Come potrebbe funzionare il pass per circolare fra regioni | The Next Tech
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Ultimo aggiornamento il 19 Aprile 2021 alle 12:19

Come potrebbe funzionare il pass per circolare fra regioni

Fra gialle non bisognerà mostrare nulla. Fra gialle e arancioni e rosse, e viceversa, si partirà probabilmente con un pass: sul tavolo tessera sanitaria, card dedicata o applicazioni

Un pass per girare tra le regioni. Dal 26 aprile tornerà la zona gialla, sebbene rafforzata, con un primo giro di riaperture fondamentalmente orientate alle attività all’aria aperta: quelle di ristorazione a pranzo e cena, quelle sportive anche di contatto, quelle dello spettacolo (in questo caso, come ovviamente i musei, anche al chiuso con capienze limitate al 50% e comunque non oltre le 500 persone). Dal 15 maggio via alla stagione balneare con la riapertura di lidi e piscine outdoor. Si potrà finalmente circolare fra regioni: senza alcun tipo di vincoli fra quelle gialle, mostrando di essere stati vaccinati, disporre di un tampone negativo effettuato entro le 48 precedenti o di essere guariti dal Covid-19 entro sei mesi all’eventuale controllo (visto che fra regioni non ci sono confini, non potrà che trattarsi di verifiche a campione, come avviene da un anno per le autocertificazioni). Ma come si mostrerà la propria condizione, concretamente?

Già oggi dovrebbe tenersi un vertice (anche) sul tema fra governo e autorità sanitarie. Molto sentito sia in termini di limitazioni alla libertà personale sia in ottica turistica: hotel, agriturismi e strutture possono rimanere aperti ma se scavallare per qualche decina o centinaia di chilometri da una regione all’altra è un proibito tranne che per le solite motivazioni di salute, lavoro o necessità o per chi possieda una seconda casa, non c’è modo di mettere un po’ di benzina al settore. Il via libera fra territori con livelli di contagio simili e anche fra gli altri, attestando una condizione di sicurezza, cambierà la situazione in modo sensibile.

Le ipotesi sul tavolo del governo

Le ipotesi al vaglio sono e potrebbero essere diverse. Con ogni probabilità si partirà con una documentazione cartacea: bisognerà compilare un’autocertificazione che attesti una delle suddette condizioni oppure mostrare un certificato della Asl per i vaccinati, che molte regioni già offrono ai cittadini da scaricare in modo automatico (per esempio il Lazio), l’esito del tampone negativo o un certificato di guarigione del medico di base più il risultato del tampone negativo per chi ha superato Covid. Ma è evidente che un quadro simile non è uniforme per una grande quantità di ragioni, si presta a falsificazioni e generare caos e non potrà che durare per poche settimane.

Un’ipotesi di implementazione abbastanza rapida sarebbe quella di caricare queste informazioni sulla tessera sanitaria, che dovrebbe poi essere “letta” dalle pattuglie agli eventuali controlli. Un’altra, invece, potrebbe essere quella di emettere una tessera digitale ex novo e dedicata al Covid-19 in cui caricare i dati delle vaccinazioni (che rimarranno sostanzialmente perpetui, salvo richiami futuri) e da aggiornare con i risultati di tamponi e sierologici (con validità invece temporanea) di volta in volta che ci si sposta. Anche questa, memori del Far West per la Carta d’identità elettronica, non sembra proprio una strada rapida né indolore per quanto sembri la preferita del ministro della Salute Roberto Speranza.

Una delle opportunità, che al solito lascerebbe fuori i più anziani e meno avvezzi alla tecnologia per cui potrebbero comunque valere dei certificati cartacei, è passare dall’applicazione IO. Quella per i servizi della pubblica amministrazione (e ben nota a molti italiani per l’operazione cashback o per il bonus vacanze) che potrebbe acquisire quei dati e rilasciare un QR Code di “via libera” in presenza di una delle tre condizioni. Di fatto l’app IO implementerebbe in anticipo il piano europeo del Digital Green Certificate, che una volta tanto troverebbe l’Italia già pronta all’appuntamento con un proprio strumento a quel punto solo da allineare ai requisiti tecnici imposti dalla Commissione. Non solo: dal momento che l’accesso all’app IO è possibile solo con Spid, cioè con l’identità digitale, significherebbe cogliere in un colpo solo un’opportunità irripetibile: dare gli estremi a tutti gli italiani. Al momento le identità digitali ammontano a oltre 17 milioni.

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