The Suicide of Rachel Foster: film interattivo in un passato oscuro
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Ultimo aggiornamento il 24 settembre 2020 alle 12:00

The Suicide of Rachel Foster: film interattivo in un passato oscuro

La recensione di un videogioco dalla sceneggiatura impegnativa. Il team di sviluppo è tutto italiano

Un hotel di cui sbarazzarsi, enorme, vuoto e pieni di orribili ricordi. Un passato impossibile da dimenticare, ma da cui ci siamo allontanati almeno geograficamente. Un altro funerale, dopo il quale siamo spinti a tornare là, in Montana sotto una bufera di neve, per chiudere definitivamente la questione. The Suicide of Rachel Foster, titolo tutto italiano sviluppato dal team romano di One-O-One Games, è un videogioco coraggioso, per i temi che tocca in maniera frontale, senza infiocchettare la trama. I delicatissimi temi della violenza sui minori e del suicidio hanno fatto breccia da tempo nel panorama videoludico – e anche cinematrografico (come la serie Tredici di Netflix) – mostrando definitivamente la maturità del settore. Questa è la recensione di The Suicide of Rachel Foster per PlayStation 4.

The Suicide of Rachel Foster:

The Suicide of Rachel Foster è un videogioco in prima persona. Nei panni di Nicole, siamo costretti a tornare al Timberline Hotel nello stato del Montana, in un clima freddo e inospitale come quello di The Hateful Hate, il capolavoro di Tarantino ambientato nel vicino Wyoming qualche anno dopo la Guerra Civile americana. Sono diversi gli spunti e le citazioni cinematografiche che ritroviamo nel titolo per PS4: come non pensare all’inquietante Overlook Hotel di Shining, mentre si cammina tra i corridoi vuoti e stretti del Timberline?

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La morte è il primo tema con cui dobbiamo fare i conti, joypad alla mano. Due sequenze si intrecciano: in una Nicole sfoglia le pagine lasciatele dalla madre appena scomparsa per intimarle di sbarazzarsi del Timberline, ricordandole quanto fosse sempre stata orgogliosa di lei; nell’altra, con scena ripresa dall’alto, dobbiamo farci lentamente strada tra amici e parenti riunitisi attorno alla bara di nostra madre, prima della sepoltura. Una scelta di sceneggiatura molto forte, che ci racconta subito le tragedie del passato: il padre di Nicole ha abusato di una sedicenne, Rachel Foster, lasciandola incinta. Un orrore a cui se ne somma un altro, che dà il nome al videogioco.

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Il gameplay

Il gameplay di The Suicide of Rachel Foster è un viaggio in prima persona negli ambienti del Timberline Hotel. Mappa alla mano, non siamo però di fronte a ambiente ricco da esplorare con tante opzioni: il videogioco è come un corridoio che, capitolo dopo capitolo, conduce lo spettatore-gamer fino all’epilogo. Enigmi da risolvere, stanze buie e atmosfera da thriller. Pur realizzato da una software house indipendente, le risorse e gli sforzi per completare il prodotto sono state sfruttate in maniera egregia, restituendo un titolo che si posiziona in modo coerente nel genere.

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La grafica è senz’altro uno degli aspetti più coinvolgenti e immersivi di The Suicide of Rachel Foster. Tutti gli ambienti generano inquietudine e senso di abbandono e, cosa non da poco, i rumori completano l’esperienza. Spostandoci e salendo le scale riascolteremo il rumore e l’eco dei nostri passi che si propaga nel buio. Le parole di Nicole, in inglese, non sono una scomoda aggiunta, ma una preziosa e gradita auto analisi che la donna è costretta a fare per ripescare i ricordi legati a un luogo con cui non vogliamo più aver nulla a che fare.

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