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Mag 2, 2018

Huawei P20 Pro: lo smartphone-fotografo è lo smartphone da battere

Non ci sono Samsung S9, Apple iPhone X o Pixel 2 che tengano. La nuova ammiraglia cinese ha tutto quello che serve per essere il miglior smartphone del 2018

Quando al Mobile World Congress 2018, in quel di Barcellona, Richard Yu dal palco invitava tutti ad aspettare un mese prima di decretare quale sarebbe stato lo smartphone più importante dell’anno erano in molti in sala a essere scettici. Samsung aveva appena presentato un solido successore all’S8, un Galaxy S9+ capace di correggere alcuni errori di gioventù del modello precedente e rilanciare con una fotocamera doppia e migliorata. Dall’altra parte dell’oceano Apple può contare su un iPhone X che è senz’altro lo smartphone più avanzato mai prodotto a Cupertino. Dopo aver potuto provare per un mese il P20 Pro, però, possiamo dire che il CEO di Huawei aveva ragione: quanto ha messo assieme l’azienda cinese quest’anno è un serio concorrente al gradino più alto del podio.

 

 

Quello che ha fatto Huawei quest’anno col P20 Pro è stato prendere “in prestito” idee e soluzioni estetiche, o tecnologiche, in giro per tutto il panorama della telefonia mobile: ha mescolato tutto assieme e prodotto un cocktail che è superiore a quello della concorrenza. Il risultato è un telefono che ha ancora qualche debolezza, come d’altronde qualsiasi altro prodotto sul mercato, ma che fa in modo eccezionale tutto quanto lo stesso Richard Yu ha promosso sul palco: il P20 e soprattutto il P20 Pro sono delle macchine fotografiche incredibili, parlando di smartphone è ovvio, hanno una batteria di ottimo livello e un design azzeccato.

La fotocamera, innanzi tutto

In un mondo di keynote e presentazioni nelle quali si cerca di mostrare performance e immagini scattate da professionisti, per sfruttare fino all’ultimo pixel dei minuscoli sensori degli smartphone, la scelta di Richard Yu di mostrare a Parigi sui megaschermi le foto scattate da lui stesso con il nuovo smartphone ha fatto sorridere più di qualcuno. Ma ciò che il CEO ha voluto rendere chiaro a tutti è che per scattare foto impressionanti con il P20 Pro non serve essere un fotografo famoso: il risultato dello sforzo di Richard era magari imperfetto rispetto a quello che siamo abituati a vedere negli eventi di questo tipo, ma proprio per questo era più interessante rispetto al solito.

 

Huawei ha messo assieme una squadra di super-esperti di fotografia sugli smartphone (attingendo anche al bacino di chi aveva realizzato le ottime fotocamere PureView dei Nokia Lumia), collabora (ormai per il terzo anno) con Leica, e tira fuori un prodotto che è unico rispetto alla concorrenza: non è la prima volta che ci sono 3 fotocamere sul retro di uno smartphone, ma questa volta vediamo davvero qual è il risultato quando tre sensori lavorano assieme e sono in grado di produrre un risultato superiore a quello di qualunque altro smartphone su piazza.

Lo schema della fotocamera posteriore del P20 Pro è formato da tre sensori: il più importante è senza dubbio quello da 1/1,7 pollici di diagonale e 40 megapixel piazzato al centro del trio, un sensore RGB con lente f/1,8 e una dimensione decisamente superiore a quella di iPhone X o Galaxy S9. Aumentando la dimensione del singolo pixel permette di abbattere il rumore introdotto in ogni singolo scatto. Come di consueto, ormai, a questo viene abbinato un altro sensore monocromatico che in questo caso è da 20 megapixel: questo sensore è dotato di una luminosa lente f/1,6 ed è privo di filtro anti-aliasing, due fattori che contribuiscono a migliorare la sua capacità di scattare foto con pochissima luce (Huawei si spinge a dire fino ad appena 1 lux). Infine c’è un inedito 8 megapixel a colori, abbinato a una lente con una focale che equivale a uno zoom 3X (f/2,4): vedremo tra un istante a cosa serve.

 

Quello che fa Huawei col P20 Pro è quanto segue. Il sensore da 40 megapixel viene fatto lavorare a 10 megapixel, creando di fatto dei “maxi-pixel” formati dall’unione delle informazioni ottenute da 4 pixel tradizionali della matrice RGB (se volete, potete anche settarlo a 40 megapixel: non è conveniente, non aggiunge niente al risultato finale e appesantisce solo la dimensione in megabyte delle foto). Il sensore monocromatico lavora al solito per raccogliere informazioni sulla luce, e queste informazioni vengono sommate a quelle sui colori del precedente. Infine il sensore da 8 megapixel serve a gestire lo zoom: le modalità ibride 3x e 5x sfruttano l’unione di tutti i dati disponibili per produrre un risultato finale che per pulizia e dettagli supera quello di qualsiasi concorrente. C’è anche un sensore cromatico che si aggiunge al trio, sulla falsa riga di quanto già aveva fatto LG sul G4 qualche anno fa: serve a restituire scatti con un bilanciamento del bianco il più possibile corretto.

 

Il risultato sarebbe già di per sé notevole, ma a questo Huawei aggiunge un tocco di AI: sfruttando il Kirin 970 e la sua NPU, la cinese porta a un nuovo livello l’elaborazione in tempo reale degli scatti proseguendo il percorso iniziato col Mate 10 Pro. Questo significa che non solo le immagini risultanti sono le più brillanti e piacevoli da vedere mai prodotte da uno smartphone, sebbene siano pesantemente elaborate in termine di esaltazione dei dettagli e dei colori, ma si può addirittura scattare foto in notturna con esposizione fino a 6 o 8 secondi senza l’ausilio del cavalletto.

Questa è una funzione che ha solo il P20 Pro, che fa la differenza e che la concorrenza dovrà faticare per poter replicare: da sola basterebbe a vendere il telefono

Huawei mette assieme la stabilizzazione ottica, quella elettronica e una messa a fuoco rapidissima per tirare fuori una modalità di scatto Notte superiore a quella della concorrenza: il sistema di elaborazione ricorda vagamente quello dell’HDR, somma assieme parecchi scatti per unire le informazioni, e il risultato sono foto incredibili sul piano della qualità e della resa pensando che si tratta di uno smartphone. Questa è una funzione che ha solo il P20 Pro, che fa la differenza e che la concorrenza dovrà faticare per poter replicare: da sola basterebbe a vendere il telefono, che sempre più spesso ormai è l’unica macchina fotografica posseduta dagli utenti. Le foto scattate ai concerti, tanto per fare un esempio, possono essere davvero spettacolari. Ma Huawei ha anche un altro paio di carte da giocare.

 

Altri fattori da tenere conto nel giudizio sulla fotocamera del P20 Pro. I ritratti riescono sempre molto bene, anche grazie alla funzione software che esalta lo sfocato sullo sfondo con una precisione nel ritagliare la sagoma del soggetto in primo piano davvero notevole. Sorprendente anche l’efficacia dello zoom ibrido: le scritte distanti restano visibili in condizioni in cui altri smartphone producono poco più che una marmellata. I video, infine, fanno un deciso passo in avanti: sono finalmente all’altezza della concorrenza, anche e soprattutto per la stabilizzazione in movimento – ma sono presenti degli artefatti tipici della stabilizzazione elettronica. C’è anche il super slow-motion da 960fps, anche se meno evoluto rispetto alla concorrenza nella sua gestione in fase di scatto.

Sotto il cofano

Il pezzo forte di questo smartphone è, come nel caso del Mate 10 Pro, il processore: il Kirin 970 è potente, come le CPU della concorrenza, consuma pochissimo e offre tutto quanto è necessario per gestire la fotocamera, le app, un ottimo schermo OLED da 6,1 pollici. Il tutto senza prosciugare la batteria da 4.000mAh montata dal P20 Pro, con un’autonomia che regge il passo con quella già eccellente del Mate e che permette di arrivare comodamente a fine giornata o addirittura superare le 24 ore lontano dalla presa se si usa relativamente poco lo smartphone. La dotazione di memoria è più che adeguata: 6GB di RAM e storage da 128 gigabyte (attenzione: non espandibili su questo modello), numeri da ammiraglia.

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Parliamo un attimo dello schermo: assieme a quello del Samsung e dell’iPhone X è senz’altro il più luminoso visto in circolazione. Questo significa che è molto comodo da usare anche di giorno all’aperto (la pellicola protettiva montata di serie è un po’ incline ai riflessi, ma niente di tragico: la potete togliere o sostituire se proprio non fa al caso vostro), e se andrete a regolare nelle impostazioni la modalità colore da “Intensa” a “Normale”, attivando al contempo la funzione “Tonalità naturale” (come quella di Apple: aggiusto il punto di bianco in base alla condizione di luce ambientale) il risultato sarà sorprendente. Da segnalare infine che Huawei ha deciso di seguire la moda del notch, “tacca” la chiama nelle impostazioni di sistema: non si tratta di una rivoluzione e (per fortuna) è anche possibile modificare la visualizzazione dell’interfaccia per renderla invisibile. Serve ad aumentare lo spazio utile sullo schermo, ma per il momento questo spazio non viene sfruttato ancora al meglio (ma non fa danni, almeno).

 

Il resto del design ricorda ancora (troppo?) quello di iPhone X: la fotocamera in rilievo, i fianchi cromati e arrotondati, tutto fa pensare allo smartphone di Cupertino. Ci sono comunque delle differenze: a cominciare dai colori, quest’anno il Midnight Blue e soprattutto il cangiante Twilight sono davvero originali (pur se un po’ proni ad accumulare ditate). Poi Huawei fa una scelta: tiene ancora il lettore di impronte sul frontale come sul P10, sotto lo schermo (forse approfittando del fatto che lì sotto ci dovevano comunque stare i contatti elettrici dello schermo stesso), rendendolo più ergonomico e comodo da usare rispetto ad altre soluzioni.

Inoltre Huawei ha rilasciato per questo smartphone, senza particolari proclami, anche una funzione di sblocco che sfrutta il riconoscimento facciale: non è avanzata come quella di iPhone X, ad esempio a volte va in difficoltà se il proprietario indossa un cappuccio, ma funziona molto bene in quasi tutte le condizioni ed è una valida aggiunta al rapidissimo sblocco con l’impronta digitale.

 

Veniamo a quello che questo smartphone non ha. Non ha un jack audio, tutto passa attraverso il connettore USB type-C: seccante, ma ci si fa l’abitudine. Di buono ha che è impermeabile (IP67). Non ha la ricarica wireless: però ha il caricabatterie Super Charge, che riesce a tirar fuori in mezz’ora abbastanza energia per lasciare il telefono acceso 24 ore. E poi non ha, ancora, un’interfaccia all’altezza di tutto il resto: la EMUI 8.1 fa qualche passo in avanti, soprattutto per estetica (sfondi notevoli sul P20 Pro, icone migliorate), ma resta troppo semplice rispetto a quelle della concorrenza. Questo è un comparto nel quale Huawei può e deve fare di più, fermo restando che il P20 è perfettamente usabile con la EMUI: oppure si può optare per un cambio di interfaccia scaricando un launcher dallo store.

P20 Pro: è questo lo smartphone da battere?

Discutendo con alcuni colleghi dopo il lancio del P20 a Parigi, l’argomentazione sostenuta da qualcuno era pressappoco questa: il P20 Pro va confrontato con qualsiasi altro smartphone uscito o che uscirà nel 2018, non può essere messo a confronto con terminali come iPhone X o Pixel 2XL che sono stati lanciati nel 2017. Un discorso apparentemente sensato: se non fosse che prima di vedere un nuovo terminale Apple o Google di questa fascia di mercato dovremo attendere probabilmente il prossimo autunno. Nel frattempo i concorrenti del P20 Pro sono e restano iPhone X, Pixel 2XL e Samsung Galaxy S9+: sarà così per molti mesi, e dunque è con questi che pensiamo debba essere messo a confronto.

 

Fatta questa premessa, a giudizio di chi scrive Huawei quest’anno ha tra le mani un prodotto che può aggiudicarsi la palma di smartphone dell’anno. La tripla fotocamera del Pro è realmente diversa da tutto quanto visto finora in circolazione, e scatta foto migliori di tutti gli altri (per non parlare dei video) come dimostrano anche i risultati dei test di DxOMark. E, come abbiamo detto sopra, questa funzione da sola basta e avanza a vendere il telefono e a giustificare il prezzo di listino di 899 euro. Prezzo che, per inciso, è più basso rispetto a tutti i concorrenti.

 

Sono passati appena 6 anni dal lancio del primo terminale di fascia alta di Huawei: era il P1, anno 2012, anche se forse sarebbe più corretto fissare il tempo zero per la rincorsa ai piani alti nel 2014 con il lancio (proprio a Parigi) del P7. Da allora il percorso è stato rimarchevole, come dimostrano anche i dati di vendita: Huawei è stabilmente ormai una delle tre aziende che vende più cellulari in tutto il mondo. Con il P20 Pro si conclude la rincorsa: c’è ancora qualcosa in più che si potrebbe fare per migliorare il pacchetto, ma complessivamente quella di quest’anno è davvero un’ammiraglia da primato.

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