Dall'artista e fumettista Jesse Jacobs, Spinch, un platform "sotto acidi"
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Ultimo aggiornamento il 20 settembre 2020 alle 19:46

Dall’artista e fumettista Jesse Jacobs, Spinch, un platform “sotto acidi”

Sviluppato da Queen Bee Games, minuscola startup matrimoniale fondata da Kathleen e Steven Cassidy, questo videogioco old school è ispirato tanto dal punto di vista grafico quanto da quello sonoro

Anche se ormai i videogame Indie si sono uniformati parecchio, scimmiottando i titoli delle major, quando pensiamo a questa particolare branca ci viene subito in mente qualcosa come Spinch. Spinch è infatti il titolo indipendente per antonomasia: rétro e dunque nerdissimo, colorato, folle e sopra le righe. Del resto, dietro questo platform 2D c’è Jesse Jacobs, artista e fumettista canadese, che i più forse conoscono per il cartoon Adventure Time a cui ha lavorato per diverso tempo. Jacobs, nonostante la giovane età, è tra gli artisti più quotati del suo Paese: si è aggiudicato già diversi riconoscimenti come il Gene Day Award for Canadian Comic Book Self-Publisher ed è stato anche candidato come miglior fumettista al Doug Wright Award. Ora promette di farci vivere avventure oniriche nel curioso platform per Nintendo Switch e PC, Spinch.

 

Dire che Spinch è un’opera delirante e fuori di senno è dire poco. Siamo infatti di fronte a un platform incredibilmente fuori dagli schemi, dove i colori prendono vita e si concretizzano in forme aliene mostruose, straripanti e stranianti. Lo scopo del gioco è facilmente riassumibile nella necessità di rinvenire tutti i bimbi del nostro Spinch rapiti dai mostri cromatici che stanno turbando l’esistenza di questi esserini tondi e monocromatici.

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Ma non pensiate che il nostro Kirby diafano sia più amorevole dei suoi nemici verso la sua prole: i suoi figli gli servono solo nella misura in cui potranno essere sparati come proiettili contro i boss di fine stage. Avete capito bene: tutte le boss-battle avvengono in prossimità di un gigantesco cannone che spara baby Spinch: più ne avrete ritrovati e più facile sarà la lotta. In ogni livello sono presenti diversi bebè ma riuscire a prenderli è comunque facoltativo, sebbene possano rendervi più facile la battaglia con il nemico di turno.

Per il resto, Spinch è un platform old school tanto nella veste grafica (pare quasi un titolo da Commodore64) quanto nella difficoltà, tendente verso l’alto. Con un buon numero di sessioni durante le quali sarete inseguiti da giganteschi avversari che sperano di divorarvi vivi, il videogioco sviluppato da Queen Bee Games, minuscola startup matrimoniale fondata da Kathleen e Steven Cassidy e prodotto da Akupara Games, gioca notevolmente con la fisica, sovvertendo le regole tradizionali e permettendovi di correre un po’ ovunque, anche lungo pareti e soffitti.

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Anche per questo, Spinch richiede un po’ di adattamento e, soprattutto, una buona coordinazione oculo-manuale visto che dovrete agire velocemente, per non perdere vite su vite, mentre scorrazzate all’interno di scenari spesso troppo pieni di dettagli e situazioni caotiche in cui non è sempre facile realizzare dove andare e cosa fare. Fortunatamente sono presenti diversi checkpoint anche se non sono troppo frequenti.

L’aspetto più difficile da interiorizzare, comunque, riguarda il fatto che tutto ciò che è colorato non è buono come ci suggerisce il nostro cervello ma va evitato come la peste, perché potrebbe provocare persino la morte immediata del tondo e bianco eroe. Nei livelli, che possono essere a scrolling orizzontale e verticale, non ci sono soltanto i baby Spinch da raccogliere ma pure i cubetti bianchi: dopo averne agguantati 50 si ottiene una temporanea invincibilità che in alcune aree può essere una vera e propria manna dal cielo, soprattutto nei tre mondi finali, in cui il livello di difficoltà cresce ulteriormente. Ispirato tanto a livello visivo quanto sonoro, Spinch è una piccola perla che nessuno dovrebbe perdere.

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