In rays of the Light, ovvero se The Last of Us non avesse gli infetti
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Ultimo aggiornamento il 5 Marzo 2021 alle 17:27

In rays of the Light, ovvero se The Last of Us non avesse gli infetti

Un mondo post apocalittico. L'unico sopravvissuto va in cerca di risposte

Per chi come scrive è rimasto segnato, nell’animo, dalle inconfondibili atmosfere della saga di The Last of Us di Neil Druckmann (sempre sia lodato), il titolo In rays of the Light potrebbe funzionare da potente analgesico, utile a tutti quei gamer rimasti appesi al finale del secondo capitolo prodotto da Naughty Dog. Il videogioco che abbiamo testato su Nintendo Switch è un avventura in prima persona in un ipnotico e inquietante mondo post apocalittico. Le città sono deserte, gli edifici abbandonati e la natura ha preso il sopravvento su ogni cosa. Può sembrarvi la descrizioni della Seattle attraversata da Ellie. E invece no. Gli sviluppatori guidati da Sergey Noskov hanno ricreato una eloquente cartolina da Chernobyl, in cui dovremo immergerci per capire cosa diamine è successo al mondo.

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In rays of the Light: c’è nessuno?

Se The Last of Us è azione e frenesia, In rays of the Light mette in cima l’esplorazione e la risoluzione di enigmi. L’incipit della nostra avventura ci mette di fronte a un time lapse: in primo piano una lattina gettata per terra; il tempo inizia a scorrere velocemente; giorno e notte si susseguono e l’atmosfera si gonfia di solitudine; qualcosa è successo e tutti sembrano scappati, o svaniti nel nulla. Il nostro protagonista apre gli occhi dentro un edificio abbandonato da anni, forse decenni. Vetri rotti e caos ovunque ci suggeriscono che gli ultimi inquilini lo hanno abbandonato in fretta e furia, accertandosi che alcune porte fossero ben sbarrate.

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La tensione in In rays of the Light è sapientemente ricreata grazie anche alla colonna sonora. Se in un primo momento la melodia che ci accompagna pare addirittura rilassante, basta procedere e ci si rende subito conto che i suoni cambiano, riempiendo l’aria di mistero e paura. Giocando in prima persona abbiamo la possibilità di aprire porte e armadi, utilizzare oggetti per farci strada. Grazie a una torcia, ci orientiamo nelle tante stanze buie, piene di tracce e indizi che dovremo mettere in ordine per rispondere alle tante domande che abbiamo.

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Solitudine e domande

Visto che il paragone ce lo siamo scelti fin dall’inizio, allora dobbiamo sfruttarlo fino alla fine. The Last of Us, pure tra mille inquietudini, ci ha rassicurato soprattutto nei momenti in cui non eravamo soli, quando qualcuno era al nostro fianco per aiutarci, dandoci speranza e obiettivi. In rays of the Light è solitudine allo stato puro: in questa situazione l’esplorazione del mondo si fa sì ancora più complessa, ma aggiunge quel tocco filosofico che ci permette di ragionare sulla condizione umana e sulle tante domande che, mettendo Marzullo da parte, ci tengono col fiato sospeso. Chi siamo? Dove andiamo? E, soprattutto, dove sono tutti quanti?

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