il mondo Nintendo solo con lo SNES e solo con Super Mario World (1992), ritrovare Yoshi era un po’ un nuovo battesimo videoludico.

Super Mario Sunshine è il Mario più atipico e strambo. Ma c'è Yoshi e tanto vi basti

Ricordo il disappunto per una serie di ambientazioni troppo uguali tra loro (perché è vero che il mondo innevato, quello desertico e quello lavico annoiano dato che ci sono in ogni capitolo, ma guai se Nintendo non li mette). Ricordo la sorpresa di trovare un minimo di trama in un Super Mario (un filmato iniziale che va oltre la scenetta del rapimento di Peach: Mario in gattabuia, lo SPLAC che prova sentimenti umani…).

Come ricordo l’incredibile portata innovatrice di una semplice pistola ad acqua: pareva messa lì tanto per sparigliare un po’ le carte, invece era un prolungamento del corpo dell’idraulico. Ma ricordo, soprattutto, i livelli in cui la pistola d’acqua ci veniva sottratta con perfidia e bisognava affrontare indiavolatissime sequenze platform “old style” eppure immersi nella terza dimensione. Sfide tostissime, sfide bellissime. E ricordo le boss battle, da quella con il Calamarcio di Porto Giocondo (cui bisognava strappargli i tentacoli uno a uno, mamma mia che sadici questi giapponesi quando si tratta di pesci) in giù: tutte davvero ispirate.

2007 – Un piccolo passo per Mario, un grande balzo per i videogames

Ultima fermata della macchina del tempo. Nel 2007 ero ormai grandicello: sia io, sia Mario, avevamo compiuto 22 anni. All’epoca non credevo che un videogioco di Mario mi avrebbe fatto emozionare ancora, non uno per il Nintendo Wii, la console più casual che avessi mai avuto, troppo concentrata sui Wii Sports, Wii Tennis e Wii Party perché potesse conquistarmi davvero. E infatti in quegli anni avevo iniziato a giochicchiare col PC, che mi aveva fatto scoprire Mafia dei compianti Illusion Softworks (a proposito: per qualche curioso scherzo del destino, anche Mafia tornerà a giorni sulle scene, in Mafia Definitive Edition) e fatto credere di essere pure meno in sintonia col coloratissimo immaginario Nintendo.

Super Mario 64 ha fissato le regole del gioco. Galaxy le ha evolute all'ennesima potenza

Quanto sbagliavo. Di lì a poco sarei nuovamente impazzito per un videogame di Mario. Di Super Mario Galaxy ricordo anzitutto i componimenti orchestrali. Era il primo Mario in cui le musiche non solo non erano più file .MIDI, ma realizzate da vere e proprie orchestre. Robe da brividi. Non ci credete? Fate partire il video qua sotto, che immortala la registrazione di un brano sotto lo sguardo vigile e severo di Koji Kondo (storico compositore) e Shigeru Miyamoto (il babbo di Mario).

 

 

Di Super Mario Galaxy poi ricordo i livelli sottosopra, la sua capacità di giocare con la fisica, di espandere, sovvertire, rivoluzionare tutti gli elementi ludici che Nintendo era riuscita a inserire, dal 1996 al 2007, nei Mario tridimensionali, l’incredibile comparto grafico, la freschezza delle idee, la coraggiosa decisione di abbandonare mondi che si sviluppassero in orizzontale per sentieri più guidati senza però che venisse intaccata la sensazione di essere liberi di fare qualunque cosa passasse per la testa.

L'assolato giardino del castello di Peach. Tutto iniziò lì. Nel 1996...

Allora, cos’è questo Super Mario 3D All-Stars?

Insomma, ho iniziato questo lungo sproloq… ehr… questa dettagliata recensione, provando a spiegare cosa sia Super Mario 3D All-Stars. Per me che ho avuto il piacere di godere dei tre titoli alla loro uscita significa tutto questo e molto di più. Per voi che avete la fortuna di non sapere ancora cosa sia Super Mario 64 e non avete mai messo piede sull’assolata isola di Delfinia, significa staccare un biglietto di sola andata per l’Olimpo dei videogiochi. E mai come in questo caso le parole sono soppesate.

Certo, a voler cercare il pelo nell’uovo spiace che Super Mario 3D All-Stars non presenti altri contenuti all’infuori delle OST, che potrete sentire a Switch chiusa, con le cuffie, come se fosse un gigantesco iPod. Spiace pure che tutti i tre titoli non abbiano subito maquillage e incrementi grafici di sorta, perché se Super Mario Galaxy si difende bene, Super Mario Sunshine è davvero rugoso e Super Mario 64... be’, ha il fascino di una mummia del Museo egizio di Torino.

Il pinguino piagnucolante... si poteva riportarlo alla madre, abbandonarlo al suo destino o gettarlo in un dirupo...

Tutti e tre – e soprattutto i primi due – presentano inalterati pure i medesimi difetti dell’epoca: pop up super evidente, sfarfallii e pure qualche rallentamento nelle zone più ricche di elementi. A questo proposito segnaliamo che solo Super Mario Galaxy corre a 60 frame per secondo, gli altri arrivano a metà. Per quanto riguarda le risoluzioni: due su tre panoramici (i catodici 4:3 sono morti da un pezzo), Super Mario 64 è giocabile a 960×720, Super Mario Sunshine e Super Mario Galaxy si spingono fino a 1920×1080 sul televisore, a 1280×1720 in modalità portatile.

Passano gli anni, ma Galaxy è ancora uno spettacolo

Tra le cose che non mi sono piaciute c’è anche l’interfaccia dei comandi di Sunshine: il GameCube aveva un ottimo pad con dei trigger dalla corsia lunghissima, lo Switch ha dei dorsali ridicoli, praticamente tasti ON/OFF, che non restituiscono il dovuto feedback quando si spruzza l’acqua con lo SPLAC (lo stesso problema si avverte nei titoli di guida, dove non si può mai dosare l’accelerazione e il freno). Ma questo è un difetto strutturale della console, non certo colpa della filiale parigina di Nintendo, NERD, che si è occupata di Super Mario 3D All-Stars.

Spruzzare l'acqua senza veri trigger non è divertente come su GameCube. Dobbiamo ammetterlo

Manca Super Mario Galaxy 2. Se ne sono lamentati tutti e ce ne lagniamo anche noi. Vero: in modalità portatile Yoshi non sarebbe stato “comandabile” dato che bisognava sostituire il puntatore del Wiimote e questo avrebbe potuto escludere l’intera platea dello Switch Lite dalla fruizione del gioco, ma… diavolo, quel videogame era meraviglioso. Doveva esserci.

Vi manca l'estate? Accendete lo Switch!

Difficile anche comprendere la scelta di non inserire pupazzetti, artwork, libercoli nella confezione fisica e, parallelamente, tenere nello store Nintendo la versione digitale solo fino al 31 marzo 2021 per rafforzarne il carattere “limited edition” e spingere gli indecisi all’acquisto immediato. Non si fa così, anche perché Super Mario non ha certo bisogno di simili mezzucci per vendere e stravendere, nonostante sia proposto a prezzo pieno e questo mucchio di ricordi sia stato prelevato dalla soffitta e sbattuto in faccia dei giocatori del 2020 senza avere cura nemmeno di spolverarli un minimo.

Super Mario Galaxy aveva un comparto grafico davvero notevole. Ancora oggi

Insomma, la parte razionale di chi scrive vorrebbe sottolineare ulteriormente che Super Mario 3D All-Stars sia una collector pigra e un po’ svogliata, venduta in sovrapprezzo. Ma la parte emotiva, quella che mi si accusa fin troppo spesso di reprimere dandomi dell’algido, vi suggerisce invece di correre ad acquistare questo scrigno di gemme senza starci a rimuginare troppo. Vi arriveranno nello stomaco tre potentissimi cazzotti, capaci di lasciarvi senza fiato. Tre titoli bellissimi, meravigliosi, sublimi. Due (64 e Galaxy), poi, praticamente perfetti, ancora oggi. Forse ha ragione Nintendo a non aver voluto aggiungere nient’altro: cos’altro potevamo chiedere ancora?

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